3 borghi perfetti da cui partire per le migliori passeggiate d'autunno in Abruzzo tra boschi e foliage
Colori caldi e delle atmosfere davvero fuori dal comune: questa regione e i suoi borghi regalano delle bellissime sorprese
Ci sono giorni d’autunno in cui l’Abruzzo sembra respirare più piano. L’aria sa di legna e di terra bagnata, le montagne si vestono di rosso e d’oro e i borghi si accendono di quella luce calda che arriva solo in questa stagione. È il momento in cui vale la pena lasciare l’auto, mettere gli scarponi e partire a piedi. Non per arrivare da qualche parte, ma per ascoltare. Per sentire il bosco, il vento, il silenzio.
Ho scelto tre borghi che, più di altri, sanno raccontare questa magia. Tre luoghi dove l’autunno non si guarda soltanto, ma si vive.
L’Abruzzo che si cammina
In Abruzzo l’autunno non è una stagione, è uno stato d’animo. È il momento in cui la natura si racconta piano, e i borghi si fanno custodi di silenzi che parlano più delle parole. Da Santo Stefano di Sessanio, Scanno e Pacentro partono i sentieri più belli, ma soprattutto comincia un modo diverso di viaggiare: lento, sincero, pieno di meraviglia.
Non serve molto. Un paio di scarponi, una giornata limpida e la voglia di lasciarsi sorprendere. Il resto lo fa l’Abruzzo, con il suo passo antico e la sua voce che, una volta ascoltata, non si dimentica più.
Santo Stefano di Sessanio – dove il tempo cammina piano

A Santo Stefano di Sessanio il tempo ha smesso di correre. Si sente appena varcata la porta del borgo: le case in pietra chiara, le finestre piccole, le stradine lastricate che si arrampicano lente. Tutto sembra invitarti a rallentare. In autunno, poi, il paesaggio intorno diventa un sogno: colline color miele, faggete che si sciolgono nel vento, e quel silenzio profondo che ti entra dentro.
Da qui parte il sentiero per Rocca Calascio, il castello più alto dell’Appennino. È un cammino dolce, un’ora e mezza tra prati e curve lente, con il profumo dell’erba secca e la luce che cambia a ogni passo. Quando arrivi in cima e il sole cala dietro le montagne, la rocca si accende di riflessi dorati e capisci perché certi luoghi non hanno bisogno di parole.
Poi torni giù, il paese ti accoglie con il fumo dei camini e l’aroma delle lenticchie che cuociono piano. Ti siedi, ordini un bicchiere di vino e resti lì, a guardare la sera scendere piano sulle pietre.
Scanno – il cuore che batte nel bosco

A Scanno ci si arriva dopo curve e tornanti che sembrano disegnati apposta per rallentare. È un borgo vivo, con il suono dei passi sulla pietra e le campane che rompono il silenzio delle valli. Poco più in basso, il lago a forma di cuore riflette le montagne e il cielo come uno specchio d’acqua innamorato della sua terra.
Il sentiero del cuore parte proprio da lì, cinque chilometri di cammino tra faggi e ruscelli, con scorci che tolgono il fiato. In autunno, il bosco diventa un mosaico di colori, e ogni passo sembra un tuffo nella luce. Ci sono punti in cui il lago si apre all’improvviso, e allora tutto si ferma: il respiro, i pensieri, persino il tempo.
Quando torni in paese ti perdi volentieri tra vicoli e botteghe. Gli orafi lavorano ancora come una volta, cesellando la presentosa, il gioiello del cuore abruzzese. C’è profumo di miele e mandorle tostate, e la tentazione di assaggiare una ferratella appena sfornata è irresistibile.
Pacentro – la finestra aperta sulla Majella

Pacentro si vede da lontano, arroccato com’è sulla montagna, con le sue torri che sembrano toccare il cielo. È uno di quei posti che non hanno bisogno di farsi belli: basta arrivarci e sentire l’aria fresca che scende dalla Majella per capire che sei in un luogo vero.
Camminando per le sue stradine di pietra senti l’odore del pane caldo e del camino acceso. Da quassù partono tanti sentieri che portano dentro la montagna, tra boschi e sorgenti. Quello che conduce all’Eremo di San Leonardo è forse il più speciale: un’ora e mezza di cammino tra alberi e silenzio, fino a quel piccolo rifugio incastonato nella roccia, dove la luce entra sottile e il tempo sembra respirare con te.
Al ritorno, il paese ti accoglie con il fumo delle griglie. Gli arrosticini cuociono lenti, qualcuno ride, i bambini corrono tra le scale. È la vita semplice e vera di montagna, quella che non ha bisogno di altro per essere perfetta.
