80 mila metri quadrati di cemento per dimenticare ricordando: in Sicilia c'è la più grande opera d'arte d'Europa
Una realizzazione unica nel suo genere che rievoca la tragedia del 1968, rendendo così la memoria eterna
Dieci anni fa, nel 2015, è stata completata una delle opere più grandi d'Europa. Si trova in Italia, precisamente in Sicilia, ed ha un significato importantissimo: dietro i chilometri che la percorrono c'è il ricordo di una tragedia degli anni Sessanta che sconvolse la gente del luogo. Un evento epocale che ha cambiato totalmente la morfologia del territorio e che ha dato l'idea per questa realizzazione con l'obiettivo di renderne eterna la memoria.
Il Cretto di Burri
Ci troviamo a Gibellina, tra Palermo e Trapani, e l'opera è conosciuta come il Cretto di Burri, o cretto di Gibellina. Si tratta di un'opera d'arte ambientale realizzata nella seconda metà degli anni Ottanta e completata nel 2015, nata dall'idea dell'artista Alberto Burri. La sua conformazione è decisamente particolare: si tratta infatti di un monumento che ripercorre le strade e i vicoli della città vecchia di Gibellina, protagonista di un evento traumatico negli anni Sessanta. La città fu infatti distrutta da un violento terremoto il 14 gennaio 1968 che colpì la Sicilia occidentale, causando centinaia di vittime e migliaia di sfollati. Dopo la devastazionedell'eventonacque l'esigenza di ricostruzione e rinascita nel territorio,promossa anche attraverso l'arte. Da qui l'idea di Burri e del cretto, raccontata dall'artista in un documento del 1995: "Andai a visitare il luogo dove sorgeva il vecchio paese. Ne rimasi veramente colpito, mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l'idea: qui potrei fare qualcosa". In quel momento, Burri gettò le basi della sua opera: "Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne il ricordo di quest'avvenimento".
La conformazione dell'opera
Visto dall'alto, il Cretto di Burri appare come una serie di fratture nel terreno. Conclusa nel 2015, l'opera è realizzata attraverso blocchi alti un metro e sessanta che si estendono su una superficie di 80 mila metri quadrati. Questi numeri la rendono una delle realizzazioni d'arte contemporanea più estese al mondo, affiancata dai resti dell'antica città di Gibellina, distrutta nel 1968. I corridoi, che appaiono come tagli del terreno, sono larghi dai due ai tre metri e percorrono le macerie degli edifici distrutti, ingabbiati dai blocchi. Il percorso che ha portato alla realizzazione del Cretto di Burri è stato lunghissimo, durato trent'anni: iniziato nel 1985, è stato interrotto quattro anni più tardi per mancanza di fondi. Successivamentesolonel2015 è stato possibile procedere al completamento dell'opera che nel corso degli anni è stata protagonista anche di pellicole come il film La legge del terremoto, del 2020 e le serie televisive Makari e Citadel: Diana del 2024.
Visitare il Cretto di Burri
Il Cretto di Burri può essere visitato passeggiando tra i blocchi e le rovine della vecchia città di Gibellina. Un'esperienza unica in una sorta di labirinto che rappresenta il ricordo della tragedia, tra il cemento dell'opera e il paesaggio suggestivo della Valle del Belice. Per raggiungerlo sarà però necessario spostarsi in auto: il Cretto di Burri si trova a metà strada tra Palermo e Trapani. Da Palermo sarà necessario raggiungere Santa Ninfa tramite la A29, in direzione Mazara del Vallo, proseguendo così lungo la SS 119 fino a raggiungere il Cretto. Stessa distanza da Trapani dove, dopo aver imboccato la A29 in direzione Palermo, si potràproseguireanche in questo caso lungo la SS 119. Una volta arrivati nei pressi del Cretto saràpossibile lasciare l'auto presso il parcheggio gratuito che affianca l'opera e iniziare così la propria visita: basterà una passeggiata di circa un'ora per vivere a pieno l'esperienza tra le rovine di Gibellina rese eterne dal monumento di Burri.
