A 20 chilometri da Ragusa c'è il castello delle 122 stanze e dell'enigma del Gattopardo
Questo imponente edificio è un viaggio nel tempo, un intreccio di arte, storia, leggende e suggestioni che continuano ad affascinare viaggiatori e studiosi
Con circa 122 stanze di cui 22 visitabili e un parco di 8 ettari che conserva giardini storici, labirinti e scorci panoramici, è una delle attrazioni più importanti della provincia di Ragusa. Oggi è proprietà del comune di Ragusa ed è aperto al pubblico, diventando una tappa imprescindibile per chi visita la Sicilia sud-orientale. Facilmente raggiungibile da Ragusa, Modica e Scicli, tutte inserite nella lista dei siti UNESCO del Val di Noto per il loro patrimonio barocco, il Castello di Donnafugata a circa 15 chilometri da Ragusa è davvero uno di quei luoghi capaci di racchiudere e condensare in sé tutta la magia di una regione come la Sicilia.
Donnafugata, storia di un nome
La prima curiosità che colpisce chi si appresta a visitare Donnafugata è il nome. “Donnafugata” deriva probabilmente dall’arabo “Ain-jafat”, che significa “fonte della salute”. Nel corso dei secoli, però, la fantasia popolare ha creato innumerevoli leggende intorno a questo nome così particolare, che hanno contribuito a renderlo ancora più affascinante e suggestivo. Secondo una delle più diffuse e note, rimanderebbe alla fuga di una nobildonna imprigionata tra le mura del castello. Alcuni racconti popolari identificano questa donna con la regina Bianca di Navarra, vedova di Martino I di Sicilia, che sarebbe stata tenuta prigioniera da Bernardo Cabrera conte di Modica. La sua fuga miracolosa avrebbe dato origine al toponimo “donna-fugata”, letteralmente “donna in fuga”. Quella legata al nome non è l’unica curiosità del castello di Donnafugata. Questo palazzo che sembra uscito da una favola d’altri tempi è un set naturale per cinema e televisione, ed è infatti stata spesso utilizzata per numerose produzioni. La più celebre è senza dubbio la serie televisiva Il Commissario Montalbano, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri: qui il castello è diventato la residenza del boss Balduccio Sinagra.
Il Castello di Donnafugata inevitabilmente evoca, infine, le atmosfere del celebre romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, capolavoro della letteratura italiana che racconta la decadenza della nobiltà siciliana nell’Ottocento. Pur non essendo direttamente citato nel libro, molti studiosi e visitatori hanno visto in Donnafugata la trasposizione reale della sontuosa residenza dei Salina descritta nelle pagine del romanzo e immortalata nel film di Luchino Visconti del 1963. I suoi saloni riccamente decorati, le feste opulente, la cornice di giardini e logge sembrano richiamare proprio quell’universo aristocratico in bilico tra il fasto e la fine di un’epoca.
Il Castello di Donnafugata: storia, leggende e fascino barocco

Da una parte c’è la solidità delle pietre, la magnificenza architettonica, la storia. Dall’altra l’aura leggendaria che aleggia lungo le sue mura, fatta di storie di regine imprigionate e di segreti custoditi nei lunghi corridoi. Il castello che abbiamo la fortuna di ammirare oggi non è sempre stato così, ma è frutto di stratificazioni storiche e architettoniche che partono dal Medioevo e arrivano fino al XIX secolo. Il Castello di Donnafugata così come lo conosciamo ora deve molto agli interventi ottocenteschi voluti dalla famiglia Arezzo De Spuches, nobili di origine spagnola che trasformarono l’edificio in una sontuosa residenza. La facciata, lunga quasi 120 metri, è un trionfo di stile neogotico-veneziano, con merlature, logge e balconi che ricordano le dimore della Serenissima. L’eleganza esterna trova eco negli interni, dove ogni sala racconta un mondo diverso: stucchi, affreschi, mobili d’epoca e tessuti preziosi riflettono il gusto e la ricchezza della nobiltà siciliana dell’Ottocento. Tra le più sale più belle del castello spicca il Salone degli Specchi, utilizzato per ricevimenti e feste, con specchiere e lampadari che moltiplicano la luce. C’è poi la Sala delle Feste con affreschi che rimandano a temi mitologici e allegorici, e la Stanza della Musica che custodisce strumenti e arredi originali e dove quasi si ha l’impressione di sentire le note di pianoforti e quartetti d’archi che dovevano allietare le serate al castello. La stanza che attira sempre l’attenzione dei visitatori? È la Stanza della Tortura, allestita nell’Ottocento più come attrazione scenografica che come reale luogo di supplizio, a testimonianza del gusto per il pittoresco e il “gotico” tipico dell’epoca romantica. Attorno al castello si estende infine un parco di circa 8 ettari, progettato tra Settecento e Ottocento, che rappresenta un perfetto esempio di giardino storico. Tra viali alberati, fontane, grotte artificiali, pergolati e scorci panoramici, ci si imbatte ad un certo punto in quello che è universalmente riconosciuto come il vero gioiello del parco. È il labirinto in pietra dai muretti bassi in pietra locale, un percorso che diverte grandi e piccoli e che rimanda alle atmosfere fiabesche che permeano l’intero complesso del Castello di Donnafugata.
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