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A un'ora da Roma c'è il palazzo più famoso del Rinascimento: il capolavoro a 5 lati che ha riscritto la storia  

La meraviglia pentagonale di Palazzo Farnese a Caprarola e gli affacci d'autore sulla Tuscia viterbese per una gita fuori porta che profuma di meraviglia

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La Tuscia viterbese è indubbiamente un buon motivo per pensare il Lazio al di là di Roma. I monti Cimini, dove lo sguardo si perde, l’orizzonte si restringe e il cielo sembra strapparsi, lo stupore di Bomarzo, che esalta con le pietre ritorte e fantastiche del parco dei mostri e della piramide etrusca, la sfolgorante regalità di villa Lante, che, con lo splendore delle sue architetture e dei suoi giardini, ruba l’attenzione degli animi più nobili; e poi i grandi casali, diruti eppure ancora in voga, che si innervano nella natura e reclamano terra al panorama, le strade vertebrali, che, con le loro traiettorie, schivano i paesi e traforano i monumenti, gli impianti termali, dal carattere quasi sacrificale, che fumeggiano e richiamano alla mente, come nel caso delPalazzodei Papi, i fasti del passato; i noccioleti ammantano il paesaggio, i grandi e sinuosi contorni dei laghi – Bracciano, Bolsena, Vico – lo costeggiano, l’acquacotta si fa assaporare, e corteggia il palato dei visitatori di turno, la susianella attrae e si vanta, con il suo marchio Slow Food, i funghi porcini riempiono le faggete, prima fra tutte quella vetusta del monte Cimino, i ristoranti e le trattorie traboccano di avventori accorsi per assaporare la cucina locale, e, infine, perché non menzionarla, la città che muore, Civita, una perla scura, un’incrostazione tutta terra e luce, un salto nel vuoto a pieni polmoni; lei pare una cartolina immobile, un quadro dal ritratto improbabile e calmo, che, con le sue chiazzature che sfumano dall’ocra dei calanchi – un paesaggiolunare edextraterrestre – al verdolino circostante, lasciano trasecolati, increduli, quasi, oseremmo dire, dubbiosi circa la sua reale esistenza.

La Tuscia, insomma, è tutto questo, eppure una piccola parte di quello che abbiamo descritto; infittiti dalla verzura, mancano infatti all’appello castelli, chiese, abbazie, torri e fortificazioni, che donano a questa terra un marchio di fabbrica indistinguibile – sant’Eusebio a Ronciglione, la torre di Chia, il castello di Torre Alfina, il castello Ruspoli a Vignanello –. Dei giganti di pietra; eleganti, ricchi, regali, fra le cui merlature ne svetta uno in particolare, Palazzo Farnese a Caprarola; lui è un po’ diviso a metà, fra unaresidenzasignorile e una fortezza, fra un ciclo di affreschi che non dà requie agli occhi e dei giardini segreti in cui perdersi e dove rimane difficile ritrovare la via maestra. E allora, esploriamo un po’ più da vicino questo monumento, raccontando la sua storia, le sue meraviglie interne e le sue sorprese architettoniche.

Palazzo Farnese: da fortezza a residenza

A un'ora da Roma c'è il palazzo più famoso del Rinascimento: il capolavoro a 5 lati che ha riscritto la storia

Nato inizialmente con uno scopo difensivo – era infatti originariamente contornato da un fossato – Palazzo Farnese fu una delle molte dimore costruite dall’omonima famiglia nei propri domini della Tuscia viterbese – altri esempi ne sono Palazzo Farnese a Gradoli, Capodimonte, Valentano e Ischia di Castro –, contraddistinguendosi come uno dei migliori esempi di architettura manieristico-rinascimentale giunta sino ai nostri giorni; le sue caratteristiche difensive, invero, accomunano molte delle dimore sorte nel territorio laziale fra il XV e il XVI secolo. Il progetto fu inizialmente affidato ad Antonio da Sangallo su incarico di Alessandro Farnese il Vecchio; il Sangallo, che venne a mancare nel 1546, aveva iniziato i lavori nel 1530, donando a questastruttural’aspetto di una rocca pentagonale con bastioni angolari. A posteriori della morte del Sangallo, nel 1559 e su commissione di Alessandro Farnese il Giovane, il progetto venne ripreso da Jacopo Barozzi detto il Vignola, il quale, venuto meno lo scopo difensivo, donò alla struttura l’aspetto di un sontuoso palazzo rinascimentale, che, successivamente, divenne la residenza estiva del cardinale Farnese e della sua corte

A memoria del cambio della destinazione d’uso – da fortezza a residenza di corte –, il Vignola sostituì i cinque bastioni difensivi con delle terrazze aperte sul panorama circostante, mentre al centro del palazzo fu realizzato un cortile circolare a due piani, la cui struttura richiama anche la vorticosità della scala regia che si trova al suo interno; il palazzo torreggia sull’abitato di Caprarola, una circostanza resa possibile ed esaltata anche e soprattutto dalla strada di collegamento fra la residenza e il paese che venne realizzata sempre su progetto del Vignola.

Le sale interne e i giardini

A un'ora da Roma c'è il palazzo più famoso del Rinascimento: il capolavoro a 5 lati che ha riscritto la storia

L’interno del palazzo risulta essere una concentrazione di splendori e fasti pittorici, una liason di luce e colori, un’abbondante celebrazione della natura e della signorilità – quasi a ricordare una Reggia di Caserta in miniatura – variopinta, policroma, a perdita d’occhio, in tutte le sue forme, a ricordare i chiaroscuri di un arcobaleno; all’interno della dimora lavorarono i più grandi architetti e pittori dell’epoca, dai fratelli Taddeo e Federico Zuccari a Onofrio Panvinio e Fulvio Orsini; dal cortile circolare, con volte affrescate da Antonio Tempesta e realizzato sempre dal Vignola, al quale si riconducono altresì le stanze delle stagioni, si accede, attraverso la suggestiva Scala Regia, al piano dei Prelati e al piano Nobile, dove troviamo lestanzeaffrescate da Taddeo Zuccari; fra le sale più suggestive, si segnalano la sala dei Fasti Farnesiani, la quale celebra la storia e il potere della famiglia, la sala di Giove e la sala del Concilio – che prende il nome dal concilio di Trento, e in cui si può ammirare un affresco di papa Paolo III che scomunica il re d’Inghilterra Enrico VIII –, con ricche decorazioni e ritratti storici del Rinascimento, nonché la celebre sala di Ercole e la sala del Mappamondo, la quale mostra le terre e i mari conosciuti nel Cinquecento

Pur nella loro distinguibile magnificenza, e nel loro tripudio di colori e immagini, le sale non costituiscono l’unico ambiente del palazzo. Attraverso i cortili, le terrazze, e dei ponti edificati dallo stesso Vignola si raggiungono infatti gli eleganti giardini segreti – gli orti farnesiani, noti per essere uno dei migliori esempi di giardini tardo-rinascimentali –, concepiti come luoghi di quiete e rappresentanza, e culminanti nella Casina del Piacere, dove il cardinale poteva ritirarsi lontano dagli impegni di corte

Un dettaglio curioso: si racconta che gli ospiti della residenza fossero accompagnati lungo un percorso studiato per stupirli progressivamente; dalla severità della fortezza si passava allo splendore degli affreschi, fino a giungere alla meraviglia dei giardini; insomma, nulla era lasciato al caso: ogni spazio era pensato per stupire e comunicare il potere e la raffinatezza della famiglia Farnese.

 
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