Ai piedi del famosissimo ermo colle c'è un paesino meraviglioso: ha dato i natali a Giacomo Leopardi
Recanati si trova in una posizione di grande pregio paesaggistico nelle Alte Marche, tra i colli maceratesi e il Conero. Un viaggio leopardiano, ma non solo
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
È il Colle dell'Infinito, luogo simbolo della città che diede i natali a Giacomo Leopardi. Ci troviamo nel nord delle Marche, più precisamente a Recanati. 10 chilometri di entroterra dal Mare Adriatico, il Conero poco lontano e con esso anche Ancona, Loreto e tutti i luoghi simbolo di una delle regioni più belle d'Italia. Qui, a dominare è il profondo senso di connessione spirituale e culturale con un poeta e autore che ha segnato la storia della letteratura italiana pre-unitaria. Nato nel 1798, Leopardi lascerà la sua Recanati nel 1830, non facendovi più ritorno. Per 32 anni fu però quello recanatino il suo panorama, il suo balcone verso l'ultimo orizzonte, quello del mare. Questo il luogo che, oggi gestito dal Fondo Ambiente Italiano, è simbolo inalterato di una storia che dura da due secoli, quella del poeta triste. E della sua città natale.
L'orto di casa Leopardi

Se il laico pellegrinaggio a Casa Leopardi è certamente uno dei riti a cui tutti (o quasi) i turisti si sottopongono una volta giunti a Recanati, meno celebre - ma non per questo meno bello - è l'orto che circonda il cosiddetto Colle dell'Infinito. Un grande spazio verde, che la famiglia dello scrittore iniziò a frequentare intorno al 1819, non lontano dalla residenza con le sue enormi biblioteche. Qui la ricchezza non è culturale, ma naturale: un uliveto, le siepi infinite di erbe aromatiche, lo sguardo che muove da Macerata ai Monti Sibillini, fino a scorgere l'Adriatico. È un luogo idilliaco, al cui recupero ha collaborato Paolo Pejrone, dando nuova vita ai pergolati, alle sedute lungo i viali, agli scorci panoramici che fanno bella mostra di sé in una narrazioneduplice: quella ambientale-paesaggistica e quella culturale-letteraria. Perché se oggi possiamo godere delle opere del genio recanatino, è anche merito di questa vista.
Ma la sera a casa di Giacomo torniamo a sognare

Parafrasando la canzone di Silvia Salemi nel 1997, ci avviciniamo al centro storico di Recanati per guadagnare l'ingresso (20 euro, inclusivi di biblioteca abitazione museo) di Casa Leopardi. Tre visite in una, che includono i luoghi della vita di Giacomo Leopardi:
- Biblioteca, che fu fondata da Monaldo Leopardi e portata avanti da Giacomo, oggi si compone di una collezione pubblica di 20mila volumi che lo stesso Leopardi senior volle aperta a comodo pubblico dei Cittadini, ovvero a disposizione di tutti i Recanatesi che ve ne trovassero utilità. Oggi è aperta quotidianamente dalle 9 alle 18.15 con prenotazione consigliata;
- Abitazione, che Giacomo Leopardi soleva ricordare con la locuzione ove abitai fanciullo, e che include i luoghi simbolo della trentennale quotidianità dello scrittore, dal grande palazzo ricco di stemmi, quadri e mobili antichi allo splendido giardino interno;
- Museo, una collezione separata dai due ambienti e spalmata su più sale all'interno delle quali sono custoditi oggetti, documenti appartenuti allo scrittore in un contesto narrativo particolarmente interessante.
La visita guidata è prenotabile accedendo al sito pre-nota.eu/casa-leopardi oppure telefonando allo 0717573380.
Alla scoperta della città

La Torre di Sant'Agostino è solo uno dei luoghi di interesse della città di Recanati, anch'esso legato - neanche è il caso di dirlo - alla vita del Leopardi. Da qui, infatti, mirava il passero solitario. Il Palazzo Antici-Mattei è il luogo di nascita della mamma dello scrittore, la Contessa Adelaide Antici Leopardi. Splendida la Cattedrale di San Flavio, di gusto barocco con interni candidi su cui svetta un enorme soffitto a cassettoni e decori policromi. E per i melomani, spazio anche al Museo Civico intitolato all'altro recanatino d'autore, Beniamino Gigli, voce straordinaria della lirica del primo Novecento. Il tutto, senza dimenticare la Chiesa di Santa Mariadi Montemorello (dove venne battezzato lo scrittore) e la casa "di Silvia" (Teresa Fattorini), protagonista di una delle opere leonardiane più studiate.
