Ai piedi del Vesuvio si nasconde una città costruita sulle palafitte: un luogo surreale unico al mondo che nessuno conosce
Sembra quasi una Venezia della preistoria, ma ai piedi del Vesuvio: questo sito archeologico merita assolutamente una tappa.
Le pendici del Vesuvio distano un tiro di schioppo e Napoli è a 40 minuti di macchina. Siamo in un contesto particolare, a metà strada tra il verde puntellato di ginestre del vulcano più celebre della storia e quella fascia urbana che separa il capoluogo campano da Salerno. È proprio qui, precisamente nel comune di Poggiomarino, che si trova un sito archeologico unico nel suo genere, vanto della regione e dell’Italia intera: il Parco Archeo-Fluviale di Longola.
Si ammira passeggiando tra antiche palafitte, corsi d’acqua e piccole o grandi pozze. Quando si entra nell'area, ad accogliere i turisti sono i fiori di campo che con tenacia, a ogni primavera, sbucano dalle crepe. Dalla scoperta all’apertura del parco sono passati appena due decenni e a portare alla luce Longola è stata una casualità. I meriti, infatti, vanno a un depuratore che ha permesso di recuperare un legame con una storia vecchia di quattro millenni.
Longola, hanno dedotto da subito gli esperti della soprintendenza pompeiana, non era il “solito ritrovamento”, ma qualcosa in più. Per la precisione, un sito perifluviale, ovvero un antico abitato che, nel corso del II millennio a.C., sorgeva sulle sponde di un corso d’acqua campano e che, per certi versi, potrebbe essere considerato coevo dei siti palafitticoli del Nord Italia, inseriti da qualche anno nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
La Venezia campana, così potremmo definirla con un pizzico di fantasia, è una conurbazione di isolotti immersi in acque dolci, dove abitazioni di paglia e legno erano separate tra di loro da canali e rii e uniti da imbarcazioni. Proprio come se la città veneta avesse avuto una progenitrice lontana, con esempi urbanistici e culturali tipici della protostoria europea.
Come nacque (e morì) Longola

Il sito di Longola era abitato, circa 4.000 anni fa, dai Sarrasti. La loro origine è incerta, forse legata ai Pelasgi e progenitori degli Elleni. Sicuramente, scelsero la Valle del Sarno come locus amoenus, sfruttando la fertilità e il clima tipico di quest’angolo dell’attuale Campania.
L’insediamento, che sopravvisse per numerosi secoli, fu sostanzialmente frutto di una pacifica e fruttuosa convivenza con il fiume Sarno, molto diverso a livello morfologico da come lo conosciamo oggi. Nel frattempo, il centro crebbe e prosperò attraverso un sistema di trasporti e di commercio fluviali, con capanne costruite con insolito – almeno per l’epoca – rigore architettonico, che fecero di Longola un esempio unico sul panorama europeo. Oggi, forme abitative simili, sopravvissute alla radicale trasformazione dei tempi, si possono ritrovare nei villaggi indigeni del Lago Titicaca (Perù-Bolivia) e a Ganvié, nel Benin, quest’ultima non a caso definita come “Venezia dell’Africa”.
Sulla fine dell’abitato, avvenuta almeno 2.500 anni fa, ci sono versioni discordanti; c’è, infatti, chi sostiene che il fiume abbia cambiato corso, inondando tutta la zona circostante, mentre per altri i Sarrasti scelsero di allontanarsi dalla zona, migliorando così le loro capacità commerciali, peraltro in un periodo in cui l’influenza romana iniziava a permeare la penisola italiana.
Longola oggi: un parco unico nel suo genere

Sin dai primi passi nel parco archeologico, è possibile immergersi nella storia di questa località preistorica. All'entrata, un padiglione gigante ospita grossi pannelli che raccontano la storia del sito, dal ritrovamento fortuito fino alla rinascita degli ultimi anni. Tappe raccontate nelle lingue ufficiali dell'Unione Europea, che permettono anche ai visitatori provenienti dall'estero di sentirsi "a casa".
Tanti i reperti conservati, che hanno aiutato gli studiosi a supporre che i Sarrasti avessero conoscenza di ingegneria idraulica e fossero bravi artigiani di oggetti di lusso, le cui vendite avranno sicuramente arricchito l'economia locale. Di certo sappiamo che, in seguito, la popolazione che abitò Longola fondò Nuceria e Pompei, anche quest’ultima destinata a una fine drammatica. Ecco perché attraversare il viale di Longola che porta alle capanne è come compiere un viaggio nella Preistoria, propedeutico ad altri viaggi in Campania.
Per soddisfare la curiosità di piccoli e adulti, bisognerebbe lasciarsi accogliere dai fiorellini colorati, dalle palafitte di legno, dalle riproduzioni leali, dal fiume, dalle rane che si fanno sentire prima del tramonto e dal Vesuvio che da lì sorveglia fiero il territorio.
Come arrivare a Longola
Il sito archeologico di Longola si trova all’interno del comune di Poggiomarino. Per chi arriva in automobile, il modo più veloce è seguire la Roma-Caserta (A30), uscendo a Sarno e proseguendo per Poggiomarino, oppure uscendo a Pompei se si proviene dalla Napoli-Salerno (A3).
Chi viene da Napoli, può seguire la Statale 268 o, in treno, tramite la Circumvesuviana (linee Napoli-Pompei-Poggiomarino o Napoli-Ottaviano-Sarno). Le stazioni prossime al sito sono quelle di Poggiomarino (4,5 km) e Flocco.
