Ailsa Craig, l’isola del curling
A cent’anni dalle prime Olimpiadi invernali, l’isola scozzese celebra la sua presenza (discreta) ai giochi olimpici
Cosa hanno in comune il curling e la Scozia? Lo sport delle stones, grandi sassi con un manico che pesano fino a 20 chilometri, deve ad Ailsa Craig la sua stessa esistenza.
Divenuto celebre solo negli ultimi anni, anche grazie al film La mossa del pinguino con Edoardo Leo ed Ennio Fantastichini, il curling è entrato a far parte dei Giochi olimpici invernali a Nagano 1998. L’edizione di Pechino 2022, che inizia proprio in questi giorni, sarà la settima della storia ad avere questa disciplina in gara: per la seconda volta, dopo Pyeongchang 2018, ci sarà anche spazio per il doppio misto.
Sebbene lo sport sia particolarmente amato in Canada, Svezia e Svizzera (le nazioni che hanno ottenuto più medaglie olimpiche), anche in Italia inizia a fare la sua comparsa. Ma è in Scozia, e più precisamente a meno di 100 chilometri da Glasgow, che c’è una località fondamentale per il curling. Da qui, infatti, si ottiene la pietra necessaria per far scivolare le grandi “bocce”, o sassi, sulle piste di ghiaccio lunghe 45 metri.
Visualizza questo post su Instagram
Ecco dove nascono le curling stones
Il curling pare sia nato in Scozia intorno all’anno 1511. A questa data risalgono delle rocce, ritrovate a Dunblane, che pare siano state utilizzate per una versione primordiale del gioco.
Fu il Royal Caledonian Curling Club, nato nel 1838 a Edimburgo, a rendere ufficiale il curling, presentandolo alla Regina Vittoria nel 1843 nel corso di una dimostrazione fatta nel salone da ballo di Scone Palace.
Tra le regole c’è, appunto, quella dell’uso di grandi pietre, o “stones”, che hanno un peso ufficiale tra 17,2 e 19,9 chilogrammi, sono alte almeno 11 centimetri e con una circonferenza massima di poco superiore ai 91 centimetri. Per scivolare facilmente sul ghiaccio e non assorbire l’acqua, le pietre devono essere prodotte con un materiale poco poroso e lievemente idrorepellente.
Ailsa Craig è il luogo migliore per trovare questo materiale, il granito Blue Hone, che a volte viene sostituito dal Common Green, diffuso invece in Galles. Il Blue Hone è, geologicamente parlando, una riebeckite, ovvero un materiale anfibolo (prossimo all’amianto) che viene anche detto Ailsite, proprio in onore dell’isola dove è più diffuso.
Visualizza questo post su Instagram
Fino ai primi anni Duemila, la produzione di dischi da curling avveniva quasi esclusivamente con il granito di Ailsa. A occuparsene, ancora oggi, è l’azienda Kays of Scotland, l’unica ad avere - dal lontano 1851 - il diritto di estrazione delle rocce sull’isola.
Per preservare l’ambiente ed evitare il deterioramento di Ailsa Craig, però, la “raccolta” del granito avviene a intervalli di circa 10 anni. L’ultimo, nel 2013 (a 11 anni dal precedente), ha permesso l’estrazione di 2000 tonnellate di roccia, utili al soddisfacimento degli ordini che la Kays aveva in programma di consegnare almeno fino a tutto il 2020.
Le stones della società Kays, che ha sede a Mauchine, nell’East Ayrshire, sono le uniche riconosciute ufficialmente sia dalla World Curling Federation che dal Comitato Olimpico Internazionale. Sono quelle che, insomma, anche la nazionale italiana di curling (maschile, femminile e di doppio misto) utilizzerà per provare a regalare all’Italia la prima storica medaglia olimpica della disciplina, dopo due argenti agli Europei femminili (1982 e 2006) e un bronzo all’Europeo maschile del 1979.
Visualizza questo post su Instagram
La storia dell’isola
Poco a largo del Firth of Clyde, il golfo nel quale si riversa il fiume Clyde, sorge la piccola isola di Ailsa Craig. Divenne famosa nel Cinquecento quando, in seguito allo scisma scozzese, i fedeli cattolici la scelsero come rifugio dalle persecuzioni. Ecco perché il primo a citarla ufficialmente in un documento fu Donald Monro, arcidiacono delle isole scozzesi, riferendosi a essa come “Elsay”.
Il nome di Ailsa, in gaelico, significa roccia delle fate, ma potrebbe anche essere una variazione di “roccia di Elisabetta”, dal nome della regina Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena.
Curiosamente, l’isola è una proprietà privata: appartiene infatti a David Kennedy, Marchese di Ailsa, che l’ha ceduta in affitto fino al 2050 alla Royal Society for the Protection of Birds.
Visualizza questo post su Instagram
Qui infatti l’ecosistema è particolarmente incontaminato: ad Ailsa Craig non ci sono elettricità, gas, fognature e connessione telefonica. L’unico elemento utile alla sopravvivenza è una sorgente naturale di acqua dolce, che nei secoli addietro permise l’insediamento di piccole comunità.
Nel corso del Cinquecento, gli Hamilton costruirono sull’isola un grande castello, come protezione dalla Invincibile Armata di Felipe II di Spagna. L’edificio, del quale rimangono poche tracce, fu usato come una prigione fino all’Ottocento. Meglio conservata è invece la struttura del faro, che si osserva in tutta la sua bellezza dalla vetta dell’isola, a 338 metri di altitudine.
