Antonio Di Guida, il nomade digitale e i viaggi alla ricerca dell'essenziale
Nomade digitale, viaggiatore e fonte di ispirazione: incontriamo Antonio e parliamo di viaggi che fanno bene all'anima
Quante citazioni e aforismi sul viaggio parlano dell’apertura mentale che solo il superare i confini riesce a donare? In un momento come quello che stiamo vivendo, dove vengono alzati muri e si acuiscono conflitti mai realmente sopiti, il lato catartico del viaggio come esperienza culturale riesce a essere una efficace chiave di lettura contro la solitudine dei grandi e dei potenti.
Le interviste On torna a dialogare con i protagonisti del mondo contemporaneo dei viaggi, con i narratori di un quotidiano che è straordinario. Come Antonio Di Guida, che si autodefinisce “Viaggiatore, scrittore e fotografo” e che dal 2013 ha deciso di vivere in un nomadismo che è esplorazione, ricerca, essenzialità.
Con Antonio affrontiamo l’esperienza - sempre più diffusa anche in questo periodo di grandi movimenti sociali - di un nomade digitale, ma parliamo anche di cultura e di famiglie, di incontri che vanno oltre le barriere politiche e conquistano l’essenzialità dell’anima.
Abbiamo bisogno, tutti, di sentirci liberi e ispirati dalla bontà che c’è nel mondo.

Nel tuo libro “La strada verso casa” parli di apprendere dalle persone che incontri. Quali sono i luoghi che più ti hanno “insegnato qualcosa”?
Sicuramente sono i luoghi meno battuti dal turismo e soprattutto, famiglie e culture che sono lontane dalla società e dal progresso, mantenendo intatto la loro tradizione, cultura e autenticità. Sono quei luoghi che mi hanno insegnato a poter vedere la bellezza in un credo religioso, nella condivisione con le persone che abbiamo intorno, la bellezza nel lavoro collettivo con la terra o di fronte ad un piatto tipico gustato insieme ai propri cari. Trovare la calma dentro noi stessi quando tutto il mondo è in forte crescita con una velocità inumana.

Per molti, l’idea di una vita costantemente in viaggio può sembrare irraggiungibile. Raccontaci la quotidianità di un nomade digitale
Vivere come nomade digitale significa avere con sé, ovunque ci troviamo, il nostro lavoro. Spostarci e vivere in qualsiasi luogo si voglia, riuscire a connetterci attraverso una rete e un computer al nostro lavoro. Un punto cruciale del nomadismo digitale è il minimalismo: meno cose hai con te, e più ti senti una persona libera, soprattutto se vivi in continuo movimento. Un nomade digitale è libero di decidere quando lavorare, come e dove. Libero di poter programmare dei giorni di assoluto relax, oppure al contrario, giorni intensi di scrittura o qualsiasi altro lavoro viene svolto per mantenersi.

C’è un paese che, più di altri, ti ha fatto pensare per un momento solo di volerti fermare?
Ce ne sono più di uno, ma per il momento, mi soffermo a sognare, e quando sarà il momento, di fermarmi in un luogo in cui possa realizzare un progetto ecosostenibile ma soprattutto, una scuola di vita per tutte le persone che ne potranno far parte o che potranno visitare. In mente c’è anche l’Italia, ma anche il Messico o l’Africa dell’est.
Seguite Antonio Di Guida su Instagram

