Basilicata, la tradizione millenaria dei miti arborei lucani
Il maggio di Accettura, la ‘ndenna e la Cunocchia di Castelsaraceno: la natura e la cultura identitaria della Lucania in un momento di confronto e riscoperta del legame tra uomo e territorio
Il suo nome deriva forse dal latino lucus, bosco sacro, e a visitarla capiremmo il perché; o probabilmente deriva dal greco ly´kos, lupo, "terra dei lupi", per la massiccia presenza di questi animali nei suoi boschi; o ancora da leukós, biancore, in virtù della particolare luce che ne anima i panorami Tutte etimologie che ben riassumono il carattere di questa terra aspra e gentile, la Lucania; a visitarla si resta attratti dai saliscendi e dalle increspature dei suoi paesaggi; dall’altura del Vulture e del Pollino alla piana di Metaponto e della val d’Agri, dal mar Ionio al ruggente Tirreno, lungo le spiagge di Policoro e di Maratea, passando per le dolomiti lucane, fra le rocce di Pietrapertosa e Castelmezzano, i palmenti di Pietragallaeilaghi vulcanici, quello Piccolo e Grande di Monticchio
La Lucania è una terra che sa di canestrato, rafano e peperoni cruschi, dove la tradizione non lascia spazio ad equivoci; qui tutto si muove attraverso essa, e in essa trova la sua ragion d’essere. Come dirà De Martino, infatti, “in Lucania un regime arcaico di esistenza impegna ancora larghi tratti, larghi strati sociali malgrado la civiltà moderna”; è da questa citazione, invero, che vogliamo partire Stando a De Martino, infatti, che in Lucania “indaga il rapporto fra l’uomo, la miseria e le forze occulte”, qui si trovano, ancora nel XXI secolo, una serie di usi e costumi che mettono in scena quel complesso rapporto fra uomo e natura, fra religione e rito, fra essere e abitare il sacro; ci riferiamo, in particolare, a una serie di ritualità ancestrali ancora legate a cultiagrestiedei santi: i carnevali antropologici di Satriano, Aliano, Tricarico e Montescaglioso; la Madonna nera di Viggiano; la Madonna della Bruna a Matera, in cui si mescolano sacro e profano; il Maggio di Accettura.
Volgiamo ora lo sguardo verso una particolare residualità arcaica, riferita, nel ventaglio di manifestazioni culturali, ai riti arborei della Basilicata, in cui ad essere messo in scena è, strano a dirsi, lo sposalizio fra due alberi; per parlarne, prendiamo ad esempio i più significativi: il maggio di Accettura e la festa della ‘ndenna a Castelsaraceno.
Il maggio di Accettura

Sito nel parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti lucane, il matrimonio arboreo di Accettura è il capofila di questo genere di riti Noto come sposalizio arboreo, questo rito celebra simbolicamente l'unione tra due alberi: il Maggio, un maestoso cerro che rappresenta lo sposo, e la Cima, un agrifoglio che simboleggia la sposa. L'innesto delle due piante e il loro successivo innalzamento rappresentano un antico rito propiziatorio legato alla fertilità, alla rinascita della natura e al legame tra l'uomo e il bosco.
La festa raggiunge il suo momento più significativo nella domenica di Pentecoste, quando il Maggio e la Cima vengono condotti verso il centro del paese. Tuttavia, la celebrazione si sviluppa nell'arco di diverse settimane, dall'Ottava di Pasqua fino alla domenica del Corpus Domini, ed è dedicata al patrono di Accettura, San Giuliano.
La preparazione del rito inizia con la scelta dei due alberi. Il Maggio, un grande cerro proveniente dal bosco di Montepiano, viene selezionato e abbattuto nel giorno dell'Ascensione, mentre la Cima, un agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato, viene scelta nella domenica successiva alla Pasqua. Prima dell'incontro, i due alberi percorrono itinerari differenti, accompagnati rispettivamente dai maggiaioli e dai cimaioli, che li scortano tra canti, musiche tradizionali e momenti di festa. Il trasporto degli alberi costituisce uno degli aspetti più suggestivi della manifestazione. Lungo il percorso non mancano soste durante le quali si condividono vino e prodotti tipici, mentre il cammino è animato da balli popolari, incitamenti e dimostrazioni di forza da partedeipartecipanti,creando un'atmosfera di grande coinvolgimento collettivo.
Giunti in Largo San Vito, il rito raggiunge il suo culmine: la Cima viene innestata sul Maggio e l'albero così formato viene innalzato davanti alla comunità. Nello stesso momento si svolge anche la processione dedicata a San Giuliano, che unisce il valore religioso della festa alle sue antichissime origini popolari. Con questo gesto simbolico si conclude il Maggio di Accettura, una tradizione che continua a tramandarsi di generazione in generazione e che rappresenta uno degli eventi più importanti del patrimonio culturale lucano.
La ‘ndenna e la Cunocchia di Castelsaraceno
Se ad Accettura lo sposalizio si compie fra un cerro e un agrifoglio, nel comune di Castelsaraceno, situato panoramicamente sul Massiccio del Sirino e nel Parco Nazionale del Pollino, i protagonisti sono un faggio e un abete; celebrato durante le prime tre domeniche di giugno, in onore di Sant’Antonio Abate, il primo incontro fra i due alberi avviene – a mo’ di vero e proprio sposalizio fra uomo e donna –, davanti a pochi eletti durante la terza domenica del mese, quasi a voler lasciar intendere che questi siano i rispettivi genitori dello sposo e della sposa
La prima domenica del mese, il giorno della ‘Ndenna, è dedicata al taglio del maschio, allorquando alcuni uomini giungono con i loro trattori – adibiti al trasporto –, in località Favino; qui, una volta scelto il faggio più bello e “in salute”, si procede al taglio Alla seconda domenica, invece, è dedicato il giorno della Cunocchia, la femmina, ricercata fra le alture del monte Armizzone; qui, in un clima maggiormente festoso – accompagnato, invero, da canti balli e cibo, avviene il crollo della cima dell’abete
È solo nella terza domenica che, finalmente, in piazza Sant’Antonio, si compie il complesso e laborioso sposalizio fra i due alberi, laddove, non senza fatica e tecnica, dinanzi allo strepitio e al palpitare generali, la cima dell’abete viene collocata sul tronco del faggio, dando così la sensazione di un titano che esce dalle viscere della terra
A queste due particolari ritualità, ne afferiscono molte altre, diffuse un po’ ovunque in Basilicata: La pitu e la rocca di Viggianello, il Maggio olivetano, a pit’ di Terranova Pollino, la sagra du masc’ di Castelmezzano, nel cuore delle dolomiti lucane, sempre aventi come protagonisti due sposi arborei.
