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La città-teatro del barocco, del Bernini e della porchetta: a un'ora da Roma c'è la meta di ottobre dei Castelli Romani  

Se Roma è un romanzo in più capitoli, Ariccia è uno squisito racconto breve: si legge in un giorno, ma rimane nel cuore per sempre. Soprattutto in autunno

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Una città-teatro dove ogni edificio ha un ruolo preciso, deciso dalla regia urbana di Bernini e Fontana. Dove l’antico bosco di Diana nel parco storico, il ponte ottocentesco che innesta la modernità, le fraschette che prolungano, la domenica, il rito dell’uscita “ai Castelli” raccontano una autentica sovrapposizione di tempi. La sua è un’identità chiara, fatta di arte, paesaggio e gusto che si tengono per mano in modo naturale, senza forzature. 

Cosa vedere ad Ariccia

La città-teatro del barocco, del Bernini e della porchetta: a un'ora da Roma c'è la meta di ottobre dei Castelli Romani

Appena oltre il nastro d’asfalto della Via dei Laghi, la città di Ariccia si apre su un palcoscenico barocco che sembra costruito per le grandi scene: Piazza di Corte, la Collegiata di Santa Maria Assunta, il Palazzo Chigi. Sotto, nascosto da un orlo di verde, il Parco Chigi custodisce memorie di un bosco antichissimo; ai margini, il Ponte Monumentale abbraccia la valle con tre ordini di arcate. Poi ci sono le fraschette, la Porchetta di Ariccia IGP e quella convivialità rumorosa e felice che i castelli romani rivendicano da secoli.

Nel 1661 la famiglia Chigi acquistò il feudo e affidò a Gian Lorenzo Bernini – con la collaborazione del fidato Carlo Fontana – la trasformazione dell’abitato. Tra 1664 e 1672 prese forma il “gran teatro delle fabbriche”: Piazza di Corte come dispositivo urbano, Palazzo Chigi da un lato, la Collegiata dall’altro, con geometrie concepite per dialogare tra loro. Al centro della scena, la Collegiata di Santa Maria Assunta: pianta centrale e un disegno che ammicca al Pantheon – una cupola bassa, l’“occhialone” di luce e un portico che introduce all’aula. Fu consacrata nel 1665 alla presenza di papa Alessandro VII, committente del progetto. Il Palazzo Chigi è la quinta monumentale della piazza e, allo stesso tempo, un internorimastointatto:stanze ammobiliate, collezioni seicentesche e settecentesche, tappezzerie, quadri, arredi. È uno di quei rari luoghi in cui la dimora storica si visita come si viveva, senza la sensazione di un set rifatto a posteriori. Oggi è museo e sede di mostre e concerti; gli orari variano con le stagioni, perciò conviene verificare sul sito ufficiale prima di programmare la visita. Alle spalle del palazzo si apre il Parco Chigi – 28 ettari di selva e giardini storici, relitto del Nemus aricinum consacrato a Diana, di cui parlavano gli autori classici. Il Parco Chigi non è un giardino qualunque: è un frammento di paesaggio ancestrale dove la memoria del culto di Diana (il grande santuario era a Nemi, poco più in là) sopravvive nei toponimienellastratificazione di architetture verdi. Chi ama camminare può scendere dal belvedere della piazza, infilarsi nel bosco di querce e cercare, tra i viali storici, portali, fontane, archi “finzionali”: un atlante da leggere con calma, lasciando parlare luce e ombre.

Tra i viali si incontrano architetture di delizia (come la Neviera, la peschiera storica di Carlo Fontana, fontane e “scogliere” artificiali) e scorci che incorniciano, in alto, l’ordito del ponte. Un unicum di grande pregio nel sistema dei Castelli Romani. Entrare ad Ariccia significa necessariamente passare sotto la massa austera del Ponte Monumentale, che dal 1847 al 1854 ridisegnò l’accesso alla città: voluto da Pio IX e progettato da Ireneo Aleandri, con tre ordini di arcate a scavalcare la valle del Parco Chigi e collegare direttamente Ariccia ad Albano Laziale. È una delle opere ingegneristiche più importanti del XIX secolo nel Lazio, e ancora oggi dà la misura del rapporto tra urbanistica e paesaggio che fa diAricciauncaso esemplare. Per gli appassionati di numeri, le schede tecniche parlano di circa 312 metri di lunghezza; ma al di là delle cifre resta la sua funzione scenica: da sopra si domina la distesa verde del parco, da sotto lo si vede librarsi su pilastri seriali come un acquedotto laico.

Fraschette e Porchetta di Ariccia IGP: il gusto come rito

Ariccia è anche una capitale della convivialità. Le fraschette – antiche osterie nate come cantine, riconoscibili in passato per la “frasca” appesa all’ingresso – sono il cuore popolare del borgo: oggi vere tavole dove ordinare salumi, formaggi, primi della tradizione e, soprattutto, porchetta. La parola qui non è generica: dal 2011 la Porchetta di Ariccia è ufficialmente IGP per l’Unione Europea, con un disciplinare che tutela ingredienti, lavorazione e legame territoriale. Se capitate a inizio settembre, fate rotta sulla Sagra della Porchetta: nato nel 1950, l’evento accende la città con stand, musica e cortei, portando in piazza la porchetta regina del territorio.

[foto copertina @ValerioMei/Shutterstock.com/solo uso editoriale]

 
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