Cantine dell’Oltrepò pavese: dove viaggio fa rima con vino
Una terra dove la vite dimora da secoli e diventa la compagna di un viaggio lento tra arte e natura, alla ricerca di atmosfere e sapori d’altri tempi
La sua forma a grappolo d’uva è già un biglietto da visita. Ci sono luoghi sono dove il rapporto tra vino e territorio è così intimo e ancestrale da ispirare il diario di viaggio. Non a caso, per chi ama vivere una vacanza o una gita fuori porta all’insegna di itinerari enogastronomici, l’Oltrepò Pavese offre una delle Strade del vino e dei sapori più affascinanti e rilassanti d’Italia.
60 Km di percorso che si snodano tra dolci colline costellate da splendide ville nobiliari, villaggi contadini, castelli e borghi medievali. Tutt’intorno, un paesaggio dominato da sentieri naturalistici e vigneti terrazzati che contano ancora molti vitigni autoctoni e altri che hanno scritto una parte importante della viticoltura italiana di qualità. Ecco cosa potrete assaggiare in un ideale tour enogastronomico tra cantine e non solo…
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I vini dell’Oltrepò Pavese
Ogni degustazione che si rispetti non può che iniziare da un buon bicchiere di bollicine. Peraltro, qui l’assaggio è d’obbligo, visto che l’Oltrepò Pavese Metodo Classico, riconosciuto con la DOCG nel 2007 e prodotto con uve Pinot Nero vinificate in bianco o rosato, è il fiore all’occhiello di questo territorio, primo in Italia ad aver prodotto spumanti con metodo champenoise. Assolutamente da non perdere è il Cruasé – nome che unisce cru con rosé – la bollicina da uve Pinot Nero dal caratteristico color salmone e dell’effervescenza cremosa. Tra i bianchi d’Oltrepò, una nota di merito va indubbiamente al Riesling, in grado di esprimersi qui in tutta la sua nobiltà e il suo corredo aromatico.
Tra i rossi, oltre al Barbera e al più blasonato Bonarda, troviamo due chicche enologiche che incarnano l’anima autoctona e la viticoltura eroica d’Oltrepò. Si va dall’austero Buttafuoco, vino di grande struttura prodotto nella sua versione “storica” con uve croatina, barbera, vespolina, ughetta di Canneto e uva rara, al “leggendario” Sangue di Giuda, una delizia da dessert che vira su note di delicata dolcezza.
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Ma il vitigno simbolo di questa regione resta sempre sua maestà la Bonarda, da cui l’omonimo vino, brioso e vivace, che spadroneggia sulle tavole per la sua estrema versatilità. Sì perché un calice di Bonarda, che sia in versione ferma, amabile o frizzante, sa essere il compagno perfetto della cucina tradizionale d’Oltrepò e persino di… gustose merende! Un esempio classico? Una micca fragrante con salame di Varzi, un must della gastronomia locale a cui non potrete rinunciare!
Cosa mangiare
La micca, dicevamo, o se preferite miccone: si tratta di un pane tipico del pavese, in particolare di Stradella e Broni, frutto di una lunga lavorazione che ne preserva la fragranza per diversi giorni. Ottima anche a merenda, specialmente se accompagnata ai salumi locali, la micca è un’icona di questa regione e della sua vocazione agricola per la coltivazione e la riscoperta di grani antichi e di qualità.
Se invece preferite qualcosa di più simile a una focaccia o a una crêpe, non resta che concedersi un peccato di gola con la schita, prodotto tradizionale che dalle sue umili origini ha scalato la ribalta dei social diventando una vera e propria star! Salata o dolce, la schita è una delizia per tutti i palati la cui preparazione è figlia dell’arte culinaria d’Oltrepò: la vera schita non deve essere né morbida né croccante, né sottile né spessa, né fritta né cotta nello strutto… la maestria sta tutta nella fluidità della pastella e nella giusta doratura… Insomma, a dispetto della premessa, non aspettatevi un sapore già noto!
L’accompagnamento classico è, anche qui, con il Salame di Varzi DOP, prodotto tipico e lustro della gastronomia pavese dal sapore dolce e delicato. Il suo segreto? La perfetta combinazione tra parti grasse e magre, spezie, aglio e vino rosso, e soprattutto l’arte della stagionatura.
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Nota per la prelibatezza delle sue carni e dei salumi, l’Oltrepò Pavese è anche terra di una tradizione casearia di stampo artigianale in cui spiccano i formaggi a latte crudo. Ottime le produzioni in Valle Staffora, Valle Schizzola, Ruino e Romagnese. Anche il menu dei numerosi agriturismi e ristoranti del luogo offre quanto di più genuino, a testimonianza della straordinaria biodiversità in questo territorio. Zafferano, zucca, miele, castagne, tartufi bianchi e neri, cipolla dorata e peperone di Voghera, per non parlare del Riso Carnaroli, sono solo alcuni dei prodotti a km 0 che potrete trovare nelle ricette locali.
E tra risotti e piatti tipici, non c’è dubbio che la scelta potrà mettervi in una certa difficoltà! Perciò ecco qualche suggerimento: zuppa alla pavese, zuppa di ceci, panada (pancotto), malfatti (gnocchetti tipici di Fortunago), munighili (polpette con avanzi di lesso), rane fritte, ragò (versione pavese della cassoela), nusat (torta salata di zucca); tra i dolci i brasadè (ciambelle burrose), la pattona (castagnaccio), la torta di mandorle di Varzi. Una menzione finale merita la brusadela, focaccia tipica di Romagnese. L’elenco potrebbe continuare, basta far visita a un qualsiasi angolo d’Oltrepò per trovare ciò che rende unica la sua tavola.
Strada del vino: tappe e luoghi da vedere
Addentrarsi in Oltrepò attraverso la Strada del Vino e dei Sapori dà modo di conoscere non solo moltissime cantine, ma un concentrato di meraviglie storiche e naturalistiche uniche nel loro genere. Basti pensare che sono ben 78 i Comuni attraversati da questo itinerario enogastronomico. Non resta che mettersi comodi sulle quattro ruote e godersi il viaggio con lentezza, assaporando la pace e le atmosfere di altri tempi di questa terra.
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Immaginiamo di partire da Voghera, celebre centro vinicolo che si lascia apprezzare per le bellezze del centro storico, tra cui il Duomo e il Castello Visconteo. Proseguendo in direzione Valle Versa incontriamo due delle principali capitali del vino d’Oltrepò: Casteggio e Broni, quest’ultimo sede della più grande realtà vitivinicola dell’Italia nord-occidentale in termini di produzione. Poco distante, lungo l’antica via Postumia, si trova Stradella, altro borgo del vino che val bene una visita e che sferza un colpo d’occhio con la sua maestosa torre civica.
Poco più a sud, si approda a Montalto Pavese, alias “la regina d’Oltrepò”, soprannome che le si addice per diverse ragioni: non solo per la rilevanza della produzione vinicola ma anche per il suo splendido castello, contornato da un parco sontuoso dove alberi secolari convivono con un giardino storico all'italiana, nonché per la sua incredibile posizione panoramica, con vista sulle colline sopra Casteggio. Montecalvo Versiggia ospita invece l’originale Museo del Cavatappi, una collezione di circa 200 esemplari dalle forme più diverse che dal ‘400 arrivano ai giorni nostri. Tappa obbligata per gli appassionati di bollicine è Rocca de’ Giorgi, nella cui area ha sede la più importante produzione di Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, vinificato anche in bianco o rosato nella sua pregiata versione spumantizzata. Per chiudere in bellezza, non resta che fare tappa in due piccoli gioielli annoverati tra “I Borghi più belli d’Italia”, Fortunago e Zavattarello.
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Immerso nel verde selvaggio dei boschi, Fortunago è un piccolo mondo antico che ha preservato in modo esemplare lo stile e le atmosfere del passato senza stonare con la modernità. Da visitare, oltre all’antica torre, la chiesa parrocchiale e l’oratorio, è il vicino Castello di Stefanago, oggi proprietà privata e sede dell’omonima azienda vitivinicola. Il luogo perfetto per una degustazione “di classe”! A Zavattarello sorge invece la Rocca meglio nota come Castello Dal Verme, simbolo del borgo che oggi è anche sede di un museo di arte contemporanea.
Non siete ancora pronti per terminare il viaggio? Nessun problema, perché da Zavattarello potete raggiungere Varzi in una manciata di minuti. Oltre a deliziarvi con il già citato salame DOP e altre prelibatezze, questo piccolo borgo medievale saprà incantarvi con i suoi vicoli e la sua Torre Malaspina, detta anche “Torre delle Streghe”. L’angusta scaletta interna e le stanze che fungevano da ex prigione vi riporteranno per un momento alle vicende legate all’Inquisizione e ai condannati per stregoneria. Ma niente paura… salendo sulla cima dalle scale esterne verrete ripagati con una vista a dir poco mozzafiato per il gran finale!
