Caravaggio nelle chiese di Roma: i quadri che hanno fatto la storia
Un viaggio alla scoperta di alcune delle opere più belle dell'eredità capitolina del Caravaggio
Nato in Lombardia e morto nella bassa Toscana; nella sua vita, Caravaggio ha dipinto e trascorso la vita per strada e in luoghi malfamati. Fra il 1500 e il 1600, le sue tele e i suoi pennelli dipingono l’Europa che cambia, l’Europa che fa scalpore, e che, pur restando attaccata al sacro, comincia a sentire con vigore la vita cittadina che cambia: la spinta del profano, dei vicoli, delle bettole, della strada. Caravaggio dipinge santi e bari, nature morte e chiaroscuri, San Pietro crocefisso e il Bacchino malato. Un ossimoro, apparentemente un controsenso, eppure, a ben guardare, una ricerca di senso che dai quadri esce fuori, prendendo vita e rappresentando il mondo e l’esistenza che scorrono, nel bene e nel male. La sua vitadanzafraRoma, Napoli, la Sicilia e Malta, per poi concludersi sul tappeto di una pineta toscana, la Feniglia, in riva al mare, a Porto Ercole.
In questo breve articolo passeremo in rassegna le tele più sacre, ubicate in due chiese della città sacra per eccellenza, Roma. Il ciclo di San Matteo – in cui il santo è dipinto a più riprese, in compagnia dell’angelo, nel martirio e nella sua vocazione –, è l’omaggio del pittore alla cristianità, nella sua dimensione di vicinanza, ispirazione, passione e chiamata. La Madonna di Loreto, o dei pellegrini, dipinta e donata alla chiesa che gli diede asilo: la Basilica di Sant’Agostino. Ma andiamo a vedere più da vicino.
Il ciclo di San Matteo a San Luigi dei Francesi
Dal 1589, è la chiesa dedicata ai francesi, o, per essere più precisi, alla comunità francese di Roma. Al confine fra l’architettura rinascimentale e barocca, questo scrigno di oro e di luci conserva tre fra le opere più significative del Caravaggio. Tre capolavori dedicati a San Matteo, e conservati nella Cappella Contarelli, voluta dal cardinale Matteo Contarelli e titolata al suo omonimo, il suo santo protettore, Matteo. Per raccontare su tela le tappe più rappresentative della vita del santo, Caravaggio sceglie tre temi, a metà fra il sacro e il profano, appesi e sospesi fra la terra e le nuvole.
Nella Vocazione di San Matteo, l’ispirazione arriva da a un episodio narrato nei Vangeli. “Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». A quel punto, Gesù si mette a tavola con Matteo e altri suoi collaboratori, provocando non poco scalpore: ma come? Gesù a tavola con un esattore delle tasse? Ecco allora la risposta, che dà significato al messaggio cristiano: “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Da esattore delle tasse, e dopo l’incontro con Gesù, Matteo diventa un uomo che vive a stretto contatto con Dio. Il San Matteo con l’angelo rispetta a pieno titolo i principi della Controriforma definita nel Concilio di Trento del 1545; fra Dio e il santo, infatti, c’è unagrandeesolida collaborazione. L’angelo assiste Matteo, ma non lo guida; l’equilibrio e il movimento ci sono, ma pur sempre accompagnati da una lieve instabilità, conferita da un compito che è assai difficile: scrivere un testo sacro
Per la scena che chiude la vita di Matteo, quella del Martirio, Caravaggio si allontana dai Vangeli e si rifà alla Legenda Aurea, una raccolta di biografie scritta nel XIII secolo da Jacopo da Varazze. San Matteo sarebbe stato ucciso dopo aver celebrato una messa, infilzato a colpi di spada da un sicario del re d’Etiopia, Egippo.
Basilica di Sant’Agostino: La Madonna di Loreto
Appena dietro via della Scrofa, a pochi passi da Piazza Navona, c’è il luogo che diede rifugio a Caravaggio, la Basilica di Sant’Agostino. La Madonna di Loreto, o Madonna dei pellegrini, è un’opera che Caravaggio dona alla Basilica di Sant’Agostino come ringraziamento. È il periodo romano (1594-1606), in cui il pittore cerca di guadagnarsi da vivere dipingendo canestri di frutta, nature morte e immagini sacre. Caravaggio vive e assapora la vita di strada, che, successivamente, ispirerà alcune delle sue opere. La diplomazia, tipica del suo segno zodiacale, la bilancia, trova un ostacolo nel momento in cui un uomo, un aiuto notaio, rivolge troppe avances alla sua amante. Dopo aver ferito l’uomo, e in procinto diesserearrestato,il pittore trova asilo vicino Piazza Navona, proprio all’interno della Basilica di Sant’Agostino. Come ringraziamento, donerà alla chiesa un’opera assai significativa, la Madonna dei pellegrini, in cui, secondo alcuni, ad essere ritratta è Lena, la stessa donna per cui Caravaggio, in preda alla gelosia, aveva ferito l’aiuto notaio. Nella Basilica di Sant’Agostino, ad accompagnare l’arte di Caravaggio intervengono anche l’affresco di Raffaelo Sanzio, che ritrae il profeta Isaia, e la Madonna del Parto dello scultore Jacopo Sansovino.
