A Roma c'è un vicoletto nascosto che ha dato vita a una frase che tutti, ma proprio tutti dicono ogni giorno
Una situazione confusa, ma anche un luogo della Capitale che in pochissimi conoscono. Da dove nasce questo famoso detto?
I più sono legati al vecchio ago nel pagliaio, ma quando si attraversano le Mura Aureliane, a dominare il linguaggio popolare è l’espressione "Cercà Maria pe Roma". Dov’è che stai andando? Cosa stai cercando davvero? Domande dall’allure marzulliana che spesso lasciano il tempo che trovano ma, in un certo senso, raccontano un'antica storia della Capitale.
Lontana dagli sfavillanti fasti dei suoi monumenti più imponenti, questa è la vera Urbe di un tempo, un dedalo di vicoli e rioni che lascia trasparire l’antica organizzazione urbanistica pre-neroniana. La Roma monumentale, quella degli enormi viali o dei quartieri-simbolo come l’EUR, è in realtà molto più contemporanea di quanto si pensi. Prima dell’incendio del 64 d.C., infatti, la città era caratterizzata da palazzi in pietra, strade in penombra ed edifici di culto e civili apparentemente sproporzionati nella loro magnificenza. Non cattedrali ma templi, non municipi ma fori.
A pochi passi da Corso Vittorio Emanuele II, non lontano da Palazzo Farnese e da Lungotevere dei Tebaldi, un piccolo vicolo con due porte d’accesso, coperto da affreschi e con al centro un’edicola votiva dedicata alla Madonna è il luogo simbolo di un’espressione che i romani conservano da tempo immemore.
Ecco dove cercà Maria pe' Roma: il Passetto del Biscione

[foto @ColorMaker/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Molte cose sono cambiate, a Roma, negli ultimi duemila anni. Il suo ruolo di centro religioso, però, è rimasto immutato. Dal culto pagano prima a quello cristiano poi, l’Urbe ha saputo conservare una certa rilevanza, pur trasformandosi costantemente. Il sito del Tempio di Venere Vincitrice, che ospitò per breve tempo anche la Curia Pompeii – luogo dell’assassinio di Cesare – venne distrutto da un incendio, ma fu recuperato nel corso del Medioevo. Gli Orsini, una delle nobili e potenti famiglie di Roma, sfruttò l’antico Tempio per costruire la propria residenza ‘di rappresentanza’, donando dando allo stesso tempo alla città due luoghi di culto: la Chiesa di SantaBarbaradeiLibrai e la Chiesa di Santa Maria di Grottapinta.
Quest’ultima, pur sconsacrata, esiste ancora oggi ed è un bell’esempio dell’architettura barocca che, per oltre un secolo, ridefinì molti angoli della città. Al suo interno era ospitata una bella icona mariana, con la Vergine avvolta da un insolito abito rosso fuoco che sorreggeva il Bambino Gesù. Il quadro, protagonista della devozione popolare, fu spostato, in un periodo non definito, nel Passetto del Biscione, il vicolo che univa l’interno e l’esterno del fu Teatro di Pompeo.
Quando, nel 1796, improvvisamente il quadro prese vita e gli occhi della Vergine iniziarono a seguire il movimento delle persone che passavano da quelle parti, tutta la città fu travolta dal fermento del miracolo. Le autorità religiose decisero, dunque, di non spostare l’immagine sacra, ma di monumentalizzare il vicolo: la parte superiore fu murata e per accedervi furono create due piccole porte, che ancora oggi illuminano i pochi metri di percorso, ricchi di dipinti, targhe e indicazioni.
Il quadro originale della Maria pe’ Roma non si trova però qui; è stato trasferito nella vicina Chiesa di San Carlo ai Catinari, 300 metri a sud, davanti allo spazio verde di Piazza Benedetto Cairoli. La prossima volta che vi diranno di cercare Maria per Roma, saprete dove andare.
