#ChristoParis, l'omaggio della capitale francese all'artista della Land Art
Con l'incartamento dell'Arco di Trionfo, Parigi celebra uno dei progetti incompiuti di Christo e Jeanne-Claude
Parigi - Era il 1961 quando Christo Javasev e Jeanne-Claude Denat de Guillebon realizzarono la loro prima installazione artistica nella capitale francese. Con Rideau de Fer, eressero un muro fatto di barili d'olio su Rue Visconti, per protestare contro la costruzione del Muro di Berlino.
Sessant'anni dopo, la Ville Lumière ha deciso di omaggiare i due artisti, scomparsi rispettivamente nel 2020 e nel 2009, con uno dei loro grandi sogni incompiuti: incartare l'Arco di Trionfo, l'enorme monumento napoleonico che si trova al culmine degli Champs-Elysées. #ChristoParis, questo il nome dell'installazione artistica, si inserisce nel più ampio contesto della Land Art, l'arte fatta di progetti temporanei che incorniciano luoghi e monumenti preesistenti dandogli nuova vita e mobilità.
Time-lapse of the fabric installation in front of the outer walls of the Arc de Triomphe Paris, September 12, 2021 from Perle Productions on Vimeo.
Le opere di Christo e il contesto della Land Art
Paesaggi modificati, interpretazioni colorate delle forme e ricerca di una mobilità costante in luoghi apparentemente immobili. Un capovolgimento dall'eterno al transeunte che sfida le convenzioni artistiche e sociali e restituisce a posti del quotidiano un'anima tutta nuova.
Christo e Jeanne-Claude lo hanno fatto per mezzo secolo, dando vita a installazioni straordinarie. Basti pensare alla Porta Pinciana di Roma, che fu letteralmente imballata in un materiale plastico nel 1974 e resa per alcune settimane una sorta di 'cantiere dell'arte' a cielo aperto, nel cuore della Città Eterna.
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L'imballaggio dei due artisti ha toccato molti luoghi in Italia e nel mondo, da Spoleto nel 1968 al Pont Neuf di Parigi, fino al Reichstag di Berlino. Nell'immaginario comune, però, rimane The Floating Piers, la grande passerella sospesa sul Lago d'Iseo che nel 2016, per un mese, portò il piccolo lago della Bergamasca al centro del mondo, richiamando oltre un milione di visitatori nel mondo.
Nella capitale francese, però, questi due sognatori avevano in mente qualcos'altro, un progetto che solo oggi ha preso finalmente vita.
#ChristoParis all'Arco di Trionfo
Con la supervisione di Vladimir Yavachev, il nipote di Christo - scomparso a New York lo scorso anno - sta prendendo vita proprio in questi giorni il progetto dell'Arc de Triomphe empaqueté. Christo e Jeanne-Claude l'avevano progettato insieme, e alla morte di lei l'artista bulgaro aveva continuato a lavorarci, definendo fino all'ultimo dettaglio utile.
All'inaugurazione, che avverrà il 18 settembre 2021, tutto l'arco sarà impacchettato, e i numeri sono quelli di un'impresa da record. Il progetto ha richiesto quattro anni di preparativi, con l'impego di 95 operai addetti al montaggio. Questi dovranno srotolare 25.000 metri quadrati di polipropilene riciclabile, realizzato in colore blu e argento, tenuto insieme da 3 chilometri di corde rosse. Blu, argento e rosso come richiami ideali ai colori della bandiera francese.
Per Christo, che teneva moltissimo a questa installazione, l'effetto sarà quello di un oggetto vivente che si animerà nel vento e rifletterà la luce. Le pieghe si muoveranno, la superficie del monumento diventerà sensuale. Le persone avranno voglia di toccare l’Arco di Trionfo.
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I costi dell'opera
La realizzazione dell'Arc de Triomphe empaqueté costerà 14 milioni di euro, ma nessuna spesa graverà sul Comune di Parigi (sponsor dell'opera). Come per ogni lavoro di Christo, infatti, il finanziamento avviene grazie alla vendita di bozzetti, studi, disegni preparatori, progetti ormai dimenticati e prodotti di laboratorio. Una vera e propria eredità che dei fortunatissimi potranno aggiungere alle loro collezioni, continuando il lavoro circolare dei visionari artisti scomparsi.
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L'opera rimarrà installata sull'Arco per meno di 3 settimane, fino al 3 ottobre e richiederà una momentanea deviazione del traffico su Place Charles de Gaulle. In questo modo i visitatori potranno avvicinarsi e 'toccare' fisicamente l'opera, che è - di fatto - proprio quello che Christo voleva da questo progetto.
