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In questa cittadina minuscola si nascondono l'unica biblioteca della Sardegna, murales, case delle fate e 13 tombe  

Tra romantiche chiesette romanico-gotiche, domus de janas millenarie e incredibili suggestioni naturalistiche, visitare Cargeghe in Sardegna è un’esperienza capace di abbracciare l’anima più autentica della Sardegna

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330 metri sul livello del mare, un paesaggio intatto, una storia che parte dal Neolitico e arriva ai nostri giorni. Nel cuore del Logudoro, tra dolci colline di olivi e querce, Cargeghe è un piccolo comune di circa 600 abitanti in provincia di Sassari.

Cargeghe non è una meta da consumare frettolosamente. Non c’è un tramonto uguale all’altro, e qui il visitatore si sente custode di un tesoro fragile: la Sardegna intatta, quella che respira lenta e parla piano.

Cargeghe, un viaggio dalla preistoria al Medioevo

In questa cittadina minuscola si nascondono l'unica biblioteca della Sardegna, murales, case delle fate e 13 tombe

Il territorio di Cargeghe è stato abitato fin dal Neolitico, come testimoniano le domus de janas di Pescialzu e la necropoli di S’Elighe Entosu, un insieme di 13 tombe ipogee scavate nella roccia, alcune decorate con spirali e finti portali. Camminare tra questi siti significa fare un autoritratto nel passato remoto dell’isola, in un’epoca in cui la spiritualità e il rapporto con la natura scolpivano l’identità della comunità. I disegni modellati nel calcare raccontano un’umanità che cercava un contatto silenzioso con l’oltretomba. Il borgo come lo vediamo oggi nasce durante il Medioevo, tra XI e XII secolo, quando la Sardegna era suddivisa nei Giudicati. Cargeghe, appartenente al giudicato di Torres, cadde in seguito nel dominio deiMalaspina e successivamente passò ai Doria, agli Aragonesi, e infine ai Centelles e ai Castelvì. Ancora oggi si respirano le tracce di quel passato di potere feudale nelle mura medievali, nei luoghi di culto e nella chiesa parrocchiale. Il cuore di Cargeghe è proprio la chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, in stile tardo-gotico (XV-XVI secolo), adornata con pregiate opere d’arte: una Sacra Famiglia del manierista Baccio Gorini, Madonna col Bambino e Santi attribuita a Marco Antonio Maderno, e un campanile ricostruito utilizzando materiale da un’antica chiesa romanica. Accanto alla parrocchiale svetta la Casa Parrocchiale oggi tutelata dal FAI, una dimora settecentesca appartenuta ai Duchi dell’Asinara, spesso avvolta nel mistero e neiracconti locali che parlano di tunnel nascosti e cripte segrete. Al suo interno, stucchi e pitture sontuose e decorazioni floro-grottesche, oltre ai resti del giardino storico e del forno.

L’orgoglio del borgo? La cappella con crocifisso ligneo usato nella tradizionale funzione del Venerdì Santo. Di grande importanza storica, artistica e culturale un retablo settecentesco e il crocifisso utilizzato per il rito del cosiddetto s’Iscravamentu?conservato presso l’oratorio di Santa Croce, già attivo nel Cinquecento come sede di confraternita. A circa un chilometro dal centro, ad attendere il visitatore c’è la Chiesa campestre di Santa Maria ‘e Contra, capolavoro del romanico sardo del XII secolo con le sue monofore ogivali e le piccole mensole lignee.

Cargeghe tra archeologia, paesaggio e antichi sentieri romani

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Camminare al di fuori del borgo rappresenta un’occasione irripetibile di scoprire una moltitudine di tesori del territorio, luoghi che raccontano una Sardegna non solo antichissima ma anche estremamente emozionante. Immersi in uliveti secolari, ci si ritrova a scoprire la strada romana di Sos Bajolos, risalente al II secolo?a.C. Una pista silenziosa, ora illuminata anche di notte, consente di concedersi dei suggestivi percorsi tra natura e storia. La via collega Cargeghe agli insediamenti preistorici, in un itinerario perfetto sospeso tra mito, lavoro della terra e architettura antica. Salire lungo le pendici di Pizzo 'e Adde significa abbracciare con lo sguardo la vallata di Campomela e i rilievi del Logudoro. Per ipiù avventurosi, la recente via ferrata di Giorrè, attrezzata con cavi metallici, offre scorci vertiginosi e arricchisce l’offerta per appassionati di outdoor. Tra calcari, panorami aperti e colori tenui, la Sardegna vera qui sembra farsi portavoce di un equilibrio delicato tra uomo e natura.

Curiosità autentiche e retroscena

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Cargeghe custodisce una Biblioteca dedicata interamente alla Sardegna, con circa 3000 volumi e una ricca Fototeca Storica. Muse e associazioni locali raccontano la memoria orale e materiale dell’isola.

Nel 1977, Padre Padrone, film diretto dai fratelli Taviani e tratto dal romanzo di Gavino Ledda, venne girato anche tra i portici e le strade di Cargeghe.

 
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