Covid-19, approvato il green pass europeo. Cos’è e come richiederlo
Non un vero e proprio “passaporto digitale”, ma un documento virtuale per garantire il rispetto della libertà di spostamento in epoca pandemica
Il Parlamento Europeo, riunito come di consueto nell’ultimo anno a Bruxelles (la sede di Strasburgo è chiusa), ha approvato nella giornata del 29 aprile il cosiddetto European Digital Green Pass, un nuovo documento la cui introduzione si è resa necessaria a causa della pandemia da Covid-19.
Negli ultimi 15 mesi, infatti, i 27 membri dell’Unione hanno introdotto a più riprese restrizioni a viaggi e spostamenti sia ai propri cittadini che a chi proviene da oltre confine. L’approvazione di misure di questo tipo, sebbene prevista in caso di emergenza e solo per brevi periodi di tempo, è contraria al patto di Schengen, che autorizza il libero transito di persone da un paese all’altro appartenente al consesso comunitario. Nonostante ciò, le autorità europee hanno deciso che non fosse il caso di intervenire in questo senso, soprattutto nei periodi di maggiore recrudescenza della pandemia, tra ottobre e dicembre 2020 e nuovamente tra febbraio e aprile.
Mentre paesi come l’Italia, Grecia e Spagna possono tirare oggi un sospiro di sollievo, grazie alle campagne vaccinali e una progressiva riduzione dei contagi, meno può dirsi per la Germania, che continua a registrare numeri significativi di contagi, ospedalizzati e decessi. È per questo motivo che si è resa necessaria l’attuazione di una strategia comune, finalizzata a permettere lo svolgimento di viaggi di affari, lavoro, necessità e piacere attraverso una piattaforma di controllo centralizzata e valida per tutti gli europei.
Cos’è il green pass?
Il green pass è un documento digitale valido in tutti i paesi dell’Unione Europea. Il suo vero nome è in realtà “Certificato Eu Covid-19”, e viene emesso dai singoli stati membri con l’autorizzazione di Parlamento e Consiglio Europeo, i due enti sovranazionali alle cui decisioni deve attenersi pedissequamente il club dei 27.
Non è un passaporto vaccinale, ovvero permette di viaggiare anche se non si è ancora stati sottoposti al vaccino contro il Covid-19. Viene infatti rilasciato a tre condizioni:
- Aver completato le due somministrazioni vaccinali o, dove previsto, aver ricevuto la singola dose necessaria
- Essersi sottoposti, con esito negativo, a un test molecolare entro le 48-72 ore dalla partenza
- Essere risultati guariti dal Covid-19
Quest’ultimo caso è quello da attenzionare con maggiore riguardo, poiché secondo studi medici la copertura immunizzante dopo aver contratto la malattia dura solo 6 mesi.
Come funzionerà il certificato di viaggio?
I singoli stati possono decidere di rilasciare il Certificato Eu Covid-19 con metodi e tempi autonomi, poiché l’Unione Europea non ha regole comuni in termini di sicurezza. Alcune regioni italiane, come ad esempio il Lazio, permettono già ai cittadini di scaricare sui propri smartphone un certificato analogo, rilasciato in automatico quando si viene vaccinati o si guarisce dalla malattia.
In ogni caso, eventuali restrizioni potranno essere inserite dai singoli paesi, ma solo dopo averlo comunicato a Bruxelles, come ha tenuto a specificare Eric Mamer, portavoce della Commissione Europea, sollecitato dai giornalisti su questo tema.
In teoria, chi possiede il certificato non dovrebbe passare per test e/o quarantene, e dunque il suo viaggio inizierebbe all’arrivo a destinazione. Oggi molti stati prevedono periodi di limitazione in hotel o test obbligatori quando si arriva in porti e aeroporti, ma con il “green pass” tutto questo potrebbe diventare solo un ricordo.
Test gratuiti e rispetto per la privacy
Dopo il lungo lavoro con la GDPR, l’Unione Europea torna a impugnare il rispetto della riservatezza dei suoi cittadini anche nel caso del certificato Covid. Infatti, il green pass potrà solo essere controllato all’arrivo nel paese, e i dati non potranno essere registrati o conservati in archivi informatici “centralizzati”. In questo modo, si eviterà che i cittadini possano essere in qualche modo catalogati a seconda della loro situazione sanitaria
La durata del documento sarà di dodici mesi, con firma elettronica e ulteriori garanzie contro possibili contraffazioni. Allo stesso modo, le autorità europee si impegneranno affinché gli stati mettano a disposizione di chi li richiede test rapidi e gratuiti per accertare l’eventuale positività al Covid-19.
