Dal 1200 a oggi non è cambiato di una virgola: qui il Natale ha il profumo di storie antichissime
Magnano e il suo Ricetto: un viaggio tra boschi, pietre e silenzio
C'è un luogo, nel cuore verde della Serra d'Ivrea, dove il tempo sembra non avere fretta. Sembra quasi aspettare il visitatore. Magnano è un piccolo borgo medievale adagiato sul crinale della collina sud-orientale della Serra, la più estesa collina morenica d'Europa, a una decina di chilometri dal Lago di Viverone. Qui la storia non è solo raccontata: è ancora perfettamente visibile tra le pietre, i portoni in legno, le torri e le vie strette che sembrano condurre indietro nei secoli.
Il suo tesoro più prezioso è il Ricetto di Magnano, costruito nel 1204 dopo l'erezione del borgo a borgo franco da parte del Comune di Vercelli. In cambio di fedeltà, gli abitanti ottennero concessioni, protezioni e privilegi: un patto antico che ha plasmato l'animo del luogo. E che tuttora si mostra al viaggiatore desideroso di nuove scoperte.
Ricetto di Magnano, tra origine del nome e fascino del panorama
La parola ricetto significa rifugio, riparo. Era infatti questo il suo ruolo originario: un luogo protetto da mura e torri dove custodire le scorte alimentari, i beni più preziosi della comunità e, solo nei momenti più disperati, anche la popolazione. Nel Biellese, solo quello di Candelo lo supera per dimensioni, ma pochi conservano un'anima così autentica e in grado di superare indenne lo scorrere del tempo.
Dentro le mura pietra, legno e silenzio. Per visitare il Ricetto si lascia l'auto nei pressi della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista e si sale lentamente fino al torrione, un'imponente torre-porta in pietra con base quadrata. Attraversando l'arco d'ingresso, si ha quasi la sensazione di varcare una soglia temporale.
Da una terrazza panoramica si apre uno scenario sorprendente: la vista spazia oltre la Serra fino all'imbocco della Valle d'Aosta, dove le Alpi Graie incontrano quelle Pennine e iniziano le Alpi Biellesi.
Il Ricetto si sviluppa lungo tre vie principali, delimitate da case in pietra, antichi fienili e cantine. Ancora oggi molte sono chiuse dai loro originari portoni in legno, rinforzati da enormi chiavistelli. Un tempo qui c'era anche la scuola elementare.
La posizione rialzata del complesso, costruito su una collina invece che in pianura come la maggior parte dei ricetti medievali, lo rendeva naturalmente difeso da pendii scoscesi, completati da solide mura in ciottoli di fiume. L'impianto urbanistico originale è ancora perfettamente leggibile e passeggiare in queste vie è un po' come essere spettatori di un passato, mai del tutto scomparso.
Arte e storia locali si aprono al visitatore del Ricetto
Dal Ricetto, un sentiero nel bosco conduce in circa 20 minuti (50 metri di dislivello in discesa) a un luogo quasi magico: la Chiesa di San Secondo. Immersa in una radura silenziosa, questa chiesa romanica fu costruita nella prima metà dell'XI secolo, probabilmente dai monaci benedettini.
Fu eretta con materiali semplici ma solidi: terra, ghiaia e massi della morena, uniti con l'argilla locale. Qui, un tempo, sorgeva l'antico villaggio di Magnano. Alla fine del Trecento la popolazione si trasferì nell'attuale centro abitato e la chiesa rischiò di essere demolita per recuperare i materiali. Ma gli abitanti si opposero, salvandola per sempre.
La zona è un invito alla calma: sentieri ben segnalati conducono verso l'Oratorio di San Grato o verso Piletta. Panchine immerse nel prato attendono chi desidera solo fermarsi e respirare. Qui si trova anche una fontanella.
Tra laghi, storia e spiritualità, Magnano non è solo Ricetto e boschi. Nelle sue immediate vicinanze si trovano anche il Monastero di Bose, luogo noto a livello internazionale per il turismo religioso, e Villa Flecchia, oggi proprietà del FAI, custode di una collezione preziosa di dipinti piemontesi dell'Ottocento e del Novecento.
E se, dopo tanta storia, si desidera il silenzio dell'acqua, a circa dieci chilometri si trova il Lago di Viverone, il terzo lago più grande del Piemonte, famoso per le sue palafitte preistoriche.
Magnano non è un borgo che si visita: è un borgo che si vive. Le sue vie antiche, la sua pietra, il suo silenzio e il suo panorama catturano chiunque ami i luoghi che custodiscono storie. Una volta arrivati, viene spontaneo fermarsi nella piazza principale, dove sorge una locanda dall'atmosfera autentica, a pochi passi dal portale medievale del ricetto. Seduti lì, tra le mura che resistono da otto secoli, è difficile non pensare che in questo piccolo angolo del Piemonte il tempo non passa: semplicemente, riposa.
