Dimenticati di Noto: la vera città barocca della Sicilia è un'altra, una volta vista non potrai farne a meno
Questa incantevole cittadina custodisce un passato profondo, che affiora tra le pieghe del suo paesaggio e nelle radici della sua identità.
Nel cuore del sud-est siciliano, a una manciata di chilometri da Modica e poco più di venti da Ragusa, si nasconde Scicli, una perla che brilla di storia, cultura e bellezza architettonica. Inserita tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO per il suo straordinario barocco, affascina chiunque la visiti con le sue chiese scenografiche, i palazzi seicenteschi e l’atmosfera sospesa nel tempo. Ma non è solo arte: qui si celebrano tradizioni secolari, con feste popolari intense e coinvolgenti, e si respira l’inconfondibile aria dei luoghi di Montalbano, che hanno fatto da scenografia alla celebre serie televisiva. Un angolo autentico di Sicilia che merita di essere scoperto con lentezza.
Le origini di Scicli: una città millenaria

Passeggiare oggi per le eleganti vie barocche di Scicli, tra palazzi nobiliari e chiese scolpite nella pietra dorata, può far dimenticare che questa cittadina del sud-est siciliano ha origini antiche e profonde. Ma basta volgere lo sguardo verso l’alto, verso i colli che la circondano, o addentrarsi nei meandri delle sue cave rupestri, per rendersi conto che qui la storia affonda le radici in un passato lontanissimo, risalente a tremila anni fa.
Lo testimoniano i numerosi resti archeologici disseminati sul territorio, che parlano di insediamenti già attivi in epoca protostorica. Grotte, necropoli, abitazioni scavate nella roccia raccontano di una comunità che ha saputo adattarsi a un paesaggio aspro e affascinante, dove la natura dettava le condizioni della vita quotidiana.
Nei secoli, il territorio di Scicli è stato attraversato da numerose dominazioni; greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi e aragonesi hanno lasciato tracce visibili e invisibili nella cultura, nella lingua, nell’architettura e persino nel modo di vivere. Ogni popolo ha aggiunto un tassello, rendendo Scicli un mosaico complesso e affascinante.
È solo intorno al XV secolo che la città ha cominciato a prendere la forma che conosciamo oggi. La popolazione, in cerca di terre più fertili e accessibili, iniziò a scendere dal colle e a stabilirsi nella valle. Fu in quel momento che nacque la Scicli “moderna”, con la sua attuale struttura topografica e l’impronta urbanistica che sarebbe poi stata magnificamente ridefinita dopo il terremoto del 1693, quando la ricostruzione in stile barocco le conferì il volto che oggi conosciamo. Resta incerta l’origine del nome, ma una delle ipotesi più suggestive è che derivi da “Siclis”, termine usato dagli egiziani per indicare i Siculi, uno dei popoli più antichi della Sicilia.
Scicli, tra chiese barocche, palazzi storici e panorami rupestri

A Scicli c’è davvero l’imbarazzo della scelta tra le attrazioni da visitare. Questa cittadina del sud-est siciliano offre così tanto da vedere, da gustare e da vivere che orientarsi può diventare il primo (e piacevole) problema di chi arriva. Il modo migliore per iniziare è con una passeggiata lungo via Francesco Mormino Penna, il corso principale. Qui tutto parla di eleganza e armonia: palazzi neoclassici, chiese barocche che spuntano dietro ogni angolo, boutique silenziose e ristoranti dove la cucina locale accoglie con semplicità e sapore. È un cammino che invita alla lentezza, alla scoperta dei dettagli, all’osservazione senza fretta.
Scicli è un gioiello del tardo Barocco e lo si capisce subito. Le sue chiese ne sono il simbolo più evidente; dalla Chiesa di San Giovanni Evangelista, che custodisce il celebre “Cristo in gonnella”, fino alla Chiesa di San Michele Arcangelo, ciascun edificio racconta una storia fatta di fede, arte e comunità. La Madonna del Carmine sorprende con il suo stile rococò, mentre la Chiesa di Maria Santissima della Consolazione conquista lo sguardo grazie alla pavimentazione marmorea finemente decorata. E ancora, c’è Santa Maria La Nova, tra le più antiche della città,cherestituiscel’atmosferadiun tempo remoto.
Accanto ai luoghi di culto, i palazzi nobiliari, vere e proprie opere d’arte. Il palazzo Spadaro è una delle tappe irrinunciabili, ma è il palazzo Beneventano a stupire forse più di tutti, con una facciata che è un tripudio di dettagli barocchi e simboli che ancora oggi interrogano studiosi e visitatori.

Chi ama la storia, quella più antica e meno evidente, non può rinunciare a una passeggiata fino al colle San Matteo. Qui si trova il cuore originario di Scicli, con le rovine della Chiesa di San Matteo, un tempo cattedrale cittadina, e quelle degli antichi castelli di Castellaccio e Castelluccio, che proteggevano la valle. Nelle vicinanze, la chiesa rupestre del Santo Spirito aggiunge un tocco mistico a questo angolo silenzioso e suggestivo. A pochi passi dal centro abitato, si aprono le “bocche” della contrada di Chiafura, antiche abitazioni scavate nella roccia. Un luogo che racconta povertà e resilienza e che oggi è testimonianza viva di un passato che resiste. E, perchiuderelavisitaconunosguardo d’insieme, basta salire sul Colle della Croce. Da lì, la vista su Scicli è di quelle che restano, tra tetti antichi, campanili, linee barocche che si rincorrono e una piccola chiesa in stile gotico-catalano che veglia silenziosa su tutto.
Viaggio tra sapori e tradizioni di Scicli
A Scicli il cibo non è semplice nutrimento, ma è rito, memoria, identità. Le specialità tipiche della zona sono autentici “monumenti del gusto” e chi arriva non può che lasciarsi guidare dai sensi. LeTeste di Turco, ad esempio, sono uno dei dolci simbolo della città. Grandi bignè fritti, ripieni di ricotta dolce e ricoperti di zucchero a velo: un’esplosione di morbidezza che affonda le radici in antiche dominazioni e nei racconti popolari. Spiccano, poi, i ravioli di ricotta, spesso serviti con sugo al pomodoro o con un tocco di dolcezza, in perfetto stile siciliano.
C’è anche la scaccia, una focaccia sottile e arrotolata, farcita con gli ingredienti più vari: ricotta e cipolla, pomodoro e caciocavallo, melanzane, spinaci. Ogni variante è un piccolo racconto, ogni morso una pagina della cucina ragusana. Il fagiolo Cosaruciaru, presidio Slow Food, è un prodotto unico di Scicli e ha un gusto delicato e una consistenza che lo rende perfetto per zuppe e piatti rustici. È uno di quei cibi che parlano di agricoltura, di mani nella terra, di stagioni che dettano il ritmo.
Non mancano, naturalmente, i dolci; accanto ai classici cannoli, alle cassate e alle granite, che rappresentano l’identità gastronomica siciliana, Scicli propone anche la cubbaita, un croccante di sesamo e mandorle legato alla tradizione araba, e il biancomangiare, dolce al cucchiaio abase di latte, mandorle o amido, profumato con cannella o scorza di limone. Una carezza leggera e antichissima.
E ancora: formaggi come il Caciocavallo Dop, pane caldo appena sfornato, carrube da gustare secche o trasformate in sciroppi naturali, dolci di mandorla, secondi piatti di carne o pesce preparati con erbe aromatiche locali. È un repertorio ricchissimo, in cui ogni pietanza racconta un pezzo di paesaggio e di identità.
