Discarica sotterranea o cimitero delle meraviglie: il curioso caso delle auto sommerse di Moregallo
Sotto la superficie del lago, vecchie automobili e manufatti emergono dal fondale creando uno scenario insolito, diventato negli anni una meta conosciuta dagli appassionati di immersioni.
Sotto la superficie del Lago di Como, davanti a Moregallo, il paesaggio cambia radicalmente: al posto di ville storiche e battelli turistici, i sub incontrano automobili sommerse, lamiere corrose e manufatti dimenticati. Questo tratto del ramo lecchese, nel comune di Mandello del Lario, è diventato un riferimento per chi pratica immersioni in lago, ma la sua fama non nasce da un museo subacqueo organizzato. Qui non esiste una collezione curata: i relitti sono il risultato di vecchi abbandoni, trasformati dal tempo in uno scenario affascinante e ambiguo. Il “cimitero delle auto” di Moregallo attira fotografi e sub esperti, ma apre anche interrogativi su sicurezza e ambiente. Perché ciò che sott’acquaapparequasiscenografico rimane, in realtà, un promemoria concreto di pratiche che oggi guardiamo con occhi molto diversi, tra curiosità, responsabilità e desiderio di proteggere il lago.
Moregallo nel ramo lecchese del Lago di Como: un fondale che sorprende
Chi arriva a Moregallo, lungo la sponda orientale del ramo lecchese del Lago di Como, vede un paesaggio tipico del Lario: montagne che scendono ripide in acqua, riflessi cangianti e un orizzonte chiuso da versanti scoscesi. In superficie, nulla suggerisce lo scenario che si nasconde pochi metri più sotto.
È qui che i sub, da anni, incontrano automobili sommerse e altri oggetti finiti sul fondale in epoche diverse. Non si tratta di un museo subacqueo progettato, né di un parco archeologico: i veicoli sono relitti artificiali, frutto di abbandoni che oggi leggeremmo con ben altra severità. Col tempo, però, questo mosaico di lamiere, ruote e sagome arrugginite è entrato nel racconto del Lago di Como come luogo simbolo delle immersioni in acque interne, dove curiosità, fotografia e riflessione ambientale viaggiano sempre insieme.
Automobili sommerse e pareti profonde: il richiamo (tecnico) per i sub

Le immagini più diffuse di Moregallo mostrano carrozzerie adagiate sul fondo, portiere spalancate, volanti deformati, vetri mancanti. Alcune auto sono ancora riconoscibili, altre appaiono quasi inglobate nel lago: sedimenti che coprono le superfici, organismi acquatici che colonizzano metallo e gomma, colori alterati dall’acqua fredda e dal tempo.
Il vero protagonista, però, è la morfologia del fondale. In questo tratto il Lago di Como scende rapidamente: bastano pochi metri di spostamento per trovarsi a profondità che richiedono esperienza, pianificazione e attrezzatura adeguata. Immergersi in un lago, specie per esplorare relitti, non equivale a una tranquilla immersione costiera in mare. termoclini marcati, luce che cala in fretta e visibilità variabile rendono Moregallo un sito adatto a sub preparati, non a curiosi improvvisati in cerca del “set fotografico” perfetto.
Non un museo sommerso, ma un archivio involontario e un caso ambientale
Definire Moregallo un “museo delle auto sommerse” funziona dal punto di vista mediatico, ma rischia di romanticizzare ciò che nasce da abbandoni in acqua. Un museo implica cura, progetto, narrazione condivisa; qui, invece, abbiamo relitti distribuiti sul fondale, ognuno con una storia spesso difficile da ricostruire con precisione e senza fonti documentate.
Anche l’etichetta di “discarica” va usata con cautela, ma il tema ambientale rimane centrale. Automobili e manufatti possono contenere, o aver contenuto, oli, carburanti, plastiche e gomme estranei all’ecosistema lacustre. Dopo anni sul fondo, valutare se rimuovere un relitto significa fare i conti con profondità, stabilità delle strutture e rischio di dispersione di materiali durante il recupero. Più che a interventi spontanei, serve il lavoro di autorità e tecnici. Intanto, i relitti di Moregallo restano un archivio involontario della nostra storia recente: un promemoria di quando il rapporto con il lago e con l’ambiente era percepito in modo molto diverso.
Immergersi a Moregallo in sicurezza: preparazione, regole e alternative in superficie

Per chi vuole esplorare i relitti di Moregallo, il punto di partenza è la consapevolezza: non è un parco giochi subacqueo. Profondità, pareti che scendono rapidamente e strutture corrose richiedono formazione adeguata, ottima gestione dell’assetto e rispetto assoluto delle procedure. Prima di entrare in acqua è fondamentale verificare meteo, condizioni del lago, eventuali regolamenti locali e affidarsi a centri diving o guide che conoscano bene il sito.
L’attrezzatura va calibrata su temperatura e profondità: mute adatte all’acqua fredda, illuminazione efficace quando la luce naturale svanisce, sistemi ridondanti per immersioni tecniche. I relitti non vanno toccati né spostati: oltre all’impatto ambientale, lamiere e vetri possono cedere all’improvviso. Chi resta in superficie, invece, scoprirà un altro volto del Lario: uno dei panorami più iconici della Lombardia, dietro il quale si nasconde, silenzioso, quel curioso archivio di lamiere che il lago non avrebbe mai dovuto ricevere.
