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È il borgo più colorato della Lombardia: qui gli artisti hanno lasciato una traccia indelebile  

Alla scoperta di una frazione ancora poco conosciuta immersa sulla “riva magra” del Verbano, un paesino da visitare all’insegna dei murales.

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Lago Maggiore o Verbano, che dir si voglia: per gli antichi Romani era il più grande d’Italia, persino più del lago di Garda, ed ecco perché gli diedero questo nome altisonante. Anche se le statistiche e lo studio della geografia l’hanno relegato al secondo posto in classifica, mantiene una bellezza e una riconoscibilità da record ed è l’unico lago diviso tra due paesi e tra ben tre realtà diverse: il Piemonte, la Lombardia e il Canton Ticino. Risulta, inoltre, diviso tra sponde: quella piemontese o “grassa”, per la ricchezza delle ville piemontesi di Stresa e Arona, e quella “magra” varesotta, dove lo spazio è dato maggiormente alla natura che siesprimeinlunghitratticostieri, boschi e altre meraviglie.

Ed è proprio qui, a 5 chilometri in linea d’aria dalle sponde del Lago Maggiore, che incontriamo uno dei tanti borghi dipinti d’Italia, quei piccoli gioielli che, oltre al fascino antico di vicoli, stradine e piazze, hanno deciso di arricchirsi con le opere di artisti (più o meno conosciuti), che hanno abbellito un paesaggio già piacevole. La storia di Arcumeggia è quella di tanti altri comuni italiani come Orgosolo, Rocca di Papa, Diamante, Dozza e Bracciano. Qui, anzi, si può dire che forse questa tradizione sia nata ancor prima che altrove, più precisamente nel 1956, quando si decise di dare ai pittori delle tele en plein air, ovvero i muri esterni delle abitazioni.

Arcumeggia: il paese artistico che incanta i turisti

È il borgo più colorato della Lombardia: qui gli artisti hanno lasciato una traccia indelebile

[foto @elesi/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Arcumeggia è la frazione del comune di Casalzuigno, in provincia di Varese, nota per aver ospitato molti artisti fondamentali del Novecento italiano, come Ferruccio Ferrazzi, che si ispirò ai lavori di Segantini e Seurat, e Giuseppe Montanari, uno dei disegnatori che ha contribuito a far conoscere Dylan Dog in tutto il mondo. Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto, o meglio di una galleria d’arte, che oggi è possibile ammirare lasciandosi trasportare dal silenzio e dalla tranquillità di un luogo davvero suggestivo.

Un esempio di questa creatività è la casa di Bruno Ravasi, celebre architetto varesotto che fu il vero fautore di Arcumeggia paese dei pittori, che invitò i nomi dell’arte post-bellica a ritrovarsi qui, circondati dalla natura della Lombardia, per dare vita a un progetto che sarebbe poi stato riproposto più e più volte. Oggi nel borgo ci sono oltre 160 quadri, ciascuno con un tema e un’ispirazione artistica differenti. Passeggiando per Arcumeggia, lo sguardo è rapito da questa successione armonica di colori e atmosfere d’altri tempi, con richiami alla vita contadina, ai legami familiari, alla religiosità ma anche alle tante espressioni artistiche che Ravasi e i suoi colleghi hanno saputodarealborgo,trasformandolonell’apripista dell’arte muraria in Italia, oggi luogo del cuore FAI.

Gli altri borghi dipinti della Lombardia

Se Arcumeggia è stato il primo, oggi in Lombardia di paesi dipinti ce ne sono diversi e tutti degni di una visita. Si parte da Parlasco, in provincia di Lecco, dove dal 2007 artisti italiani e internazionali raccontano la storia del bandito Lasco, una sorta di Robin Hood lecchese. Si arriva a Caglio, dove l’arte ha il nome di Giovanni Segantini, maestro ticinese le cui rappresentazioni bucoliche hanno varcato i confini geografici rendendolo un protagonista di prim’ordine dell’arte del Novecento.

Si passa per Calcio (in provincia di Bergamo), la cui storia locale è raccontata attraverso i dipinti, ma anche per Gravellona Lomellina (provincia di Pavia), dove si è deciso di dipingere addirittura i fili elettrici, per camuffarli nell’ambiente artistico locale. Meritiano, infine, di essere ammirati Guidizzolo (provincia di Mantova), Cadorago (provincia di Como) con oltre 300 quadri, Cadero (Varese) e Taceno (Lecco), per respirare l’arte in tutte le sue molteplici e splendide forme.

[foto copertina @elesi/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

 
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