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È il primo borgo "car-free" in Italia: qui le automobili non esistono, ed ecco perché è una bella notizia  

Tra montagne e sentieri, esiste un piccolo centro italiano dove il traffico si ferma a valle e la vita scorre senza auto.

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In Valtournenche, sul versante valdostano delle Alpi, Chamois è uno di quei luoghi che ti costringono a rallentare già prima di arrivare. Per raggiungerlo non si gira intorno al problema del parcheggio: l’auto si lascia a Buisson, in fondo alla valle, e l’ultimo tratto si affronta sospesi sulla funivia che in pochi minuti supera 700 metri di dislivello. È una scelta che non nasce dal marketing, ma da una decisione presa negli anni Cinquanta, quando la comunità preferì l’impianto a fune alla costruzione di una strada carrozzabile. Da allora, il paese ha continuato a vivere e lavorare senza traffico privato, conservandopascoli,sentieri e nuclei abitati separati da prati e pendii. Visitare Chamois oggi significa entrare in un centro alpino dove mobilità lenta, vita quotidiana e turismo convivono dentro un modello ambientale raro, con vantaggi evidenti ma anche limiti molto concreti.

Come si arriva a Chamois e perché qui non passa una strada

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Arrivare a Chamois significa accettare che l’ultimo tratto del viaggio non si farà in auto. Il punto di partenza è Buisson, frazione di Antey-Saint-André, dove si lascia la macchina nei parcheggi a valle. Da qui parte la funivia Buisson-Chamois, il collegamento principale con il fondovalle: in pochi minuti la cabina sale fino alla frazione di Corgnolaz, cuore del comune, superando circa 700 metri di dislivello. Questa soluzione non è un esperimento recente. Nel 1955 la comunità fu chiamata a scegliere tra una nuova strada carrozzabile e un impianto a fune. La strada avrebbe reso più semplici i trasporti,maavrebbe imposto scavi, sbancamenti e muri di contenimento su un versante ripido. La scelta della funivia ha evitato queste trasformazioni, mantenendo intatto l’impianto del paese e lasciando che i collegamenti interni restassero mulattiere, sentieri e poderali. Oggi è ancora possibile salire a piedi lungo la vecchia mulattiera dei Seingles o arrivare da La Magdeleine, ma la funivia rimane il riferimento per chi vive, lavora e viaggia da e verso Chamois.

Vivere e viaggiare in un paese senza traffico privato

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L’assenza di una strada aperta alle automobili cambia la quotidianità molto più di quanto immagini chi arriva solo per un weekend. Gli abitanti organizzano spostamenti, acquisti e consegne seguendo gli orari degli impianti; bagagli e materiali passano da servizi dedicati, mentre nel paese circolano solo mezzi agricoli o veicoli autorizzati. Anche per il visitatore tutto diventa più lento: non si parcheggia davanti all’albergo, ci si sposta a piedi, in bicicletta o sulla neve d’inverno. Lo spazio pubblico, in compenso, respira. Tra Corgnolaz e i nuclei di Caillà, Crépin, La Ville, Suisse e Lieussel non compaiono file di auto, distributori o grandi piazzali asfaltati. I collegamenti restano viottoli esentieri che attraversano case in pietra e legno, con prati e pendii a separare i diversi abitati. Non mancano le difficoltà legate alla dipendenza dalla funivia, ma l’assenza di traffico privato ha evitato rumore continuo, gas di scarico e nuove superfici occupate da parcheggi e carreggiate. Qui la mobilità lenta non è un servizio turistico in più: è la condizione di base, condivisa da chi abita Chamois tutto l’anno e da chi arriva per qualche giorno.

Sentieri, lago di Lod e attività tra estate e inverno

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Il territorio di Chamois si estende tra boschi, pascoli e creste che superano i 2.500 metri, con una rete di sentieri che parte direttamente dal paese. Gli itinerari a piedi o in mountain bike collegano gli alpeggi e La Magdeleine, mentre uno dei percorsi più conosciuti segue il Ru Veuillen e si inserisce nella Gran balconata del Cervino, tra zone boscate, antichi nuclei e scorci sulle cime della Valtournenche. Poco sopra il paese, il lago di Lod offre un obiettivo alla portata di molti. Lo si può raggiungere con un sentiero breve oppure con gli impianti di risalita quando sono in funzione. È una base comoda per escursioni verso quote maggiori, maancheunluogo frequentato da famiglie in cerca di una passeggiata tranquilla. Prima di partire conviene sempre verificare meteo, apertura degli impianti e condizioni dei tracciati, soprattutto nei periodi di transizione tra inverno ed estate. Durante la stagione fredda entrano in scena piste per lo sci alpino, itinerari con le ciaspole e passeggiate sulla neve. Sci, zaini e attrezzature salgono comunque in funivia: il paese non si trasforma in una classica località sciistica affacciata su una strada trafficata.

Un modello ambientale raro, tra Alpine Pearls e limiti concreti

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Chamois viene spesso citato come esempio di turismo senza automobile e, dal 2006, fa parte delle Alpine Pearls, la rete di località alpine impegnate nella mobilità dolce. Questo non significa assenza di attività economiche: alberghi, ristorazione, agricoltura, impianti sciistici ed eventi continuano a sostenere l’economia locale. La differenza sta nel modo in cui residenti e visitatori raggiungono il paese e lo vivono, con la funivia a svolgere un ruolo simile a quello di un servizio pubblico essenziale. I vantaggi ambientali sono tangibili: niente flussi di traffico nelle ore di punta, nessuna pressione costante per allargare strade o costruire nuovi parcheggi,un’architetturatradizionale ancora leggibile e nuclei abitati distinti. Allo stesso tempo, il modello funziona perché il comune è piccolo, isolato su un altopiano e servito da un solo impianto a fune. Non è dunque una ricetta esportabile ovunque, ma un caso che mostra come, in territori fragili, la strada non sia l’unica risposta possibile all’isolamento. Chi arriva oggi trova un paese collegato al fondovalle ma non attraversato dalle auto, dove l’ultimo tratto di viaggio resta, inevitabilmente, a piedi.

 
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