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È la città italiana dal nome più lungo, ma che racconta l'identità di un posto meraviglioso  

San Valentino in Abruzzo Citeriore: il borgo dal nome infinito dove la Maiella incontra il mare

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Ci sono luoghi che incuriosiscono già dal nome. San Valentino in Abruzzo Citeriore, in provincia di Pescara, è uno di questi. Con le sue 34 lettere è il comune con il nome più lungo d'Italia, un primato che in passato creò persino qualche grattacapo alle poste. Ma dietro questa denominazione solenne, si nasconde un borgo di appena 1.787 abitanti, arroccato a 450 metri sul livello del mare, tra il fiume Pescara e il fiume Orta, nel comprensorio pedemontano della Maiella e del Morrone.

Siamo nella Valle dell'Orta, in un territorio che oscilla tra i 200 e i 650 metri di altitudine. Da qui lo sguardo abbraccia l'intera valle del Pescara fino all'Adriatico. Un balcone naturale che al tramonto regala scorci memorabili.

Cenni storici, l'origine del nome del borgo e il Duomo dei Santi Valentino e Damiano

Il borgo compare già nel XI secolo, nelle citazioni relative al suo castello, allora chiamato Castrum de Petra o Castel della Pietra, come riportato nel Chronicon casauriense dell'abbazia di San Clemente a Casauria. L'attuale denominazione è legata alla traslazione delle reliquie dei santi Valentino e Damiano, patroni festeggiati il 14 febbraio e il 9-10-11 settembre. Nel 1863, dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il paese assunse ufficialmente il nome di San Valentino in Abruzzo Citeriore, richiamando l'antica divisione amministrativa del Regno di Napoli.

Molto prima dei documenti medievali, qui c'era già vita. Le pitture rupestri rinvenute nella Grotta dei Callarelli, oggi geosito riconosciuto UNESCO, testimoniano una frequentazione preistorica del territorio. 

Intorno all'anno mille, per difendersi dalle incursioni barbariche, si avvertì la necessità di una fortificazione e così venne ufficialmente fondato il primo nucleo fortificato. Nel corso dei secoli, il borgo attraversò dominazioni e passaggi di proprietà e, oggi, guardando il paese da lontano, la prima cosa che colpisce è il Duomo dei Santi Valentino e Damiano, che domina la parte più alta dell'abitato.

L'attuale impianto è settecentesco, con doppia torre campanaria, una con orologio, ma la chiesa fu fondata nel XII secolo, secondo la tradizione, per custodire le reliquie dei martiri. Ricostruita tra il 1771 e il 1791 per volontà della famiglia Vanvitelli di Chieti, danneggiata dal terremoto del 1915 e restaurata nel 1926 da Antonino Liberi, presenta una facciata completata negli anni Trenta e un interno a tre navate in stile tardo barocco, con monumentale organo settecentesco.

Il Castello-Palazzo Farnese, le rue, le bellezze architettoniche.. e un museo che racconta vere e proprie ere

Non lontano dal Duomo sorgono i resti del Castello-Palazzo Farnese, fondato dai Normanni nel XI secolo. La sua pianta circolare con torri di controllo, oggi inglobate nel palazzo cinquecentesco, racconta di un passato difensivo e nobiliare. Nell'androne si conserva un'epigrafe del 1507 voluta da Giacomo de Tolfa.

Dal punto più alto del borgo si diramano le caratteristiche rue, strette stradine a gradini che si intrecciano tra vicoli, slarghi e palazzi storici: Palazzo Bajocco, Palazzo Bottari, Palazzo Trojani - collegato ai resti delle antiche mura - e Palazzo Delfina Olivieri de Cambacérès, oggi sede del Museo dei Fossili e delle Ambre. Qui si viaggia attraverso 500 milioni di anni di storia della Terra: fossili provenienti da tutto il mondo, ambre preziose studiate sotto il profilo paleontologico e antropologico, calchi di dinosauro e reperti della Maiella.

Tra le meraviglie del borgo, spiccano due fontane. Anzitutto, la fontana di Sansone, davanti al Duomo, con quattro vasche sostenute da leoni e una statua del possente eroe biblico, opera di una fonderia scozzese dell'Ottocento. C'è poi la fontana della Venere Giulia Farnese, in ghisa, con una grande vasca circolare e una statua femminile, in realtà una ninfa, che domina un terrazzino affacciato verso il mare.

Da non perdere, inoltre, il Largo di Porta Grande, Piazza Cesarone, il Monumento ai Caduti, il Belvedere San Nicola e il Belvedere Stella. Numerosi gli edifici religiosi a San Valentino in Abruzzo Citeriore. Tra le altre, la chiesa di San Rocco, tipica chiesa rurale con dipinto seicentesco della Madonna di Costantinopoli, e la chiesa di Sant'Antonio Abate, in stile barocco, con tabernacolo ligneo e organo settecentesco.

Tradizioni tra sacro e profano 

Il paese è custode di riti antichi: la processione del Venerdì Santo, la festa di Sant'Antonio Abate e, soprattutto, la singolare Processione dei Cornuti, che si svolge il 10 novembre, alla vigilia di San Martino.

Nata nell’Ottocento, oggi prevede la sfilata di una reliquia lignea dalla forma fallica, portata simbolicamente dall'ultimo uomo sposatosi nell'anno precedente e consegnata al novello sposo dell'anno in corso. Uomini con corna su bastoni e stendardi, musici e cantori animano la processione, che si conclude con la cena e lo spezzatino di San Martino.

San Valentino in Abruzzo Citeriore non è solo un nome lunghissimo su una cartina. È un borgo che unisce preistoria e Medioevo, Maiella e Adriatico, sacro e profano. Un luogo che sorprende chi arriva per curiosità… e riparte con la voglia di tornare.

 
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