È una piccola Italia fuori dall’Italia: qui si parla italiano e un’antica lingua segreta
Questo piccolo paese di montagna del Canton Ticino in Svizzera è un gioiello linguistico che racconta secoli di migrazioni, adattamenti, parole prese in prestito e restituite
1504 metri d’altitudine per quello che è considerato il comune più alto del Canton Ticino, adagiato all’estremità alta della Vallemaggia. Un piccolo angolo di paradiso in Svizzera dove la lingua di casa è però l’italiano. Cartelli, menu, uffici pubblici sono infatti tutti in italiano, lingua che allo stesso tempo convive con un patrimonio linguistico rarissimo: il Ggurijnartitsch, il parlato Walser che risuona ancora tra le travi scure delle stadel e i muretti a secco. Siamo a Bosco Gurin, l’unico posto del Canton Ticino dove accanto all’italiano, il tedesco e l’antico dialetto Walser hanno co-ufficialità. È un laboratorio di bilinguismo “dal basso”, dove il viaggiatore italiano non si sente mai straniero, ma anzi scopre che qui la lingua italiana è porta d’ingresso e chiave per capire come una comunità montana abbia protetto, accanto all’italiano, una voce antichissima.
Un balcone di legno e pietra affacciato sull’italiano

Bosco Gurin appartiene al Ticino, cantone di lingua e cultura italiane: qui l’italiano è la lingua dell’amministrazione, della scuola, della segnaletica; a livello federale, è una delle quattro lingue nazionali elvetiche insieme a tedesco, francese e romancio. Camminando tra la piazza, il piccolo oratorio e le case con ballatoi, i saluti e le indicazioni scorrono in italiano: è la musica quotidiana del villaggio, la lingua “ponte” che tiene insieme comunità e viaggiatori. Ma basta fermarsi ad ascoltare al mercato o fuori da una stalla per cogliere qualcosa di diverso: parole dal suono alto-alpino, consonanti robuste, Ggurijnartitsch. Non è folklore: Ggurijnartitsch è una lingua viva, che ha “accettato e germanizzato” prestiti dal vicino dialetto ticinese e che si studia, sidocumenta,siracconta al Museo Walserhaus Gurin, il più antico museo etnografico del Canton Ticino (aperto al pubblico dal 1938). La convivenza linguistica a Bosco Gurin è concreta e gentile. Il Comune comunica in italiano, come il resto del cantone; il tedesco è co-ufficiale a livello municipale e si usa nella vita comunitaria, nella toponomastica storica e in alcune celebrazioni; il Ggurijnartitsch, seppur minoritario, si parla soprattutto in famiglia e nelle chiacchiere informali.
Chi sono i Walser e perché qui ancora parlano la loro lingua
La storia comincia nel XIII secolo, quando famiglie Walser — coloni di lingua alemannica provenienti da Vallese e Pomatt — risalgono i pascoli e si stabiliscono dove oggi sorge il paese. Portano con sé la parlata germanica che, isolata per secoli tra nevai e valichi, si è conservata fino a oggi, ma anche un’architettura funzionale fatta di edifici in legno e pietra, fienili rialzati, tetti pesanti che si ritrovano ovunque nel centro di Bosco Gurin. Le case Walser, inconfondibili con i basamenti in pietra, i piani superiori in legno scurito, le passerelle d’aria tra tetti a piode scrivono quella che è a tutti gli effetti una vera e propria grammatica architettonica. D’obbligo una sosta al Museo Walserhaus dovestanzedovesi viveva la vita quotidiana, attrezzi di alpeggio e oggetti domestici trascinano il visitatore indietro di secoli, accompagnandoli di continuo con spiegazioni illustrate da pannelli e guide in italiano. Il museo racconta anche la migrazione Walser nell’arco alpino e i fili di parentela culturale dal Piemonte all’Austria. Uscendo dal museo e continuando a muoversi a piedi tra stradine dal fascino alpino, ci si rende conto che il borgo si legge con occhi nuovi: tra i toponimi in italiano e quelli in tedesco, ogni pietra diventa una nota a margine di una storia che dopo tanti anni continua a raccontarsi.
