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Ecco le 7 meraviglie dell'Umbria, ma non proprio quelle che ti aspettavi: insolite e misteriose, queste località sono pronte a stupirti  

Il cuore verde d’Italia svela la sua natura nascosta, quella meno conosciuta e altrettanto affascinante

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La regione dei gioielli medievali e delle vie ascensionali, del piacere della buona tavola e del rinomato cioccolato, si racconta anche nei luoghi meno conosciuti, remoti ma non dimenticati. Si descrive in giardini esoterici, cripte polverose e teatri per lillipuziani, talmente piccoli da entrare nel guinness dei record. E’ l’Umbria insolita che racconta storie dei Templari, e che si visita percorrendo vecchie ferrovie dismesse a piedi o in bicicletta.

E’ sempre la stessa regione con protagonista la sua magnifica natura: Pietro Vannucci detto il Perugino immortalava spesso nelle sue opere il verde brillante e le sfumature delle fioriture, come quelle di Castelluccio di Norcia, o delle acque cristalline dai toni smeraldo delle fonti del Clitunno, un eden nascosto che incanta e rasserena.

La Scarzuola, la città ideale di Tomaso Buzzi

“Un’antologia in pietra”, come la definì il suo ideatore, l’architetto milanese Tomaso Buzzi. La città ideale di Scarzuola è come una grande scenografia teatrale situata nell’omonima località di Scarzuola, un’amena zona rurale che ha accolto il genio creativo di questo artista visionario.

Ecco le 7 meraviglie dell'Umbria, ma non proprio quelle che ti aspettavi: insolite e misteriose, queste località sono pronte a stupirti

Buzzi realizzò il suo progetto nel 1957 dopo aver ideato una vera e propria allegoria dell’esistenza secondo il linguaggio massonico del XVIII secolo: una cittadella fatta di enigmi che nascondono precisi significati, basta solo saperli interpretare. Un paese dei balocchi situato nei boschi di Montegiove, un giardino iniziatico che rappresenta il confronto con l’inconscio e svela il significato intrinseco della vita, o almeno tenta di darne un’originale interpretazione. Un complesso in stile neo-manieristico che rimanda ad una scenografia palladiana per la precisione delle forme: si sviluppa all’interno di una spirale realizzata da pergolati e si struttura poi su dei terrazzamenti.

Non mancano l’acropoli, simbolo della piena realizzazione del Sé, e i teatri, luoghi emblema della città: l’anfiteatro, il teatro agnostico, il teatro erboso e il teatro delle api. La città buzziana non venne mai completata, e nonostante sia popolata di figure archetipe che riempiono la scena, si percepisce costantemente un’idea di infinito, forse per i molteplici significati che vi attorniano.

La cripta delle mummie, tra scienza e suggestione

Il Museo delle Mummie di Ferentillo, si trova nella cripta della chiesa di Santo Stefano, nel borgo di Precetto in provincia di Terni. Un luogo immerso nella verde Valnerina, all’interno del Parco fluviale del Fiume Nera, che racchiude il ricordo, la fede ma anche l’incredibile valenza scientifica grazie alla perfetta conservazione delle mummie data da un particolare microclima: 35 corpi mummificati e oltre 400 teschi. La particolarità della cripta è il perfetto stato di conservazione effettuata in modalità del tutto naturale. Gli studiosi hanno attribuito questa peculiarità al tipo di terreno in cui vennero seppelliti i corpi che portò ad un’essiccazione totale delle parti molli. Alcune delle 35 mummie presenti conservano intatte leunghie, i denti, le orecchie, le labbra, la barba e i capelli. La peculiarità è data dal terreno poiché concentra una grande quantità dei sali di calcio, soprattutto calcare ed argilla. Questo permise la natura igroscopica del suolo, ovvero la capacità di attrarre l’acqua favorendo in questo caso la disidratazione dei corpi. Accentuò l’effetto anche la sepoltura a contatto con il terreno, un tempo spesso utilizzata. Le mummie della cripta comprendono uomini, donne e bambini, e altrettanti teschi, una museizzazione che descrive delle “suggestioni razionali”, una caratteristica davvero unica della cripta più visitata dell’Umbria. 

Il teatro più piccolo del mondo, a Bivio si inscena la meraviglia della sintesi

99 posti, non uno in più. Il teatro di Monte Castello di Vibio, un piccolo centro a pochi chilometri da Todi, è il più piccolo del mondo. Inaugurato nel 1808, è minuscolo scrigno dell’arte, una riproduzione in piccola scala dei classici teatri europei con tanto di palchi e platea. Il suo nome evoca la storia: “Teatro della Concordia”, così chiamato in omaggio alla concordia tra i popoli, una consapevolezza acquisita dopo la Rivoluzione francese che si svolse pochi anni prima della progettazione. Il teatro venne costruito per il volere di nove famiglie illustri del paese che decisero di edificare proprio a Monte Castello un luogo di divertimenti e riunioni. Ciò che lascia senza parole in questo luogo dell’arte sono la cura e laraffinatezza di ogni singolo dettaglio, un’opera magistrale nelle sue minuscole dimensioni curata da Cesare Agretti e dal figlio. Una struttura completamente in legno con due ordini di palchi, sorretti da colonne lignee dipinte e finto marmo bianco venato. Raffinati affreschi adornano i palchetti e il soffitto a volte, un gioiello tuttora funzionante che apre il suo piccolo sipario per le più grandi rappresentazioni: anche una giovane Lollobrigida recitò sul suo palco. 

La Chiesa di Sant’Angelo, il tempietto dei Templari

La chiesa di San Michele Arcangelo è una delle più antiche di Perugia, ricca di forme e simbolismi, luogo del credo già in epoca etrusca e romana. Il tempio risale infatti al V secolo d.C. e si distingue per la sua pianta circolare che simboleggia il cielo e la forma della città di Gerusalemme. Ubicato nell’omonimo Borgo Sant'Angelo, nella parte nord di Perugia, la più alta della città, venne dedicato non a caso proprio al Santo guerriero, consuetudine delle chiese edificate a ridosso delle mura cittadine per la protezione del centro. La chiesa venne costruita sui resti di un tempio romano, molto probabilmente un mitreo, che a sua volta fu edificato su un terreno sacro agli Etruschi. Come una matriosca della fede, questa chiesa circolare è una delle più “stratificate”di storia ma quello che affascina maggiormente è il suo legame con l’Ordine dei Templari, uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medioevali. La connessione si racconta nei simboli che si trovano all’interno: fate molta attenzione e cercate con lo sguardo le “croci patenti”, rappresentazioni legate all'universo mistico dei Templari. Sono presenti sugli stipiti d'ingresso e al collo della Madonna in uno degli affreschi.

Un altro simbolo che per molti è una chiave di lettura inequivocabile, è il “pentagramma”, simbolo legato al culto di Venere che nel Medioevo veniva associato alla magia nera. Provate a cercarlo vicino all’ingresso…

L’ex ferrovia Spoleto – Norcia, la ciclovia più virtuosa dell’Umbria

Un esempio di riqualifica infrastrutturale, un tratto dell’antica ferrovia che collegava Spoleto a Norcia in attività dal 1926 al 1968, è stato quasi interamente riqualificato e messo in sicurezza per essere trasformato in una via ciclopedonale. 51 km da Spoleto a Norcia che attraversano il cuore verde dell’Umbria, un’occasione per riscoprire lentamente il territorio a piedi o in bicicletta ammirando un suggestivo percorso, caratterizzato da gallerie e viadotti immersi in un incantevole scenario naturale. La messa in sicurezza del tracciato ha incluso il restauro delle infrastrutture presenti ma anche delle case cantoniere e delle ex-stazioni di Spoleto, Caprareccia, Sant'Anatolia di Narco-Scheggino, Piedipaterno-Vallo di Nera e BorgoCerreto-Sellano. E’ possibile seguire il percorso a tappe: il tratto che parte da Spoleto e raggiunge Santa Anatolia di Narco è quello più suggestivo, ricco di ponti, viadotti e gallerie, ma allo stesso tempo è quello più impegnativo poiché presenta i maggiori dislivelli. Un rincorrersi di bellissimi paesaggi della Valnerina anche il percorso tra S. Anatolia di Narco – Borgo Cerreto, il tracciato che costeggia il fiume per lunghi tratti. Un po’ di suspense è prevista per chi attraversa il percorso Borgo Cerreto – Serravalle, dove ci si addentra nella galleria di Triponzo lunga quasi 500 metri, si sbuca poi alla splendida gola di Balza Tagliata, divisa dal fiume Corno. Infine il tratto Serravalle – Norcia dove si passa perla stretta di Biselli per poi entrare nel Parco Nazionale dei Sibillini e giungere infine alla Stazione di Norcia.

Le fonti del Clitunno, la bellezza della natura che affascinò Virgilio 

Un’oasi paradisiaca cantata già dai poeti antichi. Plinio il Giovane la descriveva come un eden e Virgilio le raccontò nelle celebri Georgiche. Il parco naturalistico delle Fonti del Clitunno dopo secoli conferma la sua bellezza: quasi 10.000 mq di incantevole natura lungo la via Flaminia tra Spoleto e Foligno, nel comune di Campello sul Clitunno. Polle d’acqua limpidissima e fredda formano un laghetto suggestivo e poco profondo sparso di verdi isolette erbose dolcemente lambite da salici piangenti. Un tempo le fonti erano considerate sacre, luoghi di culto dedicate al Dio Giove Clitunno, personificazione dell'omonimo fiume. Nella seconda metà dell’Ottocento gli spazi vennero riorganizzati e valorizzati per volere del conte PaoloCampello della Spina. Venne riqualificato il laghetto, alimentato da sorgenti sotterranee che sgorgano naturalmente da fenditure nella roccia e furono introdotti diversi animali, tanto da assumere le sembianze di un paradiso terrestre. Tutt’oggi è possibile trovare una flora rara e delicata come i nasturzi acquatici e i nontiscordardimé delle paludi, opere della natura in un luogo della beatitudine e dell’armonia.

Castelluccio di Norcia, la patria delle lenticchie

C’è un luogo in Umbria da dove è possibile ammirare l’Italia intera: dal “tetto dei Sibillini” a Castelluccio di Norcia. Sul versante di un monte che incornicia la grande piana di Castelluccio, una coreografia di abeti disegnano un enorme stivale, una delle tante opere della natura di questo luogo che nei primi giorni di giugno esplode con i colori della famosa “Fioritura dei Piani”. Un mare di colori, dal rosso dei papaveri al bianco di narcisi, dall’azzurro dei fiordalisi al giallo dei tarassachi. Il paese di Castelluccio domina dall’alto dei suoi 1452 metri questa meraviglia, un territorio in quota ricco d’acque, habitat ideale per la coltivazione delle pregiate lenticchie verdi e a semi piccoli, capaci di resistere agliinverni rigidi del piano. L’altopiano di Castelluccio è una sorta di Shangri-La tutto italiano, un luogo dell’”ideale” nella bella Umbria che si conferma una meraviglia della natura. Una località molto amata anche dai deltaplanisti che planano dall’alto delle cime dell’altopiano su questi 1300 ettari di terreno pianeggiante aiutati da correnti d’aria propizie. Spettatori arditi che dall’alto ammirano questa tavolozza di colori e i laghetti che si formano dopo le piogge o dopo il disgelo, creati per la presenza di doline che, una volta colme d’acqua, disegnano nella terra occhi di cielo, uno spettacolo indescrivibile.

 
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