Enotri e Bruzi, la storia degli antichi popoli calabresi attraverso i siti archeologici
Un itinerario attraverso la Calabria dei primi popoli che l’hanno abitata, un viaggio archeologico sulle tracce di un’epoca lontanissima (eppure ancora ricca di suggestione)
Una terra che, nel corso della sua storia, ha prestato il territorio a popoli, culture, tradizioni di volta in volta diverse. La Calabria è un continuo racconto delle differenti realtà che l’hanno abitata, vissuta e plasmata, e che hanno contribuito a renderla un crocevia culturale variegato e stratificato.
Il viaggio nella storia calabrese non può che cominciare dai primi che l’hanno scelta come dimora privilegiata: gli Enotri e i Bruzi, antiche popolazioni che ovunque in Calabria hanno lasciato significative tracce del loro passaggio. Una Calabria da scoprire e da amare attraverso la storia, certo, ma anche guardando alle molteplici possibilità offerte dalla sua proposta enogastronomica, fatta di una straordinaria varietà di prodotti tipici, agroalimentari e della produzione enologica, la cui tutela e promozione sono affidati all’assessorato all’Agricoltura della Regione Calabria.
Pillole di storia
In origine furono gli Enotri, tra le primissime popolazioni a giungere in Italia all’inizio del XI secolo a.C. e a stanziarsi in Calabria in maniera talmente profonda che l’intero territorio venne chiamato Enotria. Enotria è infatti l’antico nome della Calabria, il cui significato è legato anche alla parola oinos. Oinos in greco vuol dire vino, in riferimento anche alla vocazione vitivinicola del territorio che era ricco di vigneti.
Fanno invece la loro comparsa in Calabria intorno alla seconda metà del IV sec. a.C. i Bruzi, chiamati anche Bretti. Prevalentemente radunati intorno a Cosenza, che elessero a loro capitale, i Bruzi diedero vita ad agglomerati urbani di cui sono ancora oggi ben visibili resti dalle peculiari caratteristiche.
Gli insediamenti dei Bruzi erano infatti molto riconoscibili, posti in zone ricche di risorse come pianure da coltivare e corsi d’acqua. I villaggi dei Bruzi si trovavano anche protetti da montagne, in posizioni dominanti da cui era facile avvistare eventuali nemici in lontananza oppure si mostravano come delle vere e proprie cittadelle fortificate dotate di mura all’interno delle quali rifugiarsi in caso di necessità.
Enotri e Bruzi, i siti archeologici da non perdere
Sono passati secoli dalla nascita di queste popolazioni e degli insediamenti in cui vissero, si organizzarono e diedero vita a forme arcaiche e strutturate di civiltà. Eppure il trascorrere del tempo non li ha intaccati del tutto, e di certo non ne ha scalfito alcuni elementi centrali che ancora oggi ci permettono di ripercorrere la loro storia e quella che doveva essere la loro vita quotidiana.
A pochi passi dalla confluenza tra i fiumi Esaro e Coscile e ad un paio di chilometri da Spezzano Albanese, Torre del Mordillo è indubbiamente uno dei maggiori siti archeologici della Calabria. Le necropoli enotrie di Torre del Mordillo, scoperte alla fine dell’Ottocento, sono i silenziosi testimoni della cultura funeraria enotria e del modo in cui gli Enotri seppellivano i defunti selezionando strutture architettoniche ben precise. Dagli studi condotti è emerso che le fosse delle tombe avevano pavimentazione e copertura in ciottoli, che le tombe erano raggruppate per rami di parentela e che generalmente i maschi venivano sepolti da un lato e donne e bambini dall’altro.
Sono però state rinvenute anche tombe in cui uomo e donna erano sepolti vicini, una soluzione che veniva forse adottata per coniugi che morivano in tempi ravvicinati e che si sperava così di ricongiungere dopo la morte. L’analisi delle tombe della necropoli di Torre del Mordillo è dunque una panoramica anche della struttura sociale e familiare dei villaggi enotri, e di come i rapporti interpersonali erano percepiti e organizzati.
Altrettanto preziosa la necropoli enotria di Macchiabate, parte dell’Area archeologica di Francavilla Marittima che è uno dei siti archeologici più rilevanti del Parco del Pollino. È una necropoli che conta quasi 200 sepolture, le cui strutture forniscono elementi in più sulla cultura (funebre e non solo) di questi popoli antichissimi.
Le tombe della necropoli di Macchiabate sono dei tumuli di pietra prevalentemente circolari o ellittici, non dotati di una fossa o di un muretto di delimitazione. Il defunto era affiancato dal suo corredo funebre, composto da vasi di ceramica e oggetti in bronzo come bracciali, anelli e cinturoni di abbigliamento e uso quotidiano; se si trattava di un guerriero, il corredo comprendeva invece attrezzature belliche come asce o coltelli.
Ci spostiamo a Cariati, dove ad attenderci c’è un altro luogo fondamentale dell’archeologica calabrese. È la Tomba Brettia in località Timpa del Salto, custodita da una distesa di ulivi e scoperta nel 1978 durante dei lavori agricoli nell’uliveto.
La Tomba Brettia di Cariati è una tomba a blocchi di arenaria costituita da una camera sotterranea e impreziosita da interni affrescati con scene della vita del defunto. Doveva trattarsi di un guerriero e anche piuttosto importante, come dimostra il suo ricco corredo; l’armatura in bronzo con cinturone, elmo e spada raccontano l’esistenza di quello che era forse il guerriero capo della comunità locale. Altri oggetti ritrovati a Cariati sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide a Cosenza.
L’ultima tappa della nostra selezione di siti archeologici degli Enotri e dei Bruzi non può che terminare nel Parco Archeologico di Castiglione di Paludi. Si tratta di un’area che, secondo alcuni studi, potrebbe nascondere l'antica città enotra di Cossa, menzionata persino da Giulio Cesare nel De Bello Civili. Nei pressi di Cossa i Bruzi avrebbero più tardi edificato una loro città.
Il passaggio degli Enotri, e dunque la fase più antica del sito di Castiglione di Paludi, è da ricercare nelle sepolture individuate nella vicina Piano Agretto, una vera e propria città dei morti che venne per lo stesso scopo usata anche dai Bruzi in un momento successivo. Le tombe di Piano Agretto corredate da armi, lance in ferro e bronzo e altri oggetti di uso comune sono, nel loro complesso, una narrazione sociologica significativa quanto quella offerta dalle necropoli che abbiamo incontrato durante questo viaggio indietro nel tempo.
Musei e tracce urbane, dove trovare (ancora) Enotri e Bruzi
Per conoscere ancora meglio i Bruzi e gli Enotri in Calabria, è infine possibile visitare musei dedicati all’argomento e che raccolgono testimonianze, reperti e resti di questi popoli straordinari. È ad esempio il caso del Museo dei Bretii e del Mare a Cetraro e il Museo di Torre Mordillo a Spezzano Albanese, quest’ultimo inaugurato nel 2016 a completare la ricchezza archeologica del sito di Torre Mordillo.
Impossibile non rimanere estasiati di fronte alle collezioni conservate presso il Museo Archeologico dei Bretii e degli Enotri e nel Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, entrambi fiori all’occhiello dell’offerta museale di Cosenza. Piccole eccellenze del settore che non potevano mancare in quella che è stata capitale e culla degli Enotri.
Anche nei suoi immediati dintorni, Cosenza conserva segni della civiltà enotra, come la tomba a camera in Contrada Villanello di un guerriero dei Bruzi e la necropoli di Moio nella contrada omonima.
La necropoli di Moio, rinvenuta negli anni Trenta del Novecento durante la costruzione dell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, è una necropoli di età brettia di cui sono state recuperate circa 70 tombe a fossa ricoperte di tegole “alla cappuccina”. A differenza di quanto detto a proposito della necropoli di Torre del Mordillo, quella di Moio sembra essere organizzata per gruppi famigliari, con le tombe di uomo, donna e bambino vicine tra loro. Un elemento in più che arricchisce e rende ancora più interessante questo eccezionale viaggio nella Calabria archeologica.
