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Enoturismo, eventi e giovani: la via della Calabria verso uno sviluppo economico che passa dal territorio  

PaesiOnLine intervista l'assessore regionale Gianluca Gallo: dal Vinitaly and the City al sostegno per i giovani, le strategie regionali che riportano al centro le eccellenze territoriali

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Regione con un profondamento radicamento territoriale e tradizionale, la Calabria ha da qualche tempo accettato la sfida di un nuovo posizionamento turistico, produttivo ed economico. Per farlo, uno dei veicoli di maggiore interesse per le autorità e il comparto economico è quello dell'agricoltura e dell'enoturismo, realtà che possono rappresentare al meglio la ricchezza di questo territorio all'estremo sud geografico del Bel Paese. Una strategia che passa attraverso eventi di carattere nazionale, digitalizzazione del settore e spinta al recupero delle politiche giovanili. Per scoprire di più sulla via calabrese verso la valorizzazione delle eccellenze territoriali, PaesiOnLine ha incontrato l'assessore regionale GianlucaGallo, a cui fanno capo le deleghe ad agricoltura e relative attività di promozione, ivi incluse le fiere nazionali ed internazionali in materia, risorse agroalimentari, forestazione, aree interne, minoranze linguistiche e trasporto pubblico locale.

Quali sono i pilastri del nuovo piano regionale per posizionare i vini calabresi nei circuiti del turismo nazionale ed internazionale?

La strategia che stiamo portando avanti parte da un principio molto semplice, non dobbiamo più vendere soltanto il vino calabrese: dobbiamo raccontare la Calabria attraverso il vino. In questi anni il nostro comparto vitivinicolo è cresciuto moltissimo, sia sotto il profilo qualitativo sia nella capacità delle aziende di presentarsi sui mercati. Adesso dobbiamo fare un ulteriore salto in avanti: mettere insieme vino, territorio, cultura, archeologia, paesaggio e turismo. È esattamente la strada che abbiamo intrapreso con manifestazioni come Vinitaly and the City - Calabria in Wine, che nel 2026 ha avuto appuntamenti a Sibari e Reggio Calabria, e con il Merano WineFestival in Calabria. Strumenti attraverso i quali portiamo operatori, visitatori, stampae buyer a conoscere direttamente i territori nei quali quei vini nascono. A Sibari, ad esempio, agli eventi rivolti al pubblico abbiamo affiancato incontri B2B con buyer internazionali, proprio per trasformare la promozione anche in opportunità commerciale per le cantine. Lo abbiamo detto più volte: vogliamo combinare il prodotto vino con il prodotto territorio. E i risultati ci confortano, perché aumenta l’attenzione nei confronti delle nostre produzioni e cresce la capacità delle aziende calabresi di confrontarsi con i mercati nazionali ed esteri. Accanto agli eventi c’è poi il sostegno alla promozione vera e propria. Attraverso gli strumenti dell’OCM Vino continuiamo a finanziare investimenti nel comparto e progetti per la promozione dei vini sui mercati dei Paesiterzi. È quindi una strategia che lavora contemporaneamente su qualità, internazionalizzazione, identità e capacità attrattiva del territorio.

Come la Regione Calabria intende supportare concretamente le piccole aziende agricole nel migliorare l’accoglienza in cantina e la digitalizzazione dei servizi enoturistici?

La vera sfida oggi è fare in modo che anche la piccola azienda possa diventare un luogo nel quale il turista non arrivi soltanto per acquistare una bottiglia, ma vivere un’esperienza. Questo significa migliorare gli spazi aziendali, l’accoglienza, i servizi, la capacità di comunicare l’impresa e il territorio e, naturalmente, utilizzare sempre di più gli strumenti digitali. Una piccola cantina calabrese deve poter essere individuata e raggiunta facilmente, deve poter raccontare online la propria storia e consentire al visitatore di conoscere e organizzare l’esperienza prima ancora di arrivare. Gli strumenti della programmazione agricola 2023-2027 vanno proprio nella direzione di rendere le aziende più competitive, moderne e innovative. Abbiamo scelto inoltre dicostruire bandi sempre più settoriali e meno generalisti, perché un’azienda vitivinicola, un’azienda olivicola o un’impresa che voglia sviluppare attività connesse all’ospitalità hanno esigenze diverse e devono trovare misure costruite sulle necessità reali. Non dobbiamo però pensare che digitalizzazione significhi soltanto comprare un computer o realizzare un sito internet. Significa, invece, creare una rete: cantine, strutture ricettive, ristorazione, guide, produttori, Comuni e operatori turistici devono riuscire a presentarsi come riflessi di un’unica esperienza. La Regione può creare le condizioni e mettere a disposizione strumenti finanziari e promozionali, ma rischia di essere nulla senza la partecipazione attiva e diretta delle aziende.

In che modo l’enoturismo può diventare il volano per il rilancio dei borghi della Calabria integrando l’offerta gastronomica con i cammini e il turismo lento?

Credo che questo sia uno dei terreni sui quali la Calabria abbia le maggiori possibilità di crescita. I nostri borghi non possono competere con le grandi destinazioni turistiche sulla quantità. Possono però competere, e vincere, sull’autenticità dell’esperienza. Abbiamo piccoli centri storici, vitigni autoctoni, prodotti agroalimentari identitari, paesaggi mozzafiato, tradizioni secolari e percorsi che possono essere vissuti con tranquillità. È la filosofia che abbiamo voluto sostenere anche attraverso Borgo diVino. A Fiumefreddo Bruzio ho sottolineato proprio questo concetto: valorizzare i borghi partendo dal vino, perché il vino è uno dei racconti più immediati della storia e della cultura di un territorio. Mettere insieme i nostri vini, i saporilocali e la bellezza dei centri storici significa intercettare quel turismo lento che cerca luoghi autentici e non soltanto destinazioni affollate. La prospettiva è quindi quella di costruire itinerari: la cantina, il borgo, il ristorante, il prodotto DOP o IGP, il cammino, il sito archeologico, il paesaggio. Non offerte separate, ma parti dello stesso viaggio. Lo abbiamo sperimentato, una volta ancora, con Vinitaly and the City, mettendo il vino dentro luoghi fortemente identitari come il Parco archeologico di Sibari. Se riusciremo a favorire questa integrazione, l’enoturista non rimarrà in Calabria due ore, come per una degustazione: rimarrà uno o più giorni, dormirà in un borgo, mangerà nei nostriristoranti, acquisterà prodotti, percorrerà un sentiero, visitera’ un museo. E quindi genererà economia diffusa, anche nei territori nei quali difficilmente potrebbe arrivare il turismo di massa.

Sono previsti incentivi o bandi specifici rivolti ai giovani per evitare lo spopolamento e le partenze verso l’estero?

Su questo non parliamo soltanto di intenzioni: abbiamo già messo in campo risorse importanti. Con l’intervento SRE01 – Insediamento giovani agricoltori, nell’ambito del CSR Calabria 2023-2027, siamo partiti con un avviso da 40 milioni di euro. La partecipazione è stata molto significativa: sono arrivate 565 domande. Successivamente abbiamo incrementato le risorse e, con la graduatoria definitiva approvata nel febbraio 2026, abbiamo garantito il finanziamento di tutte le domande risultate ammissibili, per oltre 44,4 milioni di euro, nell’ambito di una dotazione complessiva dell’intervento pari a 70 milioni. Questo a mio parere è un dato estremamente importante, perché dimostra che quando ai giovani viene data un’opportunità concreta, la voglia diinvestire in Calabria diventa concretezza. A breve sarà pubblicato anche un secondo avviso. Il punto, però, non è semplicemente dare un premio perché un giovane apra un’azienda agricola. Vogliamo favorire la diffusione di imprese innovative, economicamente sostenibili, attente all’ambiente e capaci di utilizzare nuove tecnologie e nuovi modelli imprenditoriali. L’obiettivo è fare in modo che un giovane possa scegliere di rimanere in Calabria non per mancanza di alternative, ma perché qui trova la possibilità di costruire un’attività competitiva. Nel comparto vitivinicolo, poi, questo fenomeno è particolarmente interessante. Stiamo vedendo sempre più giovani uomini e giovani donne prendere in mano le aziende delle proprie famiglie, mantenendo le tradizioni e i vitigni identitari maintroducendo contemporaneamente innovazione, nuove forme di comunicazione, attenzione ai mercati esteri e all’enoturismo. È questa la Calabria agricola che vogliamo costruire: radici profonde, ma con capacità di guardare al futuro.

Quali misure sono previste per proteggere i prodotti tipici, con particolare riferimento alle denominazioni DOP e IGP, affinché mantengano un livello qualitativo alto?

La qualità è il nostro principale elemento competitivo e proprio per questo non possiamo permetterci di imboccare scorciatoie che potrebbero rivelarsi rischiose. La Calabria non deve competere producendo di più a qualunque costo. Deve farlo privilegiando qualità, biodiversità, riconoscibilità e legami con il territorio. Le denominazioni DOP e IGP sono fondamentali perché certificano questo rapporto e tutelano contemporaneamente il produttore serio e il consumatore. Un ruolo decisivo lo svolgono i Consorzi di tutela, che la Regione continuerà a sostenere nella loro funzione di valorizzazione e difesa delle produzioni. Abbiamo lavorato, ad esempio, insieme al Consorzio dell’Olio di Calabria IGP introducendo un sigillo di garanziarealizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, proprio per aumentare sicurezza, riconoscibilità e trasparenza nei confronti del consumatore. Ma tutela significa anche tracciabilità. Ho già avuto modo di indicare azioni e misure concrete per rafforzare il sistema regionale di tracciabilità dei prodotti agroalimentari: dobbiamo consentire al consumatore di capire con chiarezza cosa stia acquistando e da dove provenga. Parallelamente dobbiamo continuare a investire nella promozione delle denominazioni. Portare un prodotto IGP o DOP nelle grandi manifestazioni nazionali e internazionali significa spiegare perché quel prodotto è diverso dagli altri, raccontarne il territorio, le caratteristiche e il metodo di produzione. È la strada che stiamo seguendo nelle fiere internazionali,dove la Calabria si presenta sempre più come una regione fondata sulla riconoscibilità, sulla qualità e sulla valorizzazione delle proprie tipicità. La nostra ambizione, in definitiva, è questa: fare in modo che il nome Calabria diventi esso stesso sinonimo di qualità. Per molti anni abbiamo avuto prodotti straordinari che non riuscivamo a raccontare adeguatamente. Oggi le nostre aziende sono cresciute, hanno maggiore consapevolezza e vengono riconosciute anche fuori dai confini regionali. Il compito della Regione è accompagnare questa crescita, difenderne la rinnovata qualità e trasformarla in valore economico per le imprese e per i territori.

 
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