Intervista a Gloria Aura Bortolini, lo storytelling del viaggio dalla TV al web
Visual storyteller, documentarista e volto TV: PaesiOnLine intervista Gloria Aura Bortolini, per parlare di viaggi a 360 gradi
Gloria Aura Bortolini
La nostra fortuna, come operatori del settore turistico, è quella di poter lavorare in un settore che non ha limiti e confini. Il mondo è il palcoscenico da raccontare, promuovere e valorizzare quotidianamente. Un viaggio che dalla scrivania ci porta ai quattro angoli del globo, gli stessi che la protagonista di questa intervista ha conosciuto e raccontato nella sua esperienza professionale.
Gloria Aura Bortolini è un volto noto del piccolo schermo, soprattutto per chi segue i reportage della trasmissione di Rai 3 Kilimangiaro. La sua capacità di visual storytelling è una delle caratteristiche che le invidiamo di più, così come il valore aggiunto che ogni racconto di Gloria riesce a trasmettere. Per il format Le interviste On abbiamo chiesto di più della sua professione a Gloria Aura Bortolini, confrontandoci sui temi del turismo alla luce delle trasformazioni avvenute in questi ultimi due anni, ma anche guardando oltre. Il futuro, le prospettive, i luoghi che maggiormente possono tornare a sorprenderci.
Visualizza questo post su Instagram
Reporter, filmmaker, storyteller: quali sono gli ambiti comunicativi, nella tua esperienza professionale, che ti hanno permesso di raccontare al meglio il mondo che ci circonda?
La mia prima passione è stata la fotografia, mi piace realizzare ritratti per raccontare l'anima delle persone e poi la street photography perché la "strada" è sempre una fonte continua d'ispirazione. Sono passata poi al documentario perché l'altra mia grande passione è il cinema, in particolare il cinema del reale. Nel mio lavoro spazio tra scrittura, immagini, voce, video, a seconda del progetto e del committente. Ho imparato a comunicare con diversi linguaggi, quello televisivo, quello cinematografico, poi il web, i social, ultimamente i podcast.

Dalla TV al web: come è cambiato il modo di raccontare i viaggi negli ultimi anni, soprattutto durante il periodo della pandemia?
Durante il periodo della pandemia, con gli autori del programma Kilimangiaro abbiamo proposto dei viaggi virtuali in tanti musei del mondo, poi libri e film di viaggio e reportage sulle bellezze del nostro paese.
Non potendo andare all'estero, abbiamo valorizzato il turismo di prossimità ed il racconto del territorio in chiave originale, con itinerari insoliti, fuori dai classici circuiti turistici. Sul web ho creato una rubrica "in viaggio con" con interviste a viaggiatori ed è stato un modo per continuare a viaggiare anche da casa.
Visualizza questo post su Instagram
Nel tuo lavoro London Afloat hai descritto un lato di Londra diametralmente opposto alla città delle atmosfere monarchiche e della City sfavillante. Quali esempi hai trovato nel mondo di questo “dualismo” tra lati più e meno noti delle destinazioni di viaggio?
Ho vissuto in tante città del mondo, Londra, Parigi, Barcellona, Buenos Aires, San Paolo e in tutte ho trovato una forma di dualismo: dal divario tra ricchi e poveri del Sud America, all'identità catalana di Barcellona, alla scelta alternativa di vivere in barca a Londra che ho raccontato con London afloat.
Mi piace offrire sempre uno sguardo diverso sulla realtà, che possa generare dibattito, riflessione e che spezzi gli stereotipi. Rimanendo in Italia, penso che Venezia sia un ottimo esempio di dualismo, tra la città cartolina, fatta per i turisti e la Venezia autentica dei veneziani, tra la terra ferma e la vita in laguna. Anche il Giappone è un paese di grandi contrasti.

Viviamo un’epoca di profonde trasformazioni sociali e geopolitiche, che ha reso i viaggiatori più consapevoli. Quali sono, secondo te, le destinazioni che meglio riescono ad aprire gli occhi rispetto a questi cambiamenti in corso?
Per vedere il futuro, che poi è già il presente, la Cina. Io però andrei in Bhutan, un paese che calcola la felicità interna lorda invece del prodotto interno lordo.
