Sospesa a 4 metri d’altezza come un guardiano antichissimo, la Roccia dell’Elefante è uno di quei luoghi che scuotono la mente ancor prima degli occhi. Si trova a pochi chilometri da Castelsardo, lungo la SS?134 verso Sedini, nella suggestiva località di Multeddu. Scoprire questo capolavoro naturale significa immergersi in un territorio dove geologia, mito e storia preistorica dialogano con potenza.
Qui la Natura ha creato fantasmatiche creature di pietra, e l’uomo ha lasciato segni di memoria. Passeggiando attorno al grande elefante, si realizza che ogni luogo ha una voce invisibile – e prontamente l’eco delle antiche domus ti rimbomba dentro.
Una forma che sorprende: l’elefante inaspettato

Il masso, di trachite e andesite color ruggine, si è staccato in epoche remote dal vicino Monte Castellazzu e, modellato da vento e pioggia, ha assunto la forma di un pachiderma seduto, con proboscide ben definita. Edoardo Benetti, studioso vissuto tra Ottocento e Novecento, ne intuì la figura, attribuendola all’"elefante", prima che il passaggio della strada la rendesse celebre. Prima del 1914, la chiamavano con reverenza “Sa Pedra Pertunta”, la pietra traforata, per via della sua sagoma scavata e percorsa da grandi cavità. Così, senza artifici, la Natura costruisce forme che evocano creature gigantesche, dandoci l’impressione di essere transitati nella savana più remota… e nello stesso tempo vicino al cuore della Sardegna.
La roccia dell'elefante, un tesoro archeologico

Ma la Roccia dell’Elefante non è solo un’opera d’arte geologica: al suo interno custodisce due Domus de Janas, tombe preistoriche risalenti al Neolitico (tra 3400?a.C. e 2700?a.C.). Scavate in momenti successivi su livelli differenti, queste cavità erano usate come sepolture, con corridoi d’accesso (dromos), anticelle e celle funerarie. Nella Tomba II, quella inferiore, spicca la protome bovina scolpita, simbolo di una cultura antica che celebrava la fertilità e il culto taurino. Queste strutture ipogee – parte di una rete di tombe scavate nella roccia vagamente ripetute in tutta la Sardegna – ci raccontano dell’importanza dei riti, della cura nei dettagli, del legame con ciò che veniva considerato sacro e dell’immortalità dell’anima, simbolicamente riposta nelle «case delle fate».
