Hai mai sentito parlare del Canyon dello Scoppaturo? Sembra uscito da un film western ma si trova in Abruzzo
È l’Ovest in miniatura sotto il Gran Sasso, dove la roccia racconta storie di acqua e di vento e il cinema ha trovato la sua verità
Unisce orizzonti larghi e spazi stretti; alterna praterie d’alta quota e forre che tagliano la luce; la geologia calcarea offre paesaggi che la macchina da presa ama. Non è l’Arizona, ma suona come l’Arizona quando il vento corre nella gola e la piana vibra sullo sfondo. Il Canyon dello Scoppaturo è una porta d’ingresso a un Abruzzo epico e sobrio: la grandezza di una natura che si offre senza clamore e la semplicità di un sentiero che si lascia percorrere a passo lento. Sull’altopiano di Campo Imperatore, il Canyon dello Scoppaturo (o della Valianara) è un taglio nel paesaggio abruzzese che, a prima vista, ha qualcosa di familiare per chi sogna gli Stati Uniti del West. Non è suggestione: qui i registi degli spaghetti-western hanno trovato per decenni una natura capace di impersonare deserti e badlands d’oltreoceano. Eppure siamo nel cuore dell’Appennino, dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra i comuni di Castel del Monte e Calascio. Un altrove vicino, perfetto per un weekend di paesaggi “americani” senza uscire dall’Italia.
Dov’è (e perché assomiglia ai canyon americani)
Il Canyon dello Scoppaturo corre quasi nascosto lungo il margine meridionale della piana di Campo Imperatore, a circa 1.500–1.600 metri di quota. È un corridoio roccioso modellato dall’erosione in un contesto geologico dominato da calcari e dolomie: la natura carsica del Gran Sasso ha prodotto forre, gole, doline e grotte che qui, complice la luce tersa dell’altipiano, ricordano scenari dell’Ovest. Manca la scala monumentale dei parchi USA, certo; ma linee, colori e secchezza dell’aria evocano le stesse emozioni del “grande fuori”. Il paragone con i canyon americani viene naturale quando, dal prato ondulato, si entra nella gola erbosa e sassosa: le pareti si stringono, il fondo è chiaro, la luce rimbalza sui profili frastagliati. Non acaso,suimaterialidel Parco lo Scoppaturo è descritto come solcato da “guglie rocciose dalle forme evocative” e collegato alla Grotta della Valianara, che aggiunge un tocco leggendario al percorso.
Il set perfetto: dallo Scoppaturo al mito di Trinità
Se quel déjà-vu vi punge, c’è una ragione cinematografica. Negli anni Settanta Campo Imperatore divenne un set naturale per i western all’italiana: “Lo chiamavano Trinità…” (1970) e il sequel “…continuavano a chiamarlo Trinità” (1971) furono girati estensivamente sull’altopiano, proprio per la sua capacità di “fingere” l’Old West. Le schede ufficiali delle location lo confermano: deserti, alte praterie, vegetazione rada – tutto in Abruzzo. Molte camminate odierne allo Scoppaturo attraversano luoghi associati alle scene più amate, e lungo la SS 17bis non è raro imbattersi in richiami espliciti alla saga.
Anatomia di un canyon appenninico

Tecnicamente, lo Scoppaturo è una forra calcarea scavata dalle acque meteoriche e dai deflussi di versante. La geologia del Gran Sasso – calcari e dolomie – favorisce forme carsiche e incisioni nette; a Campo Imperatore, un antico modellamento glaciale ha lasciato depositi e superfici dolci su cui la pioggia ha inciso canali e nicchie. Il risultato è un micro-canyon lungo e sinuoso, con imbocchi ampi e stringimenti che cambiano a ogni curva. In giornate limpide, la pietra chiara abbraccia la luce e l’effetto è da “cinema naturale”. A rendere lo Scoppaturo ancora più iconico c’è la Grotta della Valianara, un anfratto che si apre poco dopo l’ingresso nella gola a cui sono legate diverse leggende locali. Il luogo ha un che di teatrale,speciequandolaluce radente disegna l’imboccatura della cavità e le sagome dei massi sembrano totem. È il punto giusto per sedersi, ascoltare il vento e realizzare quanto questo canyon sia intimo: un paesaggio “grande” ridotto alla scala del passo.
Come si raggiunge il Canyon dello Scoppaturo e da dove si parte
Il punto di accesso più immediato si trova lungo la SS 17bis, la strada che taglia Campo Imperatore e collega Fonte Vetica e Lago Racollo: da qui si imbocca la gola in pochi minuti di cammino. In alternativa si può organizzare un anello con partenza/arrivo da Castel del Monte o dalla zona dei ristori di Fonte Vetica (Mucciante e Giuliani), trasformando l’esperienza in una passeggiata tra piani erbosi, canyon e pascoli. Il Cammino del Gran Sasso, trekking in più tappe, attraversa lo Scoppaturo nella tratta tra Campo Imperatore e Castel del Monte: un buon riferimento se volete inserire il canyon in un itinerario più lungo.
