I suoi tetti rossi si vedono anche da lontano: in Basilicata per scoprire un piccolo borgo davvero speciale
Rivello in Basilicata è un tuffo nell'italica bellezza, tra storia, fede e arte
Rivello non si lascia scoprire in fretta. Si concede lentamente al visitatore, come fanno i posti che hanno molto da raccontare. Il borgo appare all'improvviso, incastonato tra i rilievi del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano, Val d’Agri e Lagonegrese, affacciato sulla Valle del Noce. Capace di regalare, fin dal primo sguardo, una sensazione netta: qui il tempo ha imparato a rallentare.
Tre colli, tetti rossi, centro storico e imperdibili scorci
Siamo nella Basilicata occidentale, in provincia di Potenza, a circa venti chilometri da Maratea e dal Mar Tirreno. La strada che conduce al borgo si snoda tra le alture lucane ed è già parte dell'esperienza. Curve morbide, panorami che si aprono all’improvviso, il blu del mare che fa capolino tra i monti. Rivello, con le sue poche migliaia di abitanti, vanta una posizione privilegiata, sospesa tra montagna e costa, pace e vastità.
Il paese si distende su tre colli, come se avesse cercato la forma migliore per dialogare con il paeaggio circostante. Le case, addossate le une alle altre e riconoscibili per i tetti rossi, creano un'rmonia architettonica rara, quasi spontanea. Dall'alto, lo sguardo corre libero fino alle spiagge marateote. Dal basso, Rivello sembra vegliare sulla valle come un antico custode.
Camminare nel centro storico significa perdersi tra vicoli, scalinate, improvvisi slarghi e scorci sempre diversi. Ogni angolo offre una prospettiva nuova, ogni passo invita a fermarsi, osservare, fotografare. Ma Rivello non è solo bellezza paesaggistica. E' borgo che custodisce una storia antica e stratificata, fatta di incontri, contrapposizioni e rinascite.
Le origini antichissime, la doppia anima del borgo e la curiosità sull'ultimo feudatario locale
Le sue origini risalgono all'Alto Medioevo, ma i numerosi reperti archeologici rinvenuti nella contrada detta "Città" raccontano una storia ancora più remota. Rivello sarebbe infatti l'erede dell’antica città lucana di Sirinos, esistente già in epoca preromana. Nel Medioevo, il borgo si divide nettamente in due quartieri: quello superiore, abitato dai cosiddetti bardàv’ti, legati alla chiesa di rito latino di San Nicola di Bari, e quello inferiore, dei cosiddetti bardàsci, fedeli alla parrocchia di rito greco di Santa Maria del Poggio.
Questa doppia anima è rimasta impressa persino nella toponomastica. "Fonte dei Lombardi" e "Piazza dei Greci" ricordano le due etnie che diedero longevità al paese. Da un lato i Longobardi, insediatisi dopo le invasioni barbariche; dall'altro i Greci, probabilmente giunti dalla vicina Velia dopo la sua distruzione ad opera dei Saraceni.
Non è un caso che una delle ipotesi più suggestive sull'origine del nome Rivello lo faccia derivare da Re-Velia, cioè "Velia rinata". Il motto del comune lo ribadisce ancora oggi: Iterum Velia renovata Revellum, “Una volta Velia, rinnovata in Rivello”.
Nel corso dei secoli, Rivello fu feudo di grandi famiglie come i Sanseverino, i Ravaschiero e i Pinelli. Nel XVIII secolo, però, riuscì a riscattarsi e a diventare città libera, una "Università". Curioso è l'atto con cui l’ultimo feudatario, Oronzo Pinelli, cedette il feudo nel 1719: oltre a 55.000 ducati, pagabili a rate, pretese che ogni anno lui e i suoi eredi ricevessero quattro cantari – circa 89 kg ciascuno – di salami artigianali "di ogni bontà", prodotti a Rivello. Un dettaglio che racconta, meglio di molte parole, la fama e la qualità delle tradizioni gastronomiche locali, vive ancora oggi.
Il Settecento fu il secolo d'oro del borgo: crescita demografica, immigrazione, attività fiorenti come l'artigianato orafo e del rame, esportate anche all’estero. Poi arrivarono le difficoltà: l'occupazione francese, l'instabilità politica, e successivamente l'Unità d’Italia, che portò con sé brigantaggio, miseria e una massiccia emigrazione verso le Americhe. Dopo la Seconda guerra mondiale, un nuovo esodo condusse molti rivellesi verso il Nord Italia e l'Europa, soprattutto tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta.
Il culto religioso profondamente diffuso e alcuni edifici di grande valore storico-architettonico
Nei secoli, Rivello ha conservato un patrimonio storico e artistico sorprendente.La profonda religiosità della comunità ha lasciato un segno indelebile nel tessuto urbano. Il simbolo più prezioso è il Convento di Sant'Antonio, edificato a partire dal XVI secolo e situato nella parte bassa dell'abitato, nella zona del Piano del Lago, dove un tempo si estendeva un residuo lacustre risalente al Pleistocene. Nel Convento l'arte è presente in numerose eccellenti espressioni, è una meta fissa per il visitatore.
Altro punto cardine è la citata chiesa di San Nicola di Bari, di origine medievale, ampliata e sopraelevata nel XVIII secolo sulle rovine dell'antico castello. La facciata è impreziosita da una scenografica scalinata settecentesca in pietra locale. All'interno si conservano tele del Settecento, tra cui una Madonna del Rosario di Paolo De Matteis, e affreschi ottocenteschi.
Sulla sommità del colle Poggio si erge, come una fortezza, la sopra accennata chiesa di Santa Maria del Poggio. La struttura originaria, la Cappella di San Giovanni, risale all'Alto Medioevo. L'edificio fu poi ampliato e rimaneggiato fino al XVIII secolo, assumendo forme barocche. Al suo interno si conservano un fonte battesimale del XVI secolo e un polittico del XVII secolo. Oggi la chiesa è chiusa per restauro a causa dei danni subiti dal sisma del 9 settembre 1998. Tra le numerose chiese del borgo, ricordiamo, tra le altre, anche la chiesa dell’Assunta, di San Giuseppe, dell’Immacolata Concezione, di Santa Barbara di rito ortodosso, del Purgatorio, di San Vincenzo, della Madonna del Sovereto e della Madonna del Popolo, a picco sul fiume Noce.
Rivello è tutto questo. Storia antica e memoria viva, fede e arte, natura e silenzio, panorami che tolgono il fiato e dettagli che restano nel cuore. Un borgo che non si attraversa soltanto, ma si vive. E che, una volta scoperto, invita inevitabilmente a tornare. Per riscoprirlo ancora.
