Il balcone della Ciociaria, il borgo sulle nuvole più bello del Lazio
Nel cuore della Ciociaria più verde, Castro dei Volsci è la risposta al desiderio di scoprire il lato più autentico di questo luogo affascinante
Protetto dal Monte Calvilli, bagnato dal fiume Sacco e benedetto dalla casualità che qui volle dare i natali, un secolo fa, a uno dei più grandi attori del cinema italiano. Immerso nel cuore verde e rilassante del Basso Lazio, in quella Ciociaria che è da sempre un invito ai tempi lenti e al turismo di riscoperta, questo borghetto disteso sul crinale di un colle fa bella mostra di sé al visitatore più attento. Castro dei Volsci non è solo una meta da fine settimana, quanto piuttosto un inno alle tradizioni e alla cultura che caratterizzano il nostro retaggio comune. Per una gita fuori porta dal sapore (o meglio, dal sapore e dal sapere) insolitamente piacevole.
Un po' di storia
L'antica Castro dei Volsci condivide, come molti dei comuni vicini, una origine antichissima e probabilmente ancora antecedente al predominio di Roma. Ce lo dimostrano dei resti di antiche mura, come quelle visibili ad Anagni e le cui imponenti dimensioni gli sono valse l'appellativo - storicamente inaccurato - di ciclopiche. Non c'erano giganti a costruirle, ma molto più semplicemente la loro resistenza e l'imponenza dimostrano una conoscenza dell'architettura e dell'ingegneria le cui tracce si vedono ancora oggi dopo quasi 3000 anni. Del profilo di Castro come lo si ammira oggi è possibile scoprire qualche edificio religioso, le due chiese consacrate ai culti di Sant'Oliva e San Nicola, entrambe arricchite da interessanti opere d'arte che risalgono a più periodi storici, e costruite rispettivamente nel X secolo e addirittura nel VI secolo, sebbene oggi si presentino entrambe con un aspetto più contemporaneo.
La Mamma Ciociara

Questo borgo del frusinate ha un legame molto stretto con la cinematografia. Non solo Manfredi, di cui vedremo in seguito, ma c'è un monumento la cui storia è richiamata anche nel celebre film La Ciociara, che portò al successo mondiale la splendida Sophia Loren. La zona di Castro dei Volsci, e più in generale tutto il Basso Lazio, furono segnate nel 1944 dalle violenze delle truppe francesi che, durante la Liberazione, riguardarono soprattutto le truppe di soldati provenienti dal Marocco. Le marocchinate lasciarono sul campo centinaia di vittime e migliaia di donne e bambini violati, e proprio queste vicende vennero raccontate nel film diretto dal maestro Vittorio De Sica.
Per ricordare il sacrificio delle donne nella difesa dei propri figli, nel 1964 venne realizzato il Monumento alla Mamma Ciociara, su progetto di Fedele Andreani ed epigrafe di Carlo Minnocci. Un simbolo delle atrocità della guerra, ma anche un omaggio ideale a quella Ciociaria che è mamma protettiva per i suoi figli e per chi ne abbraccia le innumerevoli bellezze.
Ricordando il grande Nino Manfredi
Nino Manfredi non sarebbe stato lo stesso senza Castro dei Volsci, e Volsci sarebbe oggi più povera senza il suo abitante più famoso. Non solo un mosaico nei pressi della sua casa natale, per ricordarne - nel 2021 - il centenario della nascita ma anche il Premio Nino Manfredi, nato nel 2023 per premiare i giovani che si distinguono nel cinema e nella musica. Proprio due delle sette arti in cui il poliedrico, divertente e indimenticato artista ciociaro eccelleva. Ed è passeggiando per il borgo che ci si ritroverà, quasi per caso, a canticchiare la sua Tanto pe cantà, canzone nel 1970 che può essere senza dubbio annoverata tra gli stornelli romani più amati dal pubblico.
Un territorio ricco di panorami (e di gusto)

La cucina tipica di Castro dei Volsci è un inno alla genuinità. Ci troviamo del resto nel Lazio, una regione che di piatti d'autore ne ha a bizzeffe, ma qui ci si discosta dalla tradizione romana per abbracciare i legumi, la carne ovina e soprattutto i formaggi. Non lontano da Castro c'è infatti Amaseno, celebre per la sua gustosissima mozzarella di bufala, magari da provare insieme al pane di Veroli o alle ciambelle di Morolo e di Sora. Il tutto, bagnato da un buon bicchiere di Cesanese del Piglio. E così, dopo un lauto pranzo, si continueranno a percorrere i vicoli di Castro dei Volsci, che quasi all'improvviso si aprono in un trionfo di panorami a 360 gradi sulla Valle del Sacco e sui borghi vicini. Del resto, basta a salute e un par de scarpe nove, come cantava Nino Manfredi.
