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Il borgo delle 100 isole a un'ora da Trieste: una meta di mare dove ancora oggi si parla italiano  

Tra vicoli in pietra, tracce veneziane e un Adriatico punteggiato di piccoli isolotti, questo borgo istriano conserva un legame storico e linguistico sorprendente con l’Italia.

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Affacciata su un arcipelago di isolotti e scogli, Vrsar – Orsera in italiano – è uno di quei borghi istriani che rivelano il meglio di sé a passo lento, tra salite in pietra e scorci improvvisi sull’Adriatico. Dal centro storico arroccato lo sguardo scivola oltre i tetti, raggiunge il porto e continua sulle piccole isole che punteggiano il mare, spiegando perché qui si parli spesso di “borgo delle 100 isole”, più come immagine evocativa che come dato geografico. In questo spazio relativamente raccolto convivono collina, marina, calette rocciose e un paesaggio marino frammentato, ideale per chi ama alternare passeggiate, bagni e uscite in barca. Allo stesso tempo, Vrsar racconta una storia istriana fatta ditracceveneziane, bilinguismo croato-italiano e una minoranza italiana ancora presente. Un mix che, per un viaggiatore dell’Italia nord-orientale, può trasformarsi facilmente in una fugace gita in giornata o in un weekend dal sapore familiare ma diverso.

Vrsar, piccolo borgo istriano tra collina, porto e Adriatico

Il borgo delle 100 isole a un'ora da Trieste: una meta di mare dove ancora oggi si parla italiano

Per capire davvero Vrsar bisogna allontanarsi dal porto e risalire verso il nucleo antico, abbarbicato su una collina che domina la costa occidentale dell’Istria. Il paese storico è un intreccio di vicoli, case in pietra, scalinate e minuscoli slarghi, una tipica scenografia istriana dove il mare resta sempre sullo sfondo, pronto a riapparire a ogni curva.

Qui la posizione elevata non nasce per il piacere del panorama, ma per ragioni difensive: controllare il mare, il porto sottostante e il territorio circostante era essenziale. Oggi, quel punto di vista privilegiato regala invece al viaggiatore una lettura immediata del paesaggio: sotto la marina, davanti l’arcipelago di isolotti, alle spalle la lunga storia di una penisola contesa, dove nomi italiani e croati continuano a convivere.

Vrsar non ha le dimensioni di Rovigno o Parenzo: è un borgo raccolto, che si visita senza fretta in poche ore, ma che vale la pena osservare in momenti diversi della giornata, quando il flusso di visitatori cala e le sue pietre tornano protagoniste.

Arcipelago di isolotti, Canale di Leme e mare istriano

Davanti al porto di Vrsar il mare si frammenta in una costellazione di isolotti, scogli e piccole baie che spiegano l’immagine turistica del “borgo delle 100 isole”. Non significa che il comune conti davvero cento isole amministrativamente proprie, ma che il colpo d’occhio sull’Adriatico è quello di un arcipelago minuto, quasi disegnato a mano.

Tra i lembi di terra che emergono dall’acqua spicca Sveti Juraj, San Giorgio, isola facilmente riconoscibile, insieme ad altri piccoli scogli che proteggono insenature e calette. Una delle esperienze più interessanti è la navigazione costiera: le escursioni in barca, variabili per durata e percorso, permettono di leggere questa geografia dal mare, con stop balneari o passaggi vicino alle aree naturali più tutelate.

Poco più a sud si apre il Canale di Leme, o Lim, lunga insenatura che penetra nell’entroterra istriano e che spesso viene descritta impropriamente come fiordo. Le rive verdi, l’acqua che si incunea tra le colline e le tonalità mutevoli del mare ricordano paesaggi nordici, ma la sua origine geologica è diversa. In tutta l’Istria occidentale, comunque, bisogna aspettarsi coste prevalentemente rocciose, piattaforme naturali, ciottoli e solo raramente lunghe spiagge sabbiose.

Lingua italiana, storia istriana e tracce veneziane

Il borgo delle 100 isole a un'ora da Trieste: una meta di mare dove ancora oggi si parla italiano

Vrsar non è solo mare e isolotti: è anche uno dei luoghi dove la storia complessa dell’Istria diventa visibile nel quotidiano. Sentire parlare italiano, leggere insegne bilingui o trovare il nome Orsera accanto a Vrsar non è un vezzo turistico, ma il risultato di secoli di rapporti tra popolazioni romanze e slave, dominazioni diverse e una lunga stagione di influenza veneziana lungo questa costa adriatica.

L’Ottocento e soprattutto il Novecento hanno aggiunto capitoli dolorosi: cambi di confine, guerre, l’esodo di gran parte degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia. Nonostante questo, oggi in Croazia esiste ancora una minoranza nazionale italiana strutturata, con istituzioni, scuole e associazioni, e in vari comuni istriani il bilinguismo croato-italiano è riconosciuto a livello ufficiale.

Nel paesaggio urbano di Vrsar questa stratificazione si legge nella toponomastica, negli echi architettonici dei secoli veneziani e nella lingua che ogni tanto riaffiora. Per il viaggiatore italiano è una familiarità che rassicura, pur restando dentro il quadro della Croazia contemporanea, entrata nell’euro e nello spazio Schengen, quindi più accessibile rispetto al passato.

Come organizzare una gita o un weekend a Vrsar da Trieste

Il borgo delle 100 isole a un'ora da Trieste: una meta di mare dove ancora oggi si parla italiano

Da Trieste a Vrsar ci sono poco più di cento chilometri, a seconda dell’itinerario prescelto. Sulla carta il viaggio potrebbe sembrare “da un’ora”, ma la realtà cambia con stagione, traffico e code verso la costa istriana: nei sabati estivi lo spostamento può allungarsi sensibilmente. Meglio quindi partire presto, soprattutto se si punta a concentrare in una sola giornata centro storico e mare.

Per una gita giornaliera la strategia ideale è arrivare in mattinata, visitare il borgo alto nelle ore più fresche e scendere poi verso porto e calette. Il centro antico si esplora a piedi: salite e pavimentazioni richiedono scarpe comode, mentre per raggiungere alcune zone balneari o il punto di partenza delle escursioni in barca può servire l’auto o una camminata supplementare. Parcheggi, tariffe e eventuali limitazioni vanno verificati sul posto o sui canali ufficiali turistici.

Chi dispone di un intero weekend può usare Vrsar come base per esplorare anche Parenzo, Rovigno e il Canale di Leme, mantenendo distanze contenute. L’estate garantisce il massimo dei servizi, ma giugno e settembre offrono spesso un equilibrio migliore tra meteo, mare e affollamento. La sera, dal borgo alto, il profilo del porto illuminato e degli isolotti restituisce quella sovrapposizione di mare, pietra e storia che rende Vrsar diversa da tanti altri centri dell’Adriatico.

 
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