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Il borgo meglio conservato del Sud Italia che è sfuggito a tantissimi: si respira un'aria diversa   

Una piccola realtà che vanta un legame molto speciale con la Francia

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C'è un angolo di Puglia che brilla di luce propria. Un borgo che ha scelto di vivere la vita seguendo i suoi ritmi, senza legarsi alla frenesia del mondo che lo circonda. Un posto speciale perché unico nel suo genere, dove il tempo sembra essersi fermato, circondato dal verde e dall'anima di una terra che non dimentica, né rinnega, le sue radici. 

Il borgo di Faeto

Questo piccolo angolo di paradiso nel Sud Italia si chiama Faeto. Un borgo da poco più di 600 abitanti in provincia di Foggia, alle porte della Puglia: una zona di confine, perché nei suoi dintorni c'è tanta Campania con le province sia di Avellino che di Benevento. Per raggiungere il centro abitato c'è bisogno di salire un po' di quota, fino a toccare gli 800 metri sul livello del mare: sorge qui il piccolo comune di Faeto, il secondo più alto della regione Puglia, disegnato sui monti della Daunia nell'alta valle del Celone. 

Una minoranza speciale

In pochi conoscono il legame tra Faeto e un dettaglio molto speciale che vede protagonista la regione Puglia e, in particolare, questa zona dei Monti Dauni. Questo borgo infatti, insieme alla piccola realtà di Celle San Vito, costituisce una minoranza francoprovenzale: si tratta di un'isola linguistica, denominata Daunia arpitana, dove si parla un dialetto legato alla lingua romanza parlata nella Francia orientale, nella maggior parte della Svizzera e in alcune parti dell'Italia settentrionale.

L'origine di questo legame non è stata chiarita dal punto di vista storico, con diverse ipotesi che sono state tramandate nel corso del tempo: dalla correlazione con la dominazione di Carlo I d'Angiò sul regno di Sicilia al legame con i valdesi instaurato nel 1400. Un particolare che rende questo luogo ancor più speciale e unico nel suo genere. 

Le bellezze di Faeto

C'è un luogo a Faeto che custodisce secoli di storia del borgo e della vita che si respira sui Monti Dauni. Si tratta della Casa del Capitano, una struttura quattrocentesca che un tempo era la residenza del governatore del borgo e che, secondo la tradizione locale, ha ospitato anche il capo dei briganti. L'accesso all'interno della struttura, attraverso un portale in pietra, ci porta verso il Mu.Civi.Te, ovvero il museo civico che ospita la mostra permanente dedicata alla storia degli insediamenti locali, dalla preistoria al medioevo. Un racconto che passa tra i reperti archeologici di epoca preistorica, romana e medievale. 

Spicca nel cuore di Faeto anche la splendida chiesa madre del SS. Salvatore, costruita nel XVI secolo per volere di papa Pio V con lo scopo di combattere e contrastare la diffusione del protestantesimo. Nasce da qui, secondo alcune fonti, il legame con la lingua francoprovenzale. Nella seconda metà del Cinquecento, infatti, a Faeto si stabilì una comunità valdese di origine francese e, si pensa, sia stata attratta proprio dalla minoranza linguistica del posto. Un simbolo della storia del luogo anche la taverna di San Vito che in epoca medievale ha svolto il ruolo di osteria per i pellegrini della via Francigena, poi restaurata nel 1269 per volere di Carlo I d'Angiò. 

Per gli amanti della natura

Per chi ama stare a contatto con il verde, a pochi chilometri dal borgo sorge il bosco di Faeto, una selva naturale d'alto fusto situata lungo la dorsale appenninica che ha ottenuto una notevole rilevanza ecologica e che costituisce un sito di interesse comunitario. Nel bosco di Faeto, anche chiamato bosco Difesa, è possibile trovare soprattutto cerri e faggi con la presenza di diversi alberi monumentali oltre a salici, pioppo e frassini con un orto botanico custodito nel cuore del bosco. Tra le specie animali invece spicca il lupo appenninico ed è notevole la presenza di uccelli e anfibi: il posto ideale in cui riconnettersi con la natura.

 

 
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