Il cibo come motore di sviluppo sociale: intervista a Stefania Baldinelli, vicedirettrice dell'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale
La cultura italiana e le sue declinazioni in progetti che uniscono intangibile e verificabile: il racconto dei progetti istituzionali rivolti al patrimonio nazionale
Il recente riconoscimento, da parte dell'UNESCO, della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'Umanità ha riportato al centro del dibattito sociale e culturale l'importanza di mettere in campo delle politiche attive per la salvaguardia dell'enorme patrimonio di cultura, nella molteplicità delle sue forme, che fa dell'Italia un paese straordinariamente ricco in questo senso. A condividerne strategie, oltre a mettere in campo strumenti per la valorizzazione di ciò che ci rende così speciali, dal 2007 è nato l'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, una struttura in seno al Ministero della Cultura che, attraverso progetti ad hoc, eventi e partecipazione a iniziative terze, permette di gettare le basi di un più ampio sistema di tutele per la culturaitaliana. Per scoprire di più sulle attività dell'ICPI, con particolare riferimento al ruolo che ha nella promozione della cultura enogastronomica del Bel Paese, PaesiOnLine ha intervistato la vicedirettrice dell'Istituto, la dottoressa Stefania Baldinotti.
Quello che l’ICPI racconta è un patrimonio immateriale, eppure ben radicato nella quotidianità delle italiane e degli italiani da millenni. In che modo questi mondi, che alternano la filosofia dell’essere alla tangibilità del prodotto, si incontrano e dialogano anche a livello divulgativo e di promozione culturale?

Stefania Baldinotti, vicedirettrice dell'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale
L’ICPI, salvaguardando le innumerevoli declinazioni di quello che definiamo patrimonio immateriale, conserva, ma soprattutto raccoglie, anche memorie di saperi antichi, fatti di gesti e parole tramandati, di tecniche che sopravvivono attraverso il sapere del corpo e delle mani; siano oggetti artigianali o prodotti destinati all’alimentazione, gli oggetti che da quei gesti prendono forma, diventano tangibili, quotidiani, così familiari da sembrare sempre esistiti. Riuscire a raccontare insieme il gesto e l’oggetto, il loro dialogo profondo al pubblico è una sfida continua che l’ICPI realizza ad esempio attraverso connessioni con l’arte contemporanea, la video arte e l’arte performativa. Un progetto che ci ha fatto crescere molto in questadirezioneèstato“Racconti invisibili”, un percorso espositivo che ha portato il patrimonio immateriale italiano nel mondo, secondo un format in cui le opere di artisti e videoartisti contemporanei dialogavano con opere più tradizionali dell’antropologia visiva come la fotografia ed il documentario.
Tra i partner del progetto GeCA – Geoportale della Cultura Alimentare vi sono atenei, centri studi ed enti di ricerca che hanno fatto del patrimonio enogastronomico il loro fulcro operativo. In che modo e con quali iniziative si può diffondere l’idea che il cibo sia un veicolo di sviluppo professionale, economico e sociale?

Il progetto GeCA - Geoportale della Cultura Alimentare contribuisce a diffondere l'idea che l’enogastronomia sia un volano di sviluppo a 360 gradi: la conoscenza approfondita della storia di un vitigno o la tecnica di lavorazione di un formaggio o un sistema di cottura tradizionale supera l’idea di folklore e diventa un valore aggiunto che rende il lavoro nel settore primario e nel turismo culturale estremamente consapevole e moderno. Il patrimonio culturale enogastronomico nel progetto GeCa diventa un patrimonio "parlante" e grazie alla georeferenziazione di prodotti, ricette, tradizioni, musei, il Geoportale trasforma un semplice prodotto localeinunadestinazioneturistica. Lo storytelling culturale attira visitatori consapevoli, pronti a investire in esperienze autentiche. Questo crea una ricaduta economica diretta sulle piccole comunità e sui produttori custodi della biodiversità. Il cibo è inclusione e memoria, mangiare è un atto culturale che ci definisce a livello identitario. Rafforzare questa identità aiuta le comunità ad essere consapevoli del proprio patrimonio e del proprio ambiente e può attivamente contrastare fenomeni come lo spopolamento dei piccoli borghi e incrementare sistemi virtuosi di salvaguardia dell’ambiente basati su modelli di consumo sostenibili.
Insieme ad eventi culturali e progetti di divulgazione, ICPI è impegnata nella realizzazione e partecipazione di eventi e iniziative che vogliono rendere il mondo enogastronomico accessibile alla maggior parte della popolazione. Come nascono questi format e in quale modo contribuiscono alla mission dell’Istituto?

L’ICPI da diversi anni sta promuovendo il GeCA con iniziative di presentazione, differenziate a seconda del contesto. Negli anni passati sono state organizzate diverse presentazioni presso gli Istituti Italiani di Cultura, con una conferenza descrittiva del sito e dei suoi contenuti, accompagnata da assaggi di prodotti o piatti tipici della tradizione regionale. L’ICPI, poi, come partner culturale dal 2021 sta partecipando ai vari eventi organizzati da Slow Food Italia, con l’allestimento di un desk informativo e l’organizzazione di panel tematici su vari aspetti trattati dal GeCA.
Infine, in collaborazione con il Gruppo Valica, dal 2025 il GeCA partecipa a eventi come Borgo diVino in tour e la Fiera dei Sapori d'Italia.
