Il curioso caso della tomba di Dante Alighieri: se pensavi si trovasse a Firenze, dovrai ricrederti
Firenze è la città a cui Dante è legato in modo indissolubile, ma il grande poeta fiorentino riposa nel cuore di Ravenna
Un piccolo tempietto di stile neoclassico, sormontato da una cupola, una costruzione di piccole dimensioni: a dispetto dell’aspetto sobrio e che dà poco nell’occhio, quella che vedi è proprio la Tomba di Dante, che si trova nella città dove il Divin Poeta morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, dopo esservi stato accolto – esiliato da Firenze – a trascorrere i suoi ultimi anni di vita.
La Tomba di Dante e la ‘zona dantesca’

Arrivato al cospetto della Tomba di Dante sarai ‘salutato’ all’ingresso da un bassorilievo quattrocentesco che rappresenta il poeta assorto in lettura davanti ad un leggio, e da una lampada votiva che è invece del Settecento e che ha la particolarità di ardere alimentata da olio d'oliva dei colli toscani, dono che la città di Firenze fa ogni anno il 14 settembre, anniversario della morte del poeta. La tomba di Dante non si trova in un punto qualsiasi della città di Ravenna, ma in quella che è comunemente nota come ‘zona dantesca’, in cui trovano posto altri luoghi che ne celebrano la figura come il giardino con il Quadrarco e i chiostri francescani col Museo Dantesco. Il tempietto se ne sta proprio accanto alla Basilica di San Francesco nel centro della città di Ravenna, basilica dove si tennero i funerali di Dante, ultimo saluto ad una delle figure più importanti della poesia e della letteratura italiana. Non c'è quindi un motivo particolare per cui il Sommo Poeta fu seppellito a Ravenna, ma semplicemente perché morì in questa città dopo essere stato esiliato da Firenze. Era appunto il 1321, ma il suo riposo, per molti anni, non è stato dei più sereni.
Firenze e Ravenna, una storia di intrighi

Per molti anni Firenze ha reclamato che le spoglie del poeta tornassero nella sua città natale, e stava quasi per riuscirci quando successe un evento decisamente imprevisto. La delegazione fiorentina mandata in missione a Ravenna si trovò davanti un sarcofago… vuoto; attraverso un foro che collegava il chiostro della basilica con la tomba, i monaci francescani si appropriarono delle spoglie di Dante perché non cadessero nelle mani dei fiorentini. Per anni, dunque, tutti i passanti che facevano visita alla Tomba di Dante andavano ad omaggiare una tomba in realtà vuota. Il mistero fu svelato solo nella seconda metà dell’Ottocento, quando un operaio ritrovò per caso l’urna di legno trafugata in una parete del Quadrarco di Bracciofortedurante dei lavori di manutenzione al convento di cui si stava occupando. La cassettina venne salvata dalla distruzione grazie all’intervento di un giovane studente, Anastasio Matteucci, che tradusse l’iscrizione in latino che diceva “Queste le ossa di Dante da me collocate in data 18 ottobre 1677”. A quel punto, tuttavia, la città di Firenze si era rassegnata a non recuperare mai più la tomba dantesca, e si accontentò di dedicargli una statua in piazza Santa Croce di fronte alla chiesa omonima.
