Il migliore al mondo si produce qui: è un borgo speciale che guarda dall'alto tutta la regione
Navelli, il bel borgo si racconta tra storia e tradizione, offrendo il suo bene più prezioso: lo zafferano
A circa trenta chilometri dall'Aquila, nel cuore degli altopiani interni che da lui prendono il nome, Navelli appare all'improvviso, adagiato su un colle come un antico guardiano di pietra. Da lontano sembra una piramide dorata, un intreccio di case e viuzze che si accendono alla luce del sole, mentre sullo sfondo si stagliano i profili solenni della Maiella e del Gran Sasso. Arrivare qui significa rallentare, respirare, lasciarsi sorprendere.
Le case, costruite in pietra grigia, si affacciano su stradine strette e tortuose, dove i gradini sono scavati direttamente nella roccia viva. Ogni angolo racconta una storia, ogni muro conserva il segno di mani antiche. Eppure, c'è un colore che più di ogni altro definisce l’anima del borgo: il rosso intenso dello zafferano, l'"oro" che nei secoli ha reso celebre Navelli.
Navelli è considerata la "porta dei parchi", trovandosi tra il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco naturale regionale Sirente-Velino, ed è inserita tra I Borghi più belli d'Italia.
Storia e cose da vedere nel borgo di Navelli
L'origine del nome Navelli resta avvolta nel mistero. Secondo alcuni deriverebbe da nava, "conca", per indicare l'avvallamento dove sorse il primo insediamento. La tradizione popolare, invece, racconta di un antico Novelli, nato dall'unione di nove ville in un unico castello attorno al X secolo, poi divenuto Navelli dopo la partecipazione degli abitanti alle Crociate in Terra Santa, come suggerisce lo stemma del paese.
La storia del borgo affonda le radici nel VI secolo a.C., quando i Vestini si stabilirono nell'area dove sorgeva il vicus Incerulae. I terremoti, nel 1456 e nel 1703, e la peste del 1656 sono stati eventi tragici per Navelli. Ma tra XVI e XVII secolo, grazie al commercio dello zafferano importato dalla Spagna e amatissimo nelle cucine rinascimentali, Navelli si espande, si arricchisce, si veste di palazzi eleganti e dettagli raffinati. Alla fine dell'Ottocento, con la crisi della pastorizia e il nuovo sistema viario nazionale, molti abitanti emigrano e il paese inizia a spostarsi verso valle.
Passeggiare oggi nel nucleo antico significa attraversare secoli di vita. Il seicentesco Palazzo Santucci è sorto sulle rovine della fortezza medievale. Due scalinate in pietra conducono al loggiato ad arcate, dietro cui si susseguono stanze con monumentali camini e arredi in pietra.
Nel borgo spicca la Chiesa di San Sebastiano, edificata sui resti della primitiva chiesa di San Pelino e restaurata in forme barocche dopo il sisma del XVIII secolo. Il campanile era un tempo torre d'avvistamento del castello. Attraversando Porta Castello, unica superstite delle porte originarie, si entra nella parte più antica del borgo.
Tra palazzi nobiliari come Palazzo Onofri e Palazzo Cappa, con la cappella di San Pasquale, emergono dettagli che raccontano la vita contadina: le tre "pilucce", vasche circolari scavate nella pietra per abbeverare gli asini; i forni comunali; le porte-bottega; le mani scolpite che sembrano indicare la strada.
Fuori le mura si incontrano la chiesa del Suffragio, con i simboli della Confraternita della buona morte (tibie e teschio), Palazzo Mancini-Marchi-Piccioli con la cappella di San Gennaro, e Palazzo De Roccis, detto "del Milionario", con splendidi pavimenti a mosaico. Scendendo si arriva alla settecentesca chiesa del Rosario, che custodisce la Crocifissione del veneziano Vincenzo Damini e l'organo monumentale di Adriano Fedri.
Lo zafferano di Navelli, l'oro rosso
Se c’è un momento in cui Navelli diventa pura poesia, è tra ottobre e novembre. All'alba, nella piana ai piedi del borgo, sbocciano all'improvviso i fiori viola dello zafferano, che spezzano l'equilibrio giallo e rosso dell'autunno. I campi sembrano velluti stesi sotto il profilo elegante del paese.
Lo Zafferano dell'Aquila DOP, riconosciuto DOP nel 2005, cresce qui sano e purissimo. Un tempo usato in medicina e cosmesi, è stato il cuore dell'economia locale e ancora oggi viene raccolto rigorosamente a mano, con gesti antichi che si ripetono immutati nel tempo.
Accanto allo zafferano, il territorio offre uno dei pochi oli extravergini della zona, mandorle e ceci piccoli e saporiti. In cucina, zafferano e ceci sono protagonisti: gnocchetti e ceci, sagnette e ceci, risotto allo zafferano; tra i secondi, costatine d'agnello profumate d'oro rosso. Nei dolci spiccano i cauciunitti (ai ceci o alle mandorle) e i nocci interrati, mandorle ricoperte di zucchero. E per concludere, un liquore allo zafferano che racchiude in un sorso l'essenza di questo borgo.
Navelli non si visita soltanto: si contempla, si assapora, si attraversa lentamente. È un luogo dove la pietra racconta, il viola sorprende e il rosso intenso dello zafferano continua, secolo dopo secolo, a incantare chi arriva fin quassù.
