Il pavimento di questa chiesa è un vero libro aperto di bellezza, ma puoi ammirarlo solo poche volte all'anno
Allegorie, virtù, storia umana in mirabile arte: tutto questo è il pavimento del Duomo di Siena
Siena è un luogo senza tempo, una delle perle della Toscana in un territorio che tipicamente promana bellezza italica. Nobiliare, dalla storia plurisecolare, elegante e aperta al turismo, la città nel cuore di verdi colline, ha un centro storico tutelato fra i Patrimoni dell'Umanità UNESCO. Racchiude un patrimonio artistico e storico eccezionale, che riporta alla memoria i secoli in cui la Repubblica senese era un centro finanziario e culturale di primo piano a livello europeo.
Qui ci sono luoghi che non si lasciano guardare in un solo modo. Il Duomo di Siena è uno di questi: chiede di essere osservato dal basso verso l'alto, e poi dall'alto verso il basso, in un continuo dialogo tra terra e cielo.
La grande bellezza del Duomo di Siena, le tre facciate e il progetto mai completato
Chi arriva in piazza del Duomo resta subito rapito dalla facciata principale. Un trionfo vertiginoso di marmi bianchi e verdi, mosaici dorati, sculture e decorazioni che sembrano vibrare alla luce. È uno dei massimi capolavori dell'architettura romanico-gotica italiana, una soglia che introduce non solo a una chiesa, ma a un universo simbolico e artistico senza pari.
Ma il Duomo di Siena ha più di una facciata, e forse è proprio questo a renderlo unico. Girando intorno all'edificio si incontra una seconda fronte, isolata e sorprendente, affacciata su piazza Jacopo della Quercia. È il celebre "facciatone", ciò che resta di un progetto grandioso e mai portato a termine: nel Trecento, Siena sognava di costruire una cattedrale ancora più imponente, usando l'attuale Duomo come semplice transetto. Poi arrivarono la peste nera e il declino della Repubblica, e quel sogno rimase incompiuto.
Oggi, però, quel fallimento è diventato un privilegio. Il facciatone è un balcone sospeso sulla città, percorribile dai visitatori. Da un lato la Torre del Mangia, così vicina da sembrare a portata di mano. Dall'altro il campanile striato del Duomo. E sullo sfondo, oltre i tetti, le colline toscane che si perdono all'orizzonte.
Come se non bastasse, sul retro del complesso monumentale si apre una terza facciata, in piazza San Giovanni. È l'ingresso del Battistero, che custodisce al suo interno un fonte battesimale rinascimentale di straordinaria bellezza, circondato da un ciclo di affreschi che raccontano l’inizio della vita cristiana.
Entrare nel Duomo significa però soprattutto guardare in basso, il pavimento delle meraviglie
Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice pavimento: è un racconto di marmo, un tappeto simbolico che attraversa sei secoli di storia, dal Trecento all'Ottocento. Si estende per circa 1.300 metri quadrati e si compone di 56 riquadri, chiamati tarsie, che decorano la navata centrale, il transetto e il coro.
Giorgio Vasari, che di capolavori se ne intendeva, lo definì senza esitazioni "il più bello, grande e magnifico che mai fosse stato fatto". E basta uno sguardo per capirne il motivo.
Le prime tarsie furono realizzate con la tecnica del graffito: lastre di marmo bianco incise con scalpello e trapano, con i solchi riempiti di stucco nero per creare disegni netti e contrastati. In seguito, l'opera si fece sempre più sofisticata grazie al commesso marmoreo, una tecnica che accosta marmi colorati come fossero tessere di un mosaico. Domenico Beccafumi ne fu il massimo interprete, riuscendo a ottenere effetti di luce e ombra simili al chiaroscuro del disegno.
Sotto i piedi scorrono storie sacre e profane, episodi biblici e figure mitologiche, allegorie della sapienza e della virtù. Ci sono Ermete Trismegisto, simbolo della conoscenza umana; le Sibille, profetesse dell’antichità; la Lupa Senese che allatta Romolo e Remo; la drammatica Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni; le Storie di Mosè, il Sacrificio di Isacco e la Storia di Giuditta, che ricordano per intensità pittorica le opere di Paolo Uccello.
Uno dei riquadri più affascinanti è il Monte della Sapienza, realizzato dal Pinturicchio nel 1505: una salita simbolica verso la virtù e la serenità interiore, dove la figura femminile di Angelica rappresenta la Fortuna che governa il destino degli uomini, con lineamenti che evocano la Venere di Botticelli.
Marmi locali, la storia nelle tre navate e la limitata "scopertura" al pubblico
Il pavimento utilizza marmi locali, il grigio più semplice e il prezioso marmo giallo, entrambi provenienti dalla Montagnola Senese. Le tre navate raccontano la cultura umanista greco-romana che avrebbe preannunciato l'avvento di Cristo; sotto la cupola prendono forma le storie dell'Antico Testamento; ai piedi dell’altare, la Madonna e il Salvatore.
Per proteggerlo dall'usura, questo capolavoro resta coperto per gran parte dell'anno con pannelli speciali. Viene scoperto solo in un periodo limitato, generalmente dalla fine di agosto fino a metà ottobre, dopo il Palio dell'Assunta. È allora che il Duomo si svela completamente, offrendo ai visitatori uno spettacolo irripetibile.
Visitare il Duomo di Siena significa compiere un viaggio completo: dalla pietra al cielo, dal Medioevo al Rinascimento, dalla fede alla conoscenza. Un luogo dove nulla è casuale, dove ogni marmo parla, e dove la bellezza non si limita a farsi ammirare, ma invita a il visitatore a tornare.
