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Il suo nome ricorda un buonissimo formaggio, ma saranno le sue 100 torri a fartene innamorare  

Salers racconta la Francia più autentica, tra torri ultrasecolari e formaggi squisiti

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Salers non è un semplice villaggio francese. È un borgo di pietra scura sospeso tra cielo e monti, nascosto tra le alture del Cantal e protetto da un paesaggio fatto di vulcani antichi e silenzi immensi. Arroccato a mille metri d'altitudine nel Parco Naturale Regionale dei Vulcani dell'Alvernia, Salers sembra uscito da un dipinto del Rinascimento, tale e quale nei secoli, con le sue case in lava grigia, i tetti in losa e i palazzi del XV e XVI secolo che raccontano al visitatore, storie di nobili, viaggiatori e cavalieri.

Appartenente all'associazione Les Plus Beaux Villages de France, Salers è un luogo dove ci si può perdere — e, soprattutto, dove vale la pena farlo.

Architettura locale e storia, Salers è un tipico borgo transalpino

Passeggiare tra i vicoli medievali di Salers è come camminare dentro un romanzo antico: la Porta du Beffroi e la Porta de la Martille sono oggi i due guardiani rimasti dell'antica cinta muraria, memorie silenziose di un'epoca in cui la città era un fortilizio inespugnabile. La torre civica del XV secolo, conosciuta come tour de l'Horloge, svetta elegante sopra una via commerciale e ricorda a chi arriva nel borgo, che qui il tempo non scorre: si custodisce.

A fine Quattrocento, quando Salers divenne capoluogo del baliato delle Alte Montagne d'Alvernia, la prosperità portò famiglie borghesi a costruire splendide dimore. Ancora oggi si possono ammirare la maison de Bargues con il balcone scolpito nella pietra vulcanica, la maison Renaissance del Comandante di Mossier - detta dei Templari - con la sua galleria gotica diventata museo, e poi la Ronade, Flageac, Bertrandy, Blaud-Lacombe e molte altre, ognuna con cortili nascosti, finestre bifore, torrette e incisioni simboliche che sembrano messaggi in codice provenienti da un lontano passato.

Nel cuore del villaggio si trova la piazza Tyssandier-d'Escous, un salotto a cielo aperto circondato da palazzi rinascimentali e dall'inconfondibile architettura in pietra vulcanica nera. Salers, però, non vive solo di bellezza civile: la chiesa di Saint-Mathieu - Monumento Storico - custodisce arazzi d'Aubusson del XVII secolo e una suggestiva Deposizione policroma del 1495, vera gemma della scultura religiosa transalpina.

Pochi passi oltre le ultime case e dal piazzale del Barrouze si apre un panorama mozzafiato sulle valli del Maronne, del Rat e dell'Aspre, un mare verde punteggiato da pascoli e boschi che abbraccia l'orizzonte. Poco distante, sulla strada che conduce al Pas de Peyrol, merita una sosta la cappella di Notre-Dame-de-Lorette, luogo di pellegrinaggio dall'austero fascino neobizantino.

Torri, mucche rosse e un formaggio che vale un viaggio

Salers non è solo un borgo da osservare: è un luogo da assaporare. Da queste montagne nasce una razza bovina iconica, la mucca Salers, simbolo vivente della regione. Il suo latte, raccolto solo nei mesi in cui gli animali pascolano liberi sulle erbe alpine, dà vita al formaggio Salers AOP, una rarità prodotta da soli sei allevatori con metodi antichi. La sua crosta ruvida racchiude un cuore compatto, aromatico, con note erbacee e sfumature terrose che parlano di pascoli, vento e altitudine.

A soli tre chilometri dal villaggio, nel sito Les Burons de Salers, si può degustare il formaggio accompagnato dall'aperitivo Salers alla genziana - una combinazione che profuma di tradizione, montagna e lentezza.

E poi ci sono loro: le torri. Non grattacieli né strutture monumentali moderne, ma torrette, porte fortificate, campanili e case-torri che punteggiano il villaggio dando l'impressione di trovarsi in una piccola fortezza fantasy. È per questo che Salers è soprannominato "il paese delle torri": un intreccio di architettura medievale, pietra vulcanica nera e tetti appuntiti che trasformano ogni angolo in una scenografia da fiaba.

Salers non è solo un posto da vedere: è un luogo da ricordare. Un villaggio che non si visita, ma si vive. Portando con sé un ricordo che vale tutta la vita.

 
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