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In Italia c'è un eremo nella roccia, ed è spettacolare  

Sembra scolpito nella roccia. La sua storia e le sue immagini sono incredibili

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L’Abruzzo è una terra sorprendente sotto tanti punti di vista, da quello prettamente naturalistico fino ad arrivare a preziose cittadine d’arte e storia, passando per luoghi che sono fondamentali testimonianze storiche del territorio.

È proprio in questa ultima ‘categoria’ che rientra l’Eremo di Santo Spirito a Majella, un suggestivo santuario dal fascino tanto potente quanto disarmante, che già da lontano colpisce per la sua spettacolare posizione. L’eremo è, infatti, scavato in una parete di roccia, con il quale sembra effettivamente essere un tutt’uno, quasi a strapiombo sul vuoto e dunque caratterizzato da una bellezza davvero unica.

È un santuario incastonato nella roccia, che emerge come un sogno tra il verde dei boschi e delle vallate circostanti, in un contesto naturale silenzioso e che invita alla meditazione e al raccoglimento.

 

 

Dalla Porta del Cielo alla Scala Santa

Il primo passo nella visita dell’Eremo di Santo Spirito è l’ingresso nella piccola chiesa, a cui si accede mediante una porta in legno scolpita a mano che reca in alto la scritta ‘Porta Coeli’, la Porta del Cielo. Un messaggio significativo, che racchiude la valenza religiosa e spirituale del luogo e che al tempo stesso ne evidenzia la magia celestiale.

A lato della chiesa, salendo lungo la cosiddetta Scala Santa, si arriva all’Oratorio della Maddalena, luogo dal quale si ammirano i migliori panorami sulla valle sottostante in un irresistibile connubio di spiritualità e natura.

 

 

La storia dell'eremo, tra sfortuna e recuperi

La storia dell’Eremo di Santo Spirito è indissolubilmente legata a quella di Pietro da Morrone, meglio conosciuto come Papa Celestino V, che vi arrivò a metà del Duecento e che decise di ristrutturare l’edificio ad uso dei numerosi eremiti che sceglievano questo delicato luogo ameno come luogo in cui ritirarsi e pregare.

La conformazione stessa del luogo è un invito alla vita solitaria, aspetto confermato anche da Petrarca nella sua opera De Vita, dove si descrive l’eremo come di un posto particolarmente adatto all’ascesi spirituale.

L’eremo di Santo Spirito ha vissuto, nel corso della sua storia, vicende alterne e altrettanto alterne fortune. Inizialmente monastero della Congrega dei Celestini, col tempo perse questa sua funzione per cadere in uno stato di quasi totale abbandono, con i beni che custodiva al suo interno trasportati nella chiesa di Roccamorice (comune di cui l’eremo fa amministrativamente parte).

È solo sulla fine dell’Ottocento che l’Eremo di Santo Spirito viene riaperto al culto, e agli occhi dei fedeli, con la sua struttura composta e di grande importanza, che è del resto valso al santuario il riconoscimento di ‘monumento italiano’.

 

 

Cosa vedere oggi

Oggi l’eremo fa bella mostra di sé con la già citata chiesa, la sagrestia e i suggestivi resti del monastero distribuiti su due piani, di cui sono ancora visibili luoghi come le celle dei monaci e la foresteria. Sono stati riportati all’eremo anche le opere d’arte e i beni che erano stati trasferiti a Roccamorice, come i dipinti della Madonna, una statua lignea di Cristo e un busto di papa Celestino V.

Di grande impatto la visita nella parte bassa della chiesa, il nucleo originario dell’eremo che si presenta scavato nella roccia e che custodisce ambienti interessanti quali la Stanza del Crocifisso e la stanza dove sembra alloggiasse Pietro da Morrone, oltre alle stanze di sepoltura dei principi Caracciolo di San Buono.

L´Eremo di Santo Spirito rimane uno dei maggiori luoghi di culto della Majella e tra i più suggestivi d’Italia, e scolpito nella roccia com’è rimane anche uno dei più scenografici.

 
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