In Italia esiste un’altra Venezia, e si trova in Umbria
Un piccolo gioiello che attira migliaia di visitatori, rimasto fedele alla sua identità tradizionale
È molto più piccola, certo, meno conosciuta della Venezia originale, eppure altrettanto incredibile, deliziosa, con una forma e un ritmo di vita a passo d’uomo. È un borgo tutto a sé, assolutamente da mettere in lista se non si conosce, o, semplicemente, se non si ha ancora avuto l’occasione di visitare. Un microcosmo di vicoli, pietre e ruscelli che scorrono ininterrotti tra case, piazze e antichi opifici; il fiume che alimenta questo spettacolo è il Menotre, che qui trova la sua massima espressione nella sorgente di Capovena. Qui, nel cuore dell'Umbria, l’acqua non è solo un elemento naturale, una fonte d’attrazione o uno spunto d’ispirazione per qualche fotografia; al contrario, qui, nei secoli l’acqua è stata in grado di plasmare la vita, il lavoro, e perfino l’immaginario stesso della comunità.
Rasiglia e il suo anfiteatro naturale
Rasiglia, frazione del comune di Foligno, è un minuscolo borgo di montagna adagiato a 650 metri di altitudine; il paesino emerge da una conca verde, da cui fa capolino come una bomboniera. Le case in pietra chiara, addossate le une alle altre, disegnano un reticolo armonioso, che sembra seguire il percorso delle acque, come se fosse stato l'elemento liquido a decidere per l’uomo dove costruire, dove aprire una piazza o dove scavare un vicolo. La sua particolare conformazione, che ricorda una mezzaluna, permette al visitatore di vedere il borgo come da una platea naturale, insomma, come se ci si trovasse di fronte a un piccolo anfiteatro montano. Entrando nel centro storico, poi, si rimane colpiti già dal primo passo, e questo perché non si è affatto preparati ad accogliere uno scenario simile: il silenzio c’è, però è rotto continuamente dal rumore dei ruscelli; l’aria è fresca, e la certezza che si ha è quella di un luogo rimasto miracolosamente intatto, lontano dalla frenesia e dal chiasso della modernità.
La storia dell’acqua: dai mulini agli opifici
Negli anni, l’acqua non è stata per Rasiglia soltanto una presenza suggestiva, ma anzi, al contrario, si è contraddistinta come la vera forza motrice del borgo.
Fin dal Medioevo, le sorgenti alimentavano mulini, gualchiere per la lavorazione della lana, tintorie, follatoi, e perfino opifici per la produzione di energia idraulica. Esempi concreti ne sono i mulini Accorimboni, Silvestri – ancora visitabili –, così come quelli Angeli e Ottaviani, i lanifici – Tonti e Accorimboni –, e varie altre tintorie che si dedicavano alla lavorazione di stoffe pregiate.
Inutile dire che, oltre allo scenario, è proprio questa perfetta convivenza tra natura e ingegno umano a rendere Rasiglia un unicum nel panorama non solo umbro, ma anche italiano. Il borgo viveva, e, volendo, potrebbe ancora vivere, grazie all’acqua; attività, famiglie, vicoli: nulla sfugge, o meglio, tutto segue il ritmo e la portata dei flussi. Ad oggi, la memoria si conserva anche grazie alle ricostruzioni, alle visite guidate, e soprattutto all’enorme cura degli abitanti, che, lungi dal dimenticare il passato, hanno trasformato l’intero paese in un museo diffuso.
Le sorgenti di Capovena: dove il borgo vive e rinasce
Capovena è il cuore liquido di Rasiglia, la sorgente che sgorga limpida e impetuosa tra la roccia viva e che alimenta tutte le canalizzazioni del borgo. Circondata da piccole vasche, ponticelli, e scorci fotogenici che cambiano luce e colori di stagione in stagione, Capovena è stata, nel corso degli anni, il pilastro della prosperità di Rasiglia, costituendosi, infatti, come il principale motore di tutta quella serie di attività idrauliche che l’hanno resa celebre dentro e fuori lo Stivale, dai mulini ai lanifici, dalle tintorie agli opifici d’ogni genere.
Purtroppo, nonostante le sue peculiari caratteristiche, anche la Venezia umbra, del resto come molti altri borghi italiani, nel Novecento aveva conosciuto un progressivo spopolamento e la conseguente crisi delle attività tradizionali, circostanze che sembravano averla consegnata a un inesorabile declino.
Sono stati, però, negli ultimi anni, l’impegno degli abitanti, il mantenimento dell’autenticità, e soprattutto la capacità di valorizzare il patrimonio più prezioso, cioè l’acqua, a garantire al luogo una lenta ma vigorosa rinascita. A guardarla oggi, Rasiglia è un piccolo gioiello che attira migliaia di visitatori; un luogo che, oltre al pregio di essere rimasto fedele alla sua essenza di borgo silenzioso e genuino, ha goduto, innanzitutto, di una grande fortuna: vantare, fra le sue fila, una parte di popolazione che, qui, ha scelto di rimanere e di investire.
