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In Italia no, all'estero sì. La strana Pasqua 2021 del turismo oltre frontiera  

Un corto circuito tra norme nazionali ed europee permette di viaggiare all'estero. Mentre dal 3 al 5 aprile tutta Italia sarà zona rossa

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Spostarsi da un comune all’altro no, ma andare all’estero in vacanza sì. È l’apparente paradosso nel quale tutti i cittadini italiani – in realtà, anche moltissimi provenienti dai paesi europei – si ritrovano in questi giorni che precedono la Pasqua.

Una festività che, come il 2020, sarà di fatto blindata, con tutta l’Italia in zona rossa. Chiusi negozi, bar e ristoranti e spostamenti non autorizzati se non per motivi di salute, lavoro o necessità. Ma con un’eccezione: dalle 5 alle 22, all’interno della propria regione, si potrà raggiungere l’abitazione privata di parenti o amici per una “visita di cortesia” nel contesto del periodo festivo.

Curiosamente, però, una nota informativa del Ministero dell’Interno ha chiarito un loophole che va avanti da giugno 2020, ovvero la possibilità di recarsi all’estero per motivi di turismo. Sì, perché dopo il primo lockdown generalizzato dello scorso anno, la riapertura dell’area Schenghen non ha mai subito interruzioni.

Ecco perché è possibile spostarsi all’estero (anche in zona rossa)

Il caposaldo dell’integrazione europea, ovvero la rimozione di ogni limitazione agli spostamenti dei cittadini comunitari, funge dunque da scappatoia per viaggiare fuori dall’Italia. Addirittura, come ha chiarito il dicastero guidato dall’ex prefetto Luciana Lamorgese, potendo raggiungere lo scalo aeroportuale più vicino anche in zona rossa e arancione, nelle quali – come dicevamo – non si può uscire dal proprio comune se non per gravi e comprovate esigenze.

A fare luce sulla situazione, che a tratti potrebbe sembrare decisamente poco chiara, è la richiesta di chiarimenti che ASTOI (Associazione dei Tour Operator in Italia) ha presentato al Viminale, e sulla quale non è intervenuta solo la ministra Lamorgese, ma anche il titolare della Farnesina, Luigi di Maio.

Il ministro degli Esteri ha infatti precisato che, anche se il governo “chiede di rimanere a casa e non spostarsi”, chiunque “va all’estero e rientra deve fare un tampone all’andata e al rientro”, poiché rientra “nelle regole della mobilità europea”. Fino a poche ore fa, però, non era prevista una vera e propria stretta per chi avesse scelto di recarsi fuori dall’Italia nel periodo pasquale.

Con un’ordinanza firmata nella mattinata del 30 marzo, il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto che arrivi e partenze dai paesi dell’Unione Europea siano trattati con una quarantena obbligatoria di 5 giorni al rientro e l’obbligo di sottoporsi, al termine del periodo di isolamento, a un tampone (non è chiaro se rapido o molecolare) per accertare la negatività al Coronavirus.

L’ordinanza, che avrà validità da mercoledì 31 marzo a martedì 6 aprile (il giorno successivo al Lunedì dell’Angelo), potrebbe scoraggiare molti viaggiatori a non allontanarsi dai confini nazionali. L’idea non convince però il numero uno di Astoi, Pier Ezhaya, per il quale “si rende difficile andare all’estero”, sfavorendo aziende italiane che devono affrontare “le gravissime perdite dell’ultimo periodo”.

Vacanze fuori dall’Italia? Ecco dove è possibile viaggiare

L’ultimo DPCM emanato dal premier Mario Draghi, il 2 marzo scorso, chiarisce i limiti entro i quali i nostri connazionali possono spostarsi all’estero anche per turismo. I paesi stranieri sono suddivisi in cinque “fasce di rischio”, indicate progressivamente con le lettere A, B, C, D, E a seconda delle restrizioni in vigore.

Nessuna limitazione, se non quelle valide per il territorio nazionale, per coloro che scelgono di spostarsi verso Città del Vaticano e Repubblica di San Marino. Lo spostamento è infatti solo politico, ma si rimane de facto entro i confini nazionali.

Pressoché tutti i paesi europei, a eccezione del Regno Unito, rientrano nell’elenco C, ovvero nei quali è permesso recarsi senza specificare il motivo, ma con obbligo di test molecolare/antigenico da effettuare a 48 ore dalla partenza. In questo elenco ricadono, tra gli altri: Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, salvo le dipendenze di questi stati al di fuori dell’Europa continentale.

Teoricamente è possibile recarsi anche in paesi extra-UE (elenco D), come Australia, Thailandia o Corea del Sud, ma solo accettando di sottoporsi, al rientro, a un isolamento fiduciario per due settimane. Non sono infine ammessi per motivi di turismo, ma solo per necessità di salute o lavoro, gli spostamenti nei paesi dell’elenco E, che include la Gran Bretagna, il Brasile e il Giappone.

Attenzione in ogni caso anche alle regole dei singoli stati: si può partire, ma non è detto che all’arrivo si potrà proseguire il viaggio senza limitazioni o senza obbligo di sottoporsi a controlli e quarantena.

 
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