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In Lombardia c'è una centrale idroelettrica Liberty ai piedi di un castello con una storia che vale la pena scoprire  

Tra le rive di un fiume e le mura di un’antica fortezza, un edificio dei primi del Novecento racconta l’incontro tra architettura, industria ed energia.

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A Trezzo sull’Adda il paesaggio dell’Adda racconta, in pochi metri, secoli di storia molto diversi tra loro. In alto resistono i ruderi del castello visconteo, con la grande torre a presidiare lo sperone roccioso. Subito sotto, quasi incastrata nella rupe, la centrale idroelettrica Alessandro Taccani continua a sfruttare la corrente del fiume per produrre energia, come fa ininterrottamente dal 1906. La prima impressione è quella di un edificio monumentale più che industriale, con pareti in ceppo locale, aperture verticali e un profilo che dialoga con le mura medievali. Qui l’architettura di inizio Novecento e la storia dell’industrializzazione lombarda si intrecciano con un contesto fluviale ancoramolto leggibile. Per un viaggiatore curioso di territorio, Trezzo diventa così una tappa capace di unire castelli, archeologia industriale, paesaggi d’acqua e un racconto concreto su come l’Adda abbia alimentato, nel tempo, sia la difesa militare sia la produzione elettrica.

Tra castello visconteo e fiume, un paesaggio costruito sull’Adda

In Lombardia c'è una centrale idroelettrica Liberty ai piedi di un castello con una storia che vale la pena scoprire

Arrivando a Trezzo sull’Adda si coglie subito quanto il fiume abbia modellato il territorio. Il corso dell’Adda disegna una curva stretta ai piedi dello sperone roccioso dove sorgono i resti del castello visconteo, punto strategico medievale per il controllo dei passaggi tra Milano e la Bergamasca. La torre domina la scena e guida lo sguardo lungo il tratto di valle. Proprio sotto la rupe, affacciata sull’acqua, si allunga la centrale idroelettrica Alessandro Taccani. Non è un semplice edificio di servizio, ma un’infrastruttura che dialoga con il paesaggio storico: la scelta dei materiali, la forma delle apertureeilprofilo del tetto cercano un rapporto diretto con il castello. In pochi metri si leggono così almeno due stagioni fondamentali del territorio dell’Adda: la fase militare e quella industriale, entrambe costruite attorno al fiume.

La centrale voluta dai Crespi, tra industria tessile e architettura d’autore

In Lombardia c'è una centrale idroelettrica Liberty ai piedi di un castello con una storia che vale la pena scoprire

La storia della centrale Taccani è legata alla crescita industriale che interessò la valle tra fine Ottocento e primo Novecento. A promuovere il progetto fu Cristoforo Benigno Crespi, imprenditore tessile della stessa famiglia che realizzò il villaggio operaio di Crespi d’Adda. L’obiettivo era chiaro: garantire nuova energia alle attività produttive sfruttando in modo più strutturato la portata del fiume. Per un impianto così delicato dal punto di vista paesaggistico, Crespi si affidò all’architetto Gaetano Moretti, protagonista dell’eclettismo e del primo modernismo italiano. L’incarico non riguardava solo la parte tecnica: la centrale doveva inserirsisottoilcastello senza cancellarne la presenza. Moretti scelse il ceppo dell’Adda come materiale principale, lavorò sulle linee verticali e sul coronamento della facciata per creare una sorta di “cuscinetto” architettonico tra la rupe e il fiume, capace di conciliare impianto produttivo e memoria storica.

Un’architettura industriale tra Liberty, richiami medievali e archeologia industriale

In Lombardia c'è una centrale idroelettrica Liberty ai piedi di un castello con una storia che vale la pena scoprire

Osservata da vicino, la centrale Alessandro Taccani smentisce l’etichetta riduttiva di semplice edificio Liberty. L’impianto mostra alcuni tratti modernisti, ma li miscela con forme neoromaniche, richiami medievali e un gusto tipicamente eclettico. Il risultato è un volume compatto, quasi severo, distante dalle decorazioni leggere e floreali che si associano di solito al Liberty urbano di inizio Novecento. La posizione ai piedi del Castello di Trezzo ha guidato ogni scelta compositiva. Il corpo principale si sviluppa in orizzontale lungo la riva, mentre i volumi più alti riprendono le proporzioni della torre viscontea. Le finestre strette e verticali alleggeriscono la massa muraria,ilcoronamento frastagliato richiama, senza imitarla, la merlatura medievale. Oggi, per chi ha interesse per l’archeologia industriale, la centrale rappresenta un caso esemplare di architettura produttiva progettata come parte integrante del paesaggio fluviale lombardo.

Come funziona oggi la centrale e informazioni utili per la visita

Dietro la facciata storica, la centrale continua a lavorare sfruttando il dislivello e la portata dell’Adda. Una diga convoglia parte dell’acqua verso le prese che alimentano le turbine ad asse verticale, collegate agli alternatori. Qui l’energia dell’acqua viene trasformata in energia elettrica prima che il flusso torni nel fiume tramite il sistema di scarico. L’impianto, aggiornato negli anni Novanta, mantiene una potenza indicata in circa 10,5 megawatt senza snaturare l’aspetto originario dell’edificio. Per il visitatore, la centrale Taccani è oggi una tappa da inserire in un itinerario di giornata tra castello, fiume e archeologia industriale. L’accesso avviene tramite visiteorganizzate, con calendari e modalità che variano di anno in anno e vanno verificati sui canali della Pro Loco di Trezzo sull’Adda e del gestore. La posizione, in via Barnabò Visconti, consente di combinare facilmente la discesa lungo il fiume con la salita al castello, seguendo in pochi passi il filo che lega l’Adda medievale a quello industriale contemporaneo.

 
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