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In Sardegna per scoprire una delle basiliche romaniche più belle d'Italia  

Una testimonianza storica custodita in uno dei luoghi iconici di questa splendida isola, amata dai turisti di tutto il mondo

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Nel cuore della Sardegna, precisamente nella provincia di Sassari, sorge un piccolo borgo dall’anima antica e autentica: Codrongianos (in sardo Codronzànu), arroccato a circa 300 metri di altitudine sui colli del Logudoro. Con poco più di 1300 abitanti, rivela un volto autentico, intessuto di architetture storiche, paesaggi solenni e testimonianze millenarie. In questo luogo il tempo si percepisce lento e articolato, tra bastioni nuragici, tracce della dominazione romana e il magnetismo della celebre basilica romanica di Saccargia.

Alla scoperta di Codrongianos

Visitare Codrongianos significa incontrare nuraghi che cantano storie millenarie e una basilica romanica che rapisce con il bianco e nero del basalto. È scoprire un paese che vive senza spettacolo, ma con dignità, gentilezza, memoria. La fisionomia a mosaico del verde Logudoro ha radici antichissime. In tutto il territorio di Codrongianos, infatti, si contano circa 60 nuraghi, imponenti torri in basalto erette tra il II e III millennio a.C. Tra questi spicca il Nuraghe Nieddu, una torre di undici metri, integra, coronata da una tholos, costruita in basalto scuro. Il contrasto cromatico con i licheni gialli ne conferisce un aspetto cupo e monumentale.

È un’architettura impressionante, che parla di civiltà preistoriche, di comunità e di potere. L’abitato moderno deriva da un castrum romano, fondato nel III secolo d.C. per presidiare la via tra Karalis (Cagliari) e Turris Libisonis (Porto Torres). Da Castrum Gordianus (forse in onore dell’imperatore Gordiano), il nome mutò nel tempo prima in Cotroianu e poi in Codrongianos. Nel Medioevo si articolava in due nuclei: uno alto, cotronianu de susu, e uno basso, cotronianu de josso, oggi centro storico e borgo moderno. Oggi il paese accoglie chi lo visita con strade strette che salgono fino alla chiesa di San Paolo, edificio medievale con campanile ottagonale del 1767 e affreschi seicenteschi di Baccio Gorini e Pantaleone Calvi.

I luoghi da non perdere

Oltre alla Basilica di Saccargia e San Paolo, Codrongianos custodisce la chiesa di Santa Croce, edificio votivo con una tela seicentesca del fiorentino Baccio Gorini raffigurante la Deposizione. Vi sono anche l’antica chiesa di Sant’Antonio di Salvenero, l’oratorio del Rosario e altri piccoliluoghi di culto settecenteschi. Nel cuore del paese, il Ce.Do.C. – Museo e centro documentazione di Codrongianos è ricavato in un palazzo dei primi del Novecento. Suddiviso in tre sezioni, racconta la ricchezza del territorio: archeologia legata a Saccargia, storia locale tra ’800 e ’900, arte liturgica e pittorica sacra. Qui sono conservati retabli medievali, archivi, documenti e immagini che aiutano a comprendere l’evoluzione del luogo, dal giudicato all’Unità d’Italia, fino ai giorni nostri.

Codrongianos è inoltre immerso in un territorio di colline punteggiate da vigneti, uliveti, boschi mediterranei, in una posizione strategica che la rende punto di partenza ideale per escursioni nei dintorni. I nuraghi emergono tra roverelle e ginestre, mentre percorsi in mountain bike e trekking collegano Saccargia, il nuraghe Nieddu, la foresta demaniale di Badde Salighes. Qui l’aria è limpida, l’altitudine regala panorami ampi: da una parte Sassari, dall’altra la costa settentrionale.

La Basilica della Santissima Trinità di Saccargia

A pochi chilometri da Codrongianos, la Basilica di Saccargia è tra le chiese in stile romanico-pisano più celebri d’Italia. Edificata nel 1116 su volere del giudice Costantino I di Torres dopo aver ottenuto una grazia, i monaci camaldolesi vi fondarono un’abbazia. La struttura – in conci alternati di calcare bianco e basalto nero – e la torre campanaria tracciano un ritmo visivo incantevole. All’interno, absidi affrescate, navate semplici, atmosfera raccolta: un luogo dove l’arte religiosa si fa esperienza spirituale. Contrastano affreschi e decori sobri, tra i resti del monastero, evocando la spiritualità medievale. Nel tardo Ottocento la basilica fu restaurata da Dionigi Scano, consolidando marmi, facciata e struttura della volta, restituendo dignità al porticooriginale.

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