L'antica miniera abbandonata delle Marche che ha segnato per decenni la storia di un intero territorio
Una leggenda, delle rovine e un documentario, questo luogo mantiene un fascino unico anche 70 anni dopo la sua chiusura
La miniera di zolfo di Cabernardi è un testimone silenzioso di un pezzo di storia non solo di questo territorio nel cuore delle Marche, ma di un passato che ha segnato il passato - neanche troppo lontano - del nostro Paese. Quando sentiamo parlare di miniere subito il pensiero corre ai nostri migranti in Belgio oppure ai racconti di Verga, spesso ignorando cosa abbiano rappresentato e come abbiano segnato - si potrebbe parlare di seduzione e poi abbandono, come avvenuto per esempio in Sardegna - intere parti dello Stivale. In questo caso siamo a Sassoferrato, una deliziosa località di oltre 6.000 abitanti in provincia di Ancona (qui tutte le info sui tour turistici nella zona del capoluogo delle Marche).
Una terra questa fatta di colline dolci - Leopardi docet -, borghi medievali e paesaggi che sembrano fermi nel tempo. Eppure, per quasi un secolo, questo angolo apparentemente quieto della provincia di Ancona è stato protagonista di una storia industriale potente fatta di sudore, sacrificio e sviluppo economico. Cabernardi è una frazione di Sassoferrato, oggi un abitato tranquillo e silenzioso, ma fino alla metà del secolo scorso è stato un importante centro minerario di cui oggi restano ciminiere, pozzi ed edifici industriali ormai da tempo in disuso. Giusto per rendere l'idea, occorre ricordare che quella di Cabernardi è stata a lungo la più grande miniera di zolfo d'Europa e una delle principali del mondo intero. Questo sito minerario èstatofondamentaleper lo sviluppo industriale dell'italia, visto che lo zolfo estratto è stato utilizzato per la produzione di acido solforico, un elemento fondamentale per concimi, esplosivi, industria chimica e metallurgica. Insomma, il boom industriale ed economico del Belpaese è stato merito anche di questa miniera.
La storia della miniera di zolfo di Cabernardi
Come spesso accade in Italia, anche quando l'argomento non è molto romantico - in questo caso una miniera di zolfo - c'è sempre di mezzo un po' pizzico di romanticismo e mistero. Questo perché a Sassoferrato tutti conoscono la leggenda che sta alla base della miniera di zolfo di Cabernardi: si racconta infatti che un contadino del posto, mentre lavorava i campi, notò che la terra bruciava in modo strano dopo un incendio, con un'altra versione che invece descrive l'uomo come insospettito del fatto che le sue bestie non si abbeverassero in una pozza in quanto l'acqua non era buona. Fatto sta che nella seconda metà dell'800 qui è stato scoperto lo zolfo, così tanto che le attività estrattive sono andate avanti per circa un secolofinoal1952.
In particolare la miniera ha lavorato a pieno ritmo soprattutto negli anni a cavallo tra i due secoli, quando la miniera è passata sotto il controllo prima di grandi società private e poi dello Stato. Soprattutto per decenni Cabernardi è stato un autentico luogo minerario, con tutta la vita della frazione che gravitava attorno alla miniera: ogni giorno erano migliaia gli operai a lavoro, spesso in condizioni durissime e all'interno di gallerie molto pericolose, tanto che furono molte le lotte sindacali da parte dei lavoratori.
La miniera oggi: il museo
Quando la miniera ha chiuso ecco che anche a Cabernardi è andato in scena lo stesso film visto in altre parti del Paese: disoccupazione, abbandono e conseguente emigrazione visto che altro lavoro non si trovava. Nel 1954 così Gillo Pontecorvo - celebre regista della Battaglia d'Algeri - ha deciso di girare Missione Timiriazev, un documentario che ha raccontato la lotta dei minatori del posto focalizzandosi sulla dimensione umana e sociale della vicenda.
Oggi il sito minerario in parte è stato recuperato e trasformato in un museo all'aperto - il Museo della Miniera di Cabernardi - che permette ai visitatori di immergersi nell'atmosfera di quell'epoca che a noi appare così lontana e che invece così non è. Il museo conserva macchinari originali, strumenti da lavoro, fotografie d'epoca e documenti che raccontano la vita quotidiana dei minatori e la storia dell'estrazione dello zolfo. Inoltre è possibile visitare alcune strutture originali tra cui i pozzi e gli edifici industriali, che sono stati messi in sicurezza e resi accessibili al pubblico per un'esperienza a dir poco unica.
