L'eremo immerso nella natura che guarda dall'alto il Lazio: per arrivarci dovrai salire 144 gradini scavati nella roccia
Castel Sant'Elia, il borgo tra le forre della Tuscia con i 144 gradini della fede
Percorrere 144 gradini scavati a mano nel tufo, uno dopo l'altro, significa lasciare lentamente il mondo di tutti i giorni, per entrare in uno spazio sospeso tra natura, silenzio e spiritualità. È il gesto che introduce al Santuario di Maria Santissima ad Rupes, cuore religioso di Castel Sant'Elia, un borgo raccolto e sorprendente, adagiato tra boschi selvaggi e secoli di storia.
Qui, ogni pietra racconta un incontro: tra uomini e santi, tra fede e paesaggio, tra la fatica del lavoro umano e la forza della devozione. E per il visitatore la scoperta rimane impressa nella memoria.
Castel Sant'Elia, il borgo tra le forre della Tuscia
Immerso in un territorio generoso di acqua e vegetazione, Castel Sant'Elia si trova a metà strada tra Roma e Viterbo, a circa 33 chilometri dal capoluogo, arroccato su un pianoro tufaceo che domina la bella Valle Suppetonia. Il paese conta poco più di 2.500 abitanti e si affaccia su una forra scavata nei secoli dal Fosso del Ponte di Castello, creando uno scenario naturale di raro fascino, fatto di pareti scoscese, burroni profondi e boschi attraversati dal fosso della Ferriera.
La valle, selvaggia e silenziosa, custodisce tombe ipogee scavate nella roccia e antichi insediamenti che testimoniano la presenza dei Falisci e degli Etruschi, popolazioni favorite dalla ricchezza agricola del territorio, dove prosperavano vigneti, uliveti e noccioleti. Questi primi nuclei abitativi, i cosiddetti pagi, sorsero in punti strategici come Pizzo e Castel d'Ischi, protetti naturalmente dalle rupi di tufo.
Abbandonata in età romana, quando le grandi vie consolari - Amerina, Flaminia e Cassia - divennero i principali assi di collegamento, la zona tornò a vivere nel Medioevo, durante il pontificato di San Gregorio Magno (590-604). A lui si deve la fondazione del borgo e un episodio rimasto nella memoria collettiva: l'incontro con la regina longobarda Teodolinda, che la tradizione colloca proprio nella grotta di San Leonardo, oggi chiesa rupestre.
Passeggiare nel centro storico di Castel Sant'Elia significa perdersi in un dedalo di vicoli, tra fortificazioni duecentesche, baluardi rinascimentali, la villa settecentesca dei Petretti e numerosi edifici sacri. Non a caso Castel Sant'Elia è conosciuto come il borgo delle 15 chiese, dedicate in gran parte alla Madonna. Tra queste spiccano la chiesa rupestre di San Leonardo, scavata nella parete di tufo sotto l'abitato, e la parrocchiale che custodisce le reliquie dei santi patroni Sant'Anastasio e San Nonnoso, celebrati il 3 settembre.
Il Santuario di Maria Santissima ad Rupes e i 144 gradini nella roccia
Ma è dirigendosi verso la valle che Castel Sant'Elia rivela la sua anima più profonda. Il Santuario di Maria Santissima ad Rupes appare improvviso, incastonato in una grotta tufacea che domina dall'alto tutta la valle. Per raggiungerlo bisogna percorrere un cunicolo di 144 gradini, scolpiti uno a uno nella roccia viva per favorire l'accesso dei pellegrini. Un cammino fisico e simbolico, realizzato alla fine del Settecento in 14 anni di lavoro dall'eremita francescano Fra Giuseppe Andrea Rodio. Morì nel 1819, in fama di santità, e fu sepolto nella tomba che aveva scavato lui stesso accanto all'altare della Madonna.
La storia del santuario affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo. Già nel VI secolo la valle accolse anacoreti che introdussero in Occidente la vita monastica. Molti abbracciarono la regola di San Benedetto, vivendo nelle grotte scavate lungo la rupe, alcune delle quali sono ancora visibili. Sulle rovine di un antico tempio dedicato a Diana, i Benedettini costruirono un cenobio nel 520, poi affidato per breve tempo ai Canonici di Santo Spirito in Sassia.
Nonostante secoli di abbandono, la devozione alla Madonna non si spense mai. San Gregorio Magno scrisse dell'abate Sant'Anastasio, custode del cenobio, e della dolcezza dell'immagine mariana venerata nella grotta. E anche San Pio X, nel 1912, ricordò come questi santi uomini frequentassero assiduamente la Grotta Santa.
Visitare il Santuario di Maria Santissima ad Rupes significa scendere nelle profondità della roccia e, allo stesso tempp, salire interiormente. E quando si risalgono quei 144 gradini, il panorama sulla valle e sul borgo ripaga ogni passo: Castel Sant'Elia appare allora per ciò che è davvero, un'oasi di pace nell'Agro Falisco, dove la storia si intreccia alla fede e la bellezza nasce dall'incontro tra uomo e natura.
