L'isola dell'oro bianco che fece innamorare Cristoforo Colombo si trova più vicino di quanto pensi
In Grecia c'è un'isola che conserva un tesoro ultrasecolare, conosciuto anche da Cristoforo Colombo
Tra le isole dell'Egeo settentrionale esiste un luogo ancora lontano dai maggiori flussi turistici, dove storia, natura e tradizioni si intrecciano da oltre mille anni. Chios, quinta isola più grande della Grecia, sorprende con villaggi medievali fortificati, monasteri bizantini, agrumeti profumati e panorami che si affacciano sul Mar Egeo. Raggiungibile in circa 50 minuti di volo da Atene o in otto ore di traghetto dal Pireo, custodisce un patrimonio unico: il mastice, la preziosa resina che ha reso famosa l'isola in tutto il mondo.
- Il mastice, l'oro bianco che ha plasmato l'identità di Chios
- Architettura, storia e bellezze locali: Chios stupisce ogni visitatore
- Chios e Cristoforo Colombo: quando il mastice ispirò il Nuovo Mondo
Il mastice, l'oro bianco che ha plasmato l'identità di Chios
Se c'è un motivo che rende Chios davvero diversa da qualsiasi altra isola greca, è il mastice, chiamato anche mastiha. Questa risorsa naturale viene estratta esclusivamente da una varietà di lentisco che cresce soltanto nella parte meridionale dell'isola.
Da secoli il mastice rappresenta il cuore dell'economia e della cultura locale. Ancora oggi circa migliaia di produttori, organizzati in cooperative, tramandano tecniche rimaste praticamente immutate dall'epoca bizantina. La raccolta avviene tra luglio e settembre: gli alberi vengono incisi con piccoli tagli orizzontali o diagonali (kentima), dai quali fuoriescono gocce di resina che, una volta solidificate, vengono raccolte e lavorate.
Non sorprende che questa tradizione sia stata inserita nel Patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO. Il mastice viene impiegato in un'infinità di prodotti: liquori, dolci, pane, cosmetici, profumi e preparazioni farmaceutiche, grazie anche alle sue riconosciute proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antiossidanti.
Il modo migliore per conoscere questa storia è visitare i Mastichochoria, i celebri "villaggi del mastice". Sono una ventina di piccoli centri medievali fortificati, costruiti da Bizantini e Genovesi per proteggere il commercio della preziosa resina. Tra i più affascinanti spiccano Pyrgi, con le caratteristiche decorazioni geometriche in bianco e nero (xysta) che ricoprono le facciate delle case; Mesta, perfettamente conservato con le sue abitazioni in pietra che formano una vera cinta difensiva; Olympoi, un dedalo di vicoli coperti da archi; Vessa, raccolta intorno alla sua piazza ombreggiata da un grande platano; e Armolia, altro importante centro della tradizione.
Per comprendere fino in fondo il valore del mastice vale la pena visitare anche il Museo della Mastica, nei pressi di Pyrgi. Attraverso ricostruzioni, filmati e spiegazioni dettagliate racconta come una semplice pianta abbia modellato il paesaggio, l'economia e persino l'identità culturale dell'isola.
Architettura, storia e bellezze locali: Chios stupisce ogni visitatore
Ma Chios non vive soltanto di mastice. La città principale, Hora, conserva ancora il suo imponente castello medievale, costruito dai Bizantini nel X secolo e ampliato dai Genovesi tra il XIV e il XVI secolo. Ancora oggi circa seicento persone vivono all'interno delle mura, tra vicoli, piazzette, caffè e ristoranti. Da non perdere la Moschea Hamidiye, gli antichi Bagni Ottomani, il Palazzo Giustiniani e la passeggiata panoramica lungo le mura orientali.
Fuori dal castello si incontrano la prestigiosa Biblioteca Korais, con oltre 290mila volumi e il Museo Argenti, il Museo Marittimo dedicato alla grande tradizione navale dell'isola, il Museo Bizantino e la Galleria Comunale. Meritano una visita anche il monastero bizantino di Nea Moni, Patrimonio UNESCO celebre per gli splendidi mosaici, il suggestivo villaggio fantasma di Anavatos, gli agrumeti storici della piana di Kambos e alcune delle spiagge più belle dell'isola, come Komi o Karfas.
Chios e Cristoforo Colombo: quando il mastice ispirò il Nuovo Mondo
La storia di Chios incrocia persino quella di Cristoforo Colombo. Secondo la tradizione, il navigatore genovese soggiornò sull'isola in gioventù, quando era sotto il dominio della Repubblica di Genova, e proprio qui maturò parte della sua conoscenza del commercio mediterraneo e delle rotte verso Oriente.
L'importanza del mastice emerge chiaramente anche nei suoi scritti. Nel Giornale di bordo, il 12 novembre 1492, raccontando la scoperta di una resina simile a quella del lentisco a Cuba, scrive di aver visto personalmente gli alberi nell'isola di Scio - il nome antico di Chios - e ricorda come quella resina fosse tanto preziosa da fruttare circa 50mila ducati, sottolineando che si produceva soltanto lì. Poche settimane dopo, l'11 dicembre 1492, torna nuovamente sull'argomento, osservando che il clima più caldo delle nuove terre avrebbe consentito una raccolta anticipata rispetto a quella praticata a Chios, tradizionalmente nel mese di marzo.
Infine, nella celebre lettera del 15 febbraio 1493 indirizzata al tesoriere reale Rafael Sánchez, Colombo promette ai sovrani di poter procurare "mastice quanto ne ordineranno di caricare", ricordando ancora una volta che quello autentico proveniva esclusivamente dall'isola di Scio e che la Repubblica di Genova ne controllava il commercio.
È uno dei tanti dettagli che raccontano quanto questa piccola isola dell'Egeo abbia esercitato, nei secoli, un'influenza ben più grande delle sue dimensioni, trasformando una semplice resina in una ricchezza capace di affascinare mercanti, navigatori e viaggiatori di ogni epoca.
