La bellezza 'tagliente' della Puglia è quella di una piccola spiaggia che è divenuta il Luogo del Cuore degli italiani
Modellato dall’acqua nel corso dei millenni, questo paesaggio custodisce grotte, antichi insediamenti e preziosi corridoi verdi.
Le Lame di Puglia sono uno di quei paesaggi che rischi di attraversare distrattamente, magari in auto lungo una provinciale, senza immaginare di costeggiare un corridoio naturale lungo decine di chilometri. Sono incisioni scavate dall’acqua nella roccia calcarea delle Murge, dirette verso l’Adriatico, che intrecciano natura, agricoltura e storia rupestre. Non sono spiagge, non sono gole spettacolari come le gravine, ma vallate dolci dove muretti a secco, filari di ulivi e macchia mediterranea raccontano secoli di lavoro paziente sul territorio. Nell’estate 2026 queste lame hanno conquistato il primo posto provvisorio nel censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI, trasformandosi da scenario quasi invisibile a simbolo diun paesaggiofragile. Capirne il funzionamento, il valore culturale e i rischi che corrono è il primo passo per immaginare un viaggio diverso in Puglia centrale, fatto di passi lenti più che di selfie veloci.
Cosa sono le Lame di Puglia e dove si trovano
Le Lame di Puglia sono depressioni naturali poco profonde, scavate dall’acqua nel tavolato calcareo della Puglia centrale. Immaginale come vallate allungate, con pendenze dolci e andamento sinuoso, che partono dall’altopiano delle Murge e accompagnano lentamente l’acqua verso il mare Adriatico.
A differenza delle più note gravine, che hanno pareti alte e ripide, le lame si presentano spesso come campi coltivati, sentieri erbosi, filari di ulivi e frutteti incastonati tra bassi versanti rocciosi. In alcuni casi i sistemi naturali superano i 40 chilometri, attraversando più comuni senza che chi viaggia in superficie percepisca davvero la continuità di questi solchi.
È proprio questa trama nascosta a spiegare perché, nell’estate 2026, le Lame di Puglia guidano la classifica provvisoria nazionale dei Luoghi del Cuore FAI: non un singolo monumento, ma un paesaggio diffuso che unisce entroterra murgiano e costa adriatica.
Paesaggi, attrazioni e l’esempio di Lama San Giorgio

Per chi ama i viaggi lenti, le Lame di Puglia sono un invito a uscire dalle rotte balneari più affollate e a scoprire un paesaggio agricolo e rupestre unico. Il caso più rappresentativo è Lama San Giorgio, che nasce nella Murgia barese, nei pressi dell’area archeologica di Monte Sannace, e scende fino all’Adriatico a Cala San Giorgio, nel territorio di Bari.
Lungo il suo percorso attraversa i comuni di Gioia del Colle, Sammichele di Bari, Turi, Casamassima, Rutigliano, Noicattaro e Triggiano, incontrando affioramenti dei calcari di Altamura e di Bari di età cretacica. Nei tratti meno urbanizzati si alternano macchia mediterranea, vigneti, oliveti, piccoli appezzamenti a cereali e tipici muri a secco.
Questi solchi funzionano anche come corridoi ecologici: tra campi e periferie urbane offrono riparo e vie di passaggio per la fauna locale. Da escursionista, camminare sul fondo di una lama significa seguire la stessa direttrice che l’acqua percorre da millenni, osservando da vicino il dialogo tra geologia, agricoltura e insediamenti umani.
Storia rupestre, masserie e tradizioni lungo i solchi
Le Lame di Puglia non raccontano solo la storia dell’acqua, ma anche quella delle comunità che le hanno abitate e percorse. Le pareti rocciose e le cavità naturali sono state sfruttate per secoli come rifugi, depositi, frantoi ipogei e luoghi di culto rupestri, spesso collegati da sentieri sul fondo della lama.
Qui trovi chiese scavate nella roccia, masserie fortificate, cisterne, torri di controllo e insediamenti agricoli che mostrano un uso del territorio strettamente legato alla disponibilità idrica e alla protezione offerta dalle incisioni. I muri a secco non hanno solo funzione di confine: aiutano a contenere il terreno, regolano i piccoli dislivelli, ma consentono comunque all’acqua di continuare a defluire.
Questo patrimonio diffuso non si concentra in un singolo sito monumentale, ma si allunga per chilometri coinvolgendo numerosi comuni della Puglia centrale. La candidatura ai Luoghi del Cuore FAI punta proprio a riconoscere le lame come un unico grande bene culturale e paesaggistico, frutto dell’intreccio tra ambiente carsico, agricoltura e spiritualità rupestre.
Perché le Lame rischiano di scomparire e come visitarle
Oggi le Lame di Puglia sono in cima alla classifica provvisoria dei Luoghi del Cuore 2026, ma il riconoscimento arriva in un momento delicato. cementificazione, espansione edilizia, infrastrutture e pratiche agricole poco attente possono restringere o interrompere il tracciato naturale, riducendo la capacità di drenaggio e aumentando il rischio idrogeologico per città e campagne.
L’abbandono di alcuni tratti favorisce l’accumulo di rifiuti e la scomparsa della vegetazione spontanea, spezzando anche i corridoi ecologici. La campagna FAI permette, oltre i 3.000 voti, di partecipare a bandi per progetti di tutela e valorizzazione, con contributi più consistenti per i primi tre classificati nazionali, ma tutto dipende dalla capacità dei territori di fare rete.
Per visitare le Lame di Puglia conviene affidarsi ad associazioni locali, guide ambientali o gruppi di trekking che conoscano accessi, proprietà private e tratti più integri. Gli itinerari a piedi o in bici tra Murge e Adriatico permettono di cogliere il carattere autentico di queste vallate, spesso invisibili da una strada statale ma fondamentali per comprendere il paesaggio pugliese.
