La città della liquirizia: radici, fabbriche storiche e sapori forti nel cuore della Calabria
Nel cuore della Calabria, una città custodisce una tradizione secolare legata alla liquirizia, tra radici, antiche fabbriche e lavorazioni tramandate da generazioni.
Arrivare a Rossano, oggi parte del comune di Corigliano-Rossano, significa entrare nel cuore della liquirizia calabrese, dove una radice apparentemente umile ha contribuito a modellare paesaggi, economie e memorie familiari. Qui la Glycyrrhiza glabra, che lungo la costa ionica trova terreni ideali, diventa il punto di partenza per leggere un territorio intero: dal lavoro nei campi alla trasformazione industriale, fino alla raffinata narrazione museale della famiglia Amarelli. Nelle sale dell’ex conciaria, la storia produttiva iniziata nel Settecento dialoga con vecchie macchine, archivi, scatole di latta e un estratto scuro dalprofumoinconfondibile. Ma basta alzare lo sguardo verso la collina per scoprire un’altra Rossano, quella del Codex Purpureus, delle chiese e dei vicoli antichi, dove l’eredità bizantina si intreccia con la nuova identità del comune ionico. Un itinerario lento permette di seguire il filo della liquirizia dalla terra al museo, e poi dal museo al centro storico.
Rossano, porta d’ingresso nel mondo della liquirizia calabrese

In Calabria la liquirizia non è soltanto una caramella nera, ma una pianta che da secoli affonda le sue radici lungo la fascia ionica. A Rossano, nel territorio di Corigliano-Rossano in provincia di Cosenza, la Glycyrrhiza glabra trova condizioni ideali e diventa il punto di partenza di una storia che unisce agricoltura, manifattura e memoria collettiva. Qui la radice viene estratta, trasformata, raccontata, diventando un vero simbolo identitario della costa ionica.
La città è uno dei luoghi chiave per capire come la liquirizia calabrese sia passata dalle raccolte spontanee alle produzioni organizzate, fino al riconoscimento DOP. Il nome Amarelli riassume tre secoli di lavoro sulla radice, ma Rossano offre anche molto altro: un centro storico in posizione panoramica, il celebre Codex Purpureus Rossanensis e un patrimonio di chiese e palazzi che allarga l’orizzonte oltre la sola specialità gastronomica.
Dalle radici al DOP: come nasce la liquirizia di Calabria a Rossano

Per capire davvero Rossano bisogna partire da sottoterra, dove si sviluppano radici e stoloni della Glycyrrhiza glabra. È lì che si concentra la glicirrizina, il composto responsabile del gusto dolce e intenso che distingue la vera liquirizia. Da queste radici, estratte lungo le aree costiere e selezionate con cura, prende forma una filiera che un tempo era soprattutto manuale e oggi è regolata da disciplinari e controlli rigorosi.
Il procedimento tradizionale prevede la triturazione della radice e l’estrazione in acqua delle sostanze solubili; il liquido viene poi concentrato fino a ottenere una massa scura, base di tronchetti, bastoncini, pastiglie ed estratti. Dietro un gesto semplice, come mettere in bocca un pezzetto di liquirizia, si nasconde una gestione precisa di tempi e temperature, affinata nei secoli. La Denominazione d’Origine Protetta “Liquirizia di Calabria DOP” tutela questo sapere, ricordando che non tutte le caramelle scure che troviamo sugli scaffali possono vantare lo stesso legame con la terra ionica.
La famiglia Amarelli e il museo della liquirizia: tre secoli di lavoro raccontati

A Rossano il cognome Amarelli è diventato sinonimo di liquirizia. La famiglia, presente in zona da secoli, organizzò la lavorazione della radice in forma protoindustriale già nel 1731, data che segna l’avvio della conciaria storica. Da allora, tra caldaie, essiccatoi, stampi e scatole metalliche, la pianta spontanea della costa si è trasformata in un prodotto esportato ben oltre i confini calabresi, costruendo un marchio riconoscibile e legato in modo stretto al territorio.
Il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, ospitato negli spazi collegati all’antico stabilimento, permette di seguire in modo concreto questa evoluzione. vecchi macchinari, archivi, registri di commercio, manifesti pubblicitari e confezioni d’epoca raccontano tre secoli di tecniche, gusti e strategie commerciali. Il percorso mette al centro anche le persone: raccoglitori di radici, addetti alla trasformazione, operai al confezionamento. Prima di partire, conviene verificare orari e modalità di visita direttamente sui canali ufficiali, perché si tratta di un museo vivo, intimamente collegato a un’attività produttiva ancora in funzione.
Oltre la liquirizia: Codex, centro storico e consigli per organizzare la visita
Un viaggio a Rossano non si esaurisce tra radici e scatole di latta. Il centro storico, arrampicato sulla collina con vista sullo Ionio, conserva vicoli, palazzi e chiese che raccontano una lunga stagione bizantina e mediterranea. Il tesoro più noto è il Codex Purpureus Rossanensis, manoscritto evangelico del VI secolo, custodito nel Museo Diocesano e del Codex e inserito dall’UNESCO nel programma Memoria del Mondo. Basta confrontare una radice di liquirizia con quelle pagine purpuree per capire la distanza, e al tempo stesso la continuità, delle storie che abitano lo stesso territorio.
Per organizzare la visita è consigliabile dedicare almeno una giornata intera a Corigliano-Rossano, prevedendo il museo della liquirizia in pianura e l’itinerario nel borgo alto. Meglio controllare in anticipo siti ufficiali, orari di apertura e eventuali prenotazioni sia per il Museo della Liquirizia sia per il Museo Diocesano. Rossano è raggiungibile in auto lungo la costa ionica calabrese, mentre chi viaggia in treno o autobus dovrà mettere in conto qualche spostamento locale per salire verso il centro antico e chiudere il viaggio con una passeggiata tra pietra, profumo di liquirizia e panorama sul mare.
