La Piana di Sibari: Corigliano-Rossano e la Sila greca
Mare, storia, cultura e produzioni agricole in una terra antica, tra mondo greco, normanno e bizantino.
Approfondimento a cura di Voicesearch.travel
Storia della Piana di Sibari
Di Sibari, fiorente colonia della Magna Grecia, i libri di storia antica parlano diffusamente esaltandone il lusso, la raffinatezza e il grado di progresso, poi annientati dalla furia di Crotone nel 510 a. C.
Dopo la fine di quella straordinaria ed elegante città, simbolo della “dolce vita” legata alla civiltà ellenica, altri popoli ne presero il posto, nel continuo divenire delle civiltà, tra cui anche quella romana.
Ampliando lo sguardo su un territorio più vasto, non c’è dubbio che la Piana di Sibari, città da cui l’intera area prende il nome, va declinata al presente (e soprattutto in chiave futura) come destinazione turistica d’eccellenza, nonché terra d’impresa, spesso al femminile.
Addossata sul versante ionico settentrionale della regione, tra il massiccio del Pollino (più a Nord) e quello della Sila (a circa 60 chilometri), la zona, storicamente nota anche come Sila greca, è punteggiata di borghi arroccati, antiche testimonianze religiose e insediamenti urbani, adagiati tra colline e parti boscate di alto pregio (alcune delle quali persino monumentali).
Davanti alla costa si staglia il Golfo di Corigliano da cui è possibile osservare, al di là del mare e sul versante opposto, cinto da imponenti rilievi, alcune città pugliesi, in particolare Gallipoli.
Il luogo, imbevuto di cultura greca, bizantina e normanna, si estende per oltre 340 chilometri quadrati intromettendosi fisicamente tra mare e montagne.
Quasi come un’intercapedine tra “roccia e acqua” la zona è del tutto peculiare, ad esempio per l’eccellente qualità dei prodotti della terra e per la purezza dell’aria.
Corigliano-Rossano: la recente fusione
Corigliano Rossano - la città più popolosa della piana, nata nel 2018 dalla fusione di due comuni contigui: Corigliano Calabro e Rossano, che conta circa 75.000 abitanti - è immersa in un territorio magnifico, ampio e preservato, la Piana di Sibari appunto, che è la più grande della Calabria.
L’itinerario del viaggio nella Calabria Sibaritica con Google Maps
Ripercorri su Voicesearch.travel le tappe del Viaggio nella Calabria Sibaritide a Corigliano-Rossano con le Google Maps, mediante le indicazioni, le recensioni e le foto dei luoghi visitati.
Arrivo alla sera a Corigliano-Rossano dopo circa sei ore di treno e diversi cambi. Discesa all’Aparthotel Codex e cena in loco con gli altri giornalisti. Vicina al mare e con doppia formula residence/hotel, la struttura si trova all’interno di un complesso più ampio che ospita anche un centro commerciale con tutti i servizi. Personale gentilissimo, pulizia, cortesia e qualità.
Le principali produzioni agricole della Piana riguardano gli agrumeti, l’olio d’oliva, la liquirizia e il riso.
1° giorno: l’antica fabbrica di liquirizia Amarelli e l’agrumeto sul mare

La giornata iniziale del viaggio - organizzato dalla nota giornalista ed editore Carmen Mancarella (che negli ultimi dieci anni ha fatto conoscere la Puglia al grande pubblico) insieme agli imprenditori Luigi Valentini e Pasquale Grimaldi - ha inizio con la visita all’azienda di produzione di liquirizia Amarelli, fra le più resilienti al mondo per longevità (nasce nel 1731), qualità e continuità tra generazioni.
Una realtà calabrese molto solida e senza fronzoli: sostanza e bontà al 100%.
Interessante e istruttivo è il museo (collocato all’interno della struttura produttiva) che racconta l’epopea di questa famiglia legata alla liquirizia, i cambiamenti del mondo commerciale nei secoli e le scelte imprenditoriali via via adottate (tra cui quella di concentrarsi sulla pianta della liquirizia solo come produttori, vendendo il vecchio latifondo e affidandosi ai fornitori per la materia prima).
Ripreso il pulmino visitiamo alcune coltivazioni di clementine che si stendono a perdita d’occhio fin quasi a lambire il mare. L’aria marina, frizzante e pungente, profuma di agrumi ravvivando il clima dicembrino piuttosto…inclemente!
Visitiamo a tal proposito la tenuta Casello Mascaro, seguita dalla signora Maria Pia Tamaro, originaria del Veneto e figlia di grandi imprenditori. In gioventù e per amore, Maria Pia lascia gli Stati Uniti e una probabile carriera diplomatica di alto livello per fondare la propria famiglia in Calabria e portare avanti una grande azienda insieme al marito, quest’ultimo di antica e nobile famiglia calabrese nonché ex Sindaco della città di Rossano. Oltre agli agrumi, all’olio ed altri prodotti, la tenuta ha anche un piacevole ristorante tipico (Casa Solares) e degli appartamenti molto curati per la villeggiatura.
Lasciata la tenuta dopo averne visitati gli impianti, percorriamo il lungomare di Rossano per avere un’idea del quadro che si può immaginare in estate, senza peraltro omettere di procedere a una sosta di dolcezze presso la pasticceria Toffee Otranto di Rossano. Ci vengono offerte una serie di prelibatezze natalizie locali, una più buona dell’altra.
Prima del rientro in hotel, stop alla vineria Stragolia di Davide Morrone che gestisce l’omonima azienda agricola. Ottimi vini, bianchi e rossi, accompagnati da assaggini per stuzzicare l’appetito.
Rientro in hotel e cena presso il Bistrot Dongiovanni, spettacolare locale in stile industrial-retrò. Lo scenario che si presenta al cliente è del tutto inatteso, ennesimo esempio di come, fuori dai grandi circuiti urbani, le sorprese, all’insegna della qualità e della originalità, sono letteralmente dietro l’angolo.
2° giorno: il Codex Purpureus Rossanensis

Il programma del secondo giorno è molto ricco. Lo apriamo con una conferenza-stampa insieme a Maria Salimbeni, vice Sindaco di Corigliano Rossano, attinente ai progetti turistici della città.
Proseguiamo il nostro viaggio nel tempo e nello spazio in direzione del museo che ospita, fra l’altro, il Codex Purpureus Rossanensis, patrimonio dell’Umanità Unesco, rarissimo esemplare del Vangelo secondo Luca e (in parte) di Marco, risalente al VI secolo e custodito a Rossano a partire dall’VIII secolo.
Ospitato in un palazzo della Diocesi di Rossano, il codice, composto da 188 fogli di pergamena, desta stupore e meraviglia per la sua unicità e modernità di tratti, illuminato da vividi colori. Evidentemente l’autore, o piuttosto l’artista, sembra essersi discostato dai canoni ieratici dell’arte bizantina per avvicinarsi a uno stile più personale, intimista, che colpisce profondamente il mondo emotivo dell’osservatore. Un vero incanto evocativo che meriterebbe un pubblico ben più vasto e attento alle testimonianze immortali del nostro mondo fideistico occidentale.
La tenuta Il Mulino, tra settecento e modernità

Dopo l’immersione sognante nel mondo medievale grazie al Codex, ci rechiamo alla tenuta “Il Mulino”, un borgo settecentesco circondato da cento ettari di terreno coltivato. Sulla tolda della nave c’è Anna Aversente che - nel solco e con affettuoso ricordo della figura paterna, già anch’egli imprenditore e benefattore - si occupa dell’azienda. Anna è un’imprenditrice di alto livello, colta. Con energia e dedizione persegue un’attività proteiforme, la quale comprende la ristorazione d’eccellenza, l’allevamento di bovini, la produzione di agrumi, i formaggi e le carni. Una donna calabrese di qualità, alla stregua di Maria Pia Tamaro. Donne schiette, efficienti, tutta sostanza. Bellissime persone e simbolo di speranza non solo per il territorio locale ma per l’Italia tutta. Pranzo di altaqualità presso il Relais settecentesco.
Il cinema Metropol a Corigliano-Rossano
Partenza per il centro moderno di Corigliano- Rossano dove scopriamo la realtà del cinema Metropol, straordinario polo d’attrazione sociale e culturale diretto da Isabella Cicero, una donna calabrese di grande energia e competenza, la quale, anche in questo caso seguendo in qualche modo un disegno paterno, mantiene viva e vitale, malgrado le difficoltà, un’attività creativa, composta da titoli di pellicole cinematografiche e spettacoli teatrali di ottimo livello, a beneficio dell’offerta culturale del territorio.
Poi ci concediamo un po’ di shopping, nell’elegante Galleria Benar che si trova proprio accanto al cinema. Qui convivono gioielli delle più prestigiose firme con complementi d’arredo classici e all’avanguardia.
Cena in albergo con prodotti tipici della zona e passeggiata notturna sul lungomare di Corigliano-Rossano per ascoltare il mare, vedere le strutture sulla spiaggia e farsi accarezzare dalla brezza leggera che spira nella notte.
3° giorno: Il castello ducale di Corigliano Calabro
La mattina la dedichiamo al castello di Corigliano Calabro, una fortezza risalente all'XI secolo, sita a Corigliano Calabro, oggi comune di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza.
Perla dell’alto Jonio cosentino, viene dichiarato monumento nazionale dal 1927 e oggi è un museo storico.
Il piano superiore del grande edificio viene utilizzato per mostre pittoriche, fotografiche, convegni, concerti e altri eventi.
Il castello, in vetta a un bellissimo borgo medievale, ha origini normanne essendo legato alla figura di Roberto il Guiscardo (Roberto d'Altavilla). Dopo circa un secolo e fino al 1616 la fortezza passò ai Sanseverino, destinati a diventare una delle famiglie più ricche e potenti del Regno di Napoli. Poi la roccaforte, che da presidio militare diveniva via via dimora nobiliare, vide nel tempo passare la famiglia Saluzzo e quella dei Compagna, la Curia e infine il Comune dopo un lungo restauro.
Gli ambienti visitabili del castello sono numerosi: tra questi la prigione del monaco, le cucine ottocentesche, la cappella di Sant'Agostino, la camera da letto del barone e della baronessa, il Salone degli Specchi, la sala da pranzo e il mastio, Quest’ultimo è l’emblema del castello e restituisce una immagine di solidità e potenza ai visitatori. Alcuni ambienti interni, specie il salone degli specchi, sono ideali per ospitare serate fastose e di cultura, grazie all’eleganza e alla raffinatezza dei finimenti che li contraddistinguono. Nella scoperta di questo luogo, incorniciato da panorami impagabili sulla piana di Sibari e sul mare, siamo presi per mano dalla giovane direttrice Agata Febbraro che, con grazia e dinamismo, ci racconta le vicende del maniero.
Lasciato il castello andiamo a visitare l’oleificio Geraci in Corigliano, splendida realtà circondata da uliveti. Giampiero, uno dei titolari, ci spiega un po’ il mondo delle olive e la loro lavorazione. Degustiamo in azienda un olio delicatissimo accompagnato da un light lunch a buffet, a cui partecipa anche l’amministratrice, Maria Pia Geraci, simpatica e sorridente, che è anche sorella di Giampiero. Un’altra donna di grandi responsabilità in azienda!
L’Abbazia di Santa Maria del Patire

L’ultima tappa, tra fede e arte, prevede la visita dell’Abbazia di Santa Maria del Patire. Fondata intorno al 1095, in epoca normanna divenne uno dei più ricchi e rinomati monasteri dell'Italia meridionale, attorniata da possedimenti estesi a perdita d’occhio. Oggi il luogo, situato a 602 metri sul livello del mare e immerso in splendidi boschi della Sila greca, sprigiona un fortissimo sentimento mistico che spinge al raccoglimento e all’introspezione. L'interno è diviso in tre navate con transetto non sporgente e con presbiterio concluso dalle tre absidi. Bellissimo il pavimento musivo della chiesa raffigurante animali mitologici trattidai bestiari medievali.
Cena “alla Bizantina” a Rossano, locale a base di prodotti tipici, tra cui l’immancabile “pipi e patate”, classico contorno a base di verdure tipico della cucina calabrese. Si tratta di una ricetta molto facile e veloce da realizzare che consente di realizzare un piatto salutare e soprattutto ricco di sapore. Per preparare “pipi e patate” servono solo tre semplicissimi ingredienti, facili da trovare e molto genuini: i peperoni, le patate e dell’ottimo olio extravergine d’oliva.
Conclusione del tour
La sera, poco prima di mezzanotte, partenza per Roma in pullman.
La Calabria è una gemma poco nota, ma invito le persone curiose e interessate a lasciarsi sorprendere e andarci (per tornarci). Sicuramente noi ci ripresenteremo in questi luoghi perché le cose da vedere sono tante, le persone sono squisite e operose, il cibo è di qualità altissima e i motivi di arricchimento storico-culturale sono infiniti. L’Italia un tempo era solo la Calabria. Da questo punto di vista le nostre radici più profonde probabilmente le ritroviamo qui, echi di identità mai veramente sopite, tra il blu dello Jonio e del Tirreno e i picchi della Sila, dell’Aspromonte e del Pollino.
