La Porziuncola di Assisi e l'amore di San Francesco
Agiografia, architettura e storia dell'Italia medievale in un ritratto del luogo che prima ancora degli altri ha segnato la svolta dogmatica del Santo Poverello
Di biografie su Francesco, prima che il capitolo generale di Narbona, nel 1263, ne ordinasse il riordinamento, se ne erano scritte molte. È proprio nel 1263, infatti, con la Legenda Maior di San Bonaventura, che si sunteggiano tutte le informazioni sparse su Francesco, le quali, a partire dal testamento scritto di suo pugno e dalle testimonianze dei confratelli, avevano dato vita, in tutta Europa, a tutta una serie di scritti riguardanti la sua vita, i miracoli, nonché il suo modo di intendere e vivere il corpo e la spiritualità. L’”uomo di Dio”, già in vita in odore di santità – fu proclamato santo nel 1228, a due anni dalla sua morte, costituendo, il suo, uno dei processi di canonizzazione più rapidi della storia –, aveva trascorso una vita austera, votata a Dio, in cui i pilastri della cristianità – la pietà, l’amore verso il prossimo, la condiscendenza, l’umiltà –, avevano trovato la loro massima espressione. In Francesco, il rapporto fra corpo e anima è una questione complicata: i digiuni, le stimmate, il desiderio del martirio, ma, al contempo, il corpo vissuto come mezzo attraverso cui compiere il proselito e il verbo, fanno da contrappunto a una spiritualità vissuta in modo parossistico, che definiremmo quasi un esicasmo, un avvicinamento totale a Dio, e finanche – sebbene trascorso spesso in solitudine –, vissuto sempre in comunione con i fratelli. Ma in Francesco la spiritualità, lungi dal costituirsi come una stasi eremitica, si presenta, al contrario, come un movimento continuo e imperituro: non possiamo infatti ascrivere Francesco alla classe degli anacoreti, dei cenobiti, né tantomeno degli eremiti; i viaggi in Italia, la venuta a Roma per l’approvazione della regola nel 1209, l’incontro con il sultano al-Kamel – spinto alla conversione –, i miracoli, sono tutti elementi che fanno pensare a un avvicinamento a Cristo non solo e unicamente nell’essenza e nel desiderio della sua imitatio, ma anche e soprattutto nell’azione evangelica di cui Gesù, in vita, si fece portavoce: la compassione verso gli ultimi, l’annuncio del Regno di Dio, l’insegnamento tramite parabole e i miracoli come segni tangibili della vicinanza divina, sono infatti elementi similari che costituiscono il ministero di Francesco in terra.
Cenni biografici e spirituali
Molto prima di diventare l’”uomo di Dio”, però, Francesco aveva abbracciato il secolo: nato Giovanni di Pietro di Bernardone, egli aveva partecipato alla guerra fra Assisi e Perugia, venendo fatto altresì prigioniero, aveva fatto parte di quella gioventù dorata di Assisi avvezza al divertimento e alla bella vita, e aveva intrapreso il mestiere di mercante, ereditato dal padre, Pietro di Bernardone. Non sono state ben chiarite le circostanze che portarono Francesco alla conversione; è certo che il suo crescente interesse verso i deboli e gli ultimi abbia giocato un ruolo fondamentale, così come la mancata volontà di farsi cavaliere e partire per la quarta Crociata.
Un incontro importante e decisivo è sicuramente quello con il lebbroso, una categoria di malati estremamente diffusa all’epoca e che in Francesco, prima della conversione, generava totale ripudio: l’incontro con il lebbroso – che egli bacia, abbraccia e al quale dà l’elemosina – è effettivamente l’incontro simbolico con Cristo, che lo mette alla prova; a questo crescente interesse verso la piena povertà e alla rinuncia dei beni terreni – Francesco, a posteriori della conversione, andava infatti in giro unicamente con una tunica, una cordicella e delle mutande –, e gli abitanti di Assisi e il padre, Bernardone, rispondono con aspro disappunto e si dicono scandalizzati; una volta, addirittura, “i suoi concittadini lo credettero un pazzo, lo coprirono di fango, di sassi, e d’insulti e accorsero con fischi quasi fosse un demente; e il servo di Dio, per nulla scosso tollerava ogni ingiuria. Intese il padre, Bernardone, quello schiamazzo, e seppe che era per suo figlio; accorse subito non già per difenderlo ma per finirlo. Dimentico di ogni pietà lo trascinò a casa, prima lo malmenò con strida e poi lo pose in catene”. Francesco, per tutta risposta alle pressioni paterne, che, nel 1206, decise di denunciarlo ai consoli della città per via del suo atteggiamento così renitente, “non sopportò indugi o esitazioni”, come ci ricorda Tommaso da Celano, “non aspettò né fece parole; ma immediatamente, depose tutti i vestiti e li restituì al padre, e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo ad egli: finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. È nel rapporto con il padre Bernardone, invero, che si condensa quella dicotomia fra il secolo e la spiritualità: l’attività mercantile, a posteriori del tentativo di partecipare alla quarta Crociata, viene totalmente abbandonata, in forza di una vita votata alla preghiera, alla mistica, e alla piena povertà evangelica; un giorno, addirittura, prima della denunzia ai consoli, inviato dal padre a Roma per vendere una partita di merce, il poverello d’Assisi distribuì tutto il ricavato ai poveri, spogliandosi inoltre delle belle vesti e scambiandole con quelle di un mendicante
In Francesco la conversione, dunque, come abbiamo avuto modo di constatare, lungi dal presentarsi come un tiepido avvicinamento alla vita cristiana, prende le sembianze di un totale incontro con Dio, il quale comunica direttamente con lui: Francesco sente la voce di Cristo, percepisce Gesù in ogni dove, si spoglia delle vesti del secolo, dorme all’interno di chiese diroccate, si getta nella neve o si fustiga quando avverte l’incedere della carne. Egli, nonostante l’austerità della sua scelta, raccoglie proseliti, e, ben presto, inizia a contornarsi di confratelli che desiderano abbracciare il suo modello di vita ispirato alla povertà evangelica e all’amore verso il prossimo, giungendo così, con l’approvazione orale della Regola da parte di papa Innocenzo III, alla fondazione dell’Ordine dei Frati minori nel 1209. Le case di Dio che, per ordine diretto di Cristo – il quale parla a Francesco attraverso la sua voce –, egli inizialmente riatterà, saranno la chiesa di san Damiano, di san Pietro e la Porziuncola, oggetto del nostro articolo.
La storia della Porziuncola e la 'casa madre' della spiritualità francescana
La “piccola porzione” – con riferimento al piccolo pezzo di terreno in cui è situata –, la Portiuncola, molto prima di divenire luogo d’elezione francescano, fa risalire la sua fondazione alla metà del IV secolo, forse, ad opera di alcuni monaci provenienti dalla Palestina; durante la prima metà del VI secolo, qui avrebbe dimorato san Benedetto da Norcia, il quale, insieme ai suoi monaci, ne avrebbe preso possesso. Ma, si sa, la Porziuncola deve la sua celebrità principalmente a san Francesco; fu infatti quest’ultima, dopo la chiesa di san Damiano e di san Pietro, la terza chiesa riedificata dal santo d’Assisi, e quella in cui, soprattutto, Francesco intese il messaggio di Cristo, cogliendo così il fulcro della sua vocazione, e, cioè, vivere secondo il Santo Vangelo. Questo è il luogo in cui Francesco infuse tutto il suo amore, la chiesa che, come ricorda Tommaso da Celano, “egli amava con particolare predilezione”; questo è ben evidente non solo per quanto concerne il progetto di riattarla, ma anche e soprattutto per il fatto che alla Porziuncola Francesco si fermava spesso a pregare e dove, per una delle prime volte, invitò i frati minori alla pace. Qui Francesco, nel 1205, all’età di 23 anni, fondò l’ordine Francescano, giungendo nel 1216 a consacrarla e a renderla teatro del cosiddetto Perdono d’Assisi, un’indulgenza plenaria – la remissione da tutti i peccati – concessa dalla chiesa cattolica a chiunque, fra il 1 e il 2 agosto, avesse visitato la Porziuncola e recitato il Padre Nostro e il Credo, avesse ricevuto il sacramento della confessione ed eseguito la comunione eucaristica
La Porziuncola diverrà altresì il luogo in cui santa Chiara, fuggita dalla casa paterna, si rifugerà in due tranches, abbracciando la piena povertà e convertendosi all’Ordine: entrambe le occasioni, occorse fra il 1211 e il 1212, ricadranno nei giorni della Domenica delle Palme, date in cui, secondo quanto riportano le fonti, santa Chiara fuggì dalla sua famiglia per rifugiarsi presso la Porziuncola e incontrare il santo d’Assisi; proprio nel 1211, durante la prima fuga, ella ricevette per la prima volta la tonsura e l’abito monastico.
L’architettura
La Porziuncola, ad oggi, è compresa all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli e i suoi interni, che ben richiamano l’etimologia – “piccola porzione” –, si presentano con un’unica aula con abside, sul cui sfondo svetta la pala d’altare del pittore trecentesco Ilario da Viterbo, raffigurante il tema del Perdono d’Assisi. La dimensione ridotta, 4 metri per 7, presenta tutt’ora le strutture trecentesche, comprendenti, nello specifico, il tetto in marmo bianco e rosa e la pavimentazione in cocciopesto. È nell’esterno, tuttavia, che prende vita l’anima della chiesetta; alla decorazione della controfacciata dell’abside – la Crocefissione firmata dal Perugino –, fanno da contrappunto gli affreschi della facciata d’ingresso, il cui tema, invero, ruota tutto intorno al tema del Perdono d’Assisi; a memoria dell’indulgenza, più scritte troneggiano sul portale d’ingresso, svettando fra la decorazione parietale di Friederich Overbeck in cui è raffigurato Francesco che chiede a Gesù e Maria la concessione dell’indulgenza plenaria
Il tema del Perdono d’Assisi, come detto, ritorna nelle scritte: hic locus sanctus est (questo luogo è santo); haec est porta vitae aeternae (questa è la porta della vita eterna); “la tua richiesta Francesco accolgo”, le parole che Gesù restituisce al santo dopo la richiesta “che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, tu, Signore, conceda ampio e generoso perdono”. A guardarla dall’esterno, la Porziuncola appare piuttosto sproporzionata, circostanza che trova la sua ragion d’essere nell’aggiunta della porta laterale risalente al XIX secolo, costruita ad hoc per permettere il flusso delle grandi masse di pellegrini; ritornando alla facciata, si segnalano una lanterna in stile gotico risalente al XIV secolo e una Virgo Lactans – Madonna del Latte – del XV. La Porziuncola rappresenta uno dei luoghi francescani di maggiore importanza: è un po’, se vogliamo azzardare, il luogo dell’infanzia spirituale di Francesco, lì dove egli ricevette per la prima volta il proposito di vivere secondo il Santo Vangelo, in cui accolse Chiara rifuggente dalla famiglia, e in cui, circostanza di maggior rilievo per l’Ordine, invitò i primi frati ad annunciare la pace.
